Calcio

Russia 2018: Putin, ultras e costi, tutte le sfide del Mondiale

La crisi diplomatica tra il Cremlino e la Gran Bretagna, i timori per la sicurezza e il ritorno dei miliardi spesi: ecco cosa c'è in gioco (titolo mondiale a parte)

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Giovanni Capuano

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In campo sarà un Mondiale grandi firme, alcune come Ronaldo e Messi all'ultima chance della carriera di lasciare il segno nella massima manifestazione del calcio, altre astri nascenti del pallone. Comunque vada, il 15 luglio a Mosca, stadio Luzniki di Mosca (sede della finalissima) sarà un successo sportivo come sempre succede alla fine del torneo che attira l'attenzione di miliardi di persone in tutto il mondo.

Ma la vera partita che si gioca intorno a Russia 2018 è un'altra, molto meno semplice da decifrare e il cui risultato non sarà necessariamente positivo. E' una sfida tutta geopolitica, diplomatica ed economica che incrocia i suoi destini con alcuni dei temi più caldi della grande politica internazionale di questo 2018

Nessuno, nemmeno Putin quando ha deciso che la Russia doveva ospitare l'edizione numero 21 del Mondiale, poteva immaginarne il carico di significati al di fuori del campo. Ora che il pallone si sta per mettere in movimento, però, il quadro è chiaro e propone alcune sfide che misureranno la riuscita o meno del mese calcistico più importante del quadriennio.

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I tifosi delle 32 squadre attese al Mondiale di Russia 2018 - 11 giugno 2018 – Credits: (Photo by Getty Images

Putin e la difficile sfida della diplomazia

La Russia si mette al centro del mondo nel momento più difficile. Ha incassato da poco l'appoggio del presidente degli Stati Uniti Trump, che punta al rientro nel G7, ma non si è ancora messa alle spalle la più aspra crisi diplomatica dell'era contemporanea. Il caso nato dall'avvelenamento dell'ex spia Skripal a Salisbury non ha ancora finito di far sentire i suoi effetti.

I rapporti con la Gran Bretagna e con buona parte del mondo occidentale restano ai minimi termini, tanto che nemmeno l'avvicinarsi del grande evento calcistico ha convinto i capi di Stato delle principali nazioni coinvolte a fare un passo verso Mosca. Anzi, la gara inaugurale tra Russia e Arabia Saudita sarà boicottata dalla maggior parte di loro: nessun big in tribuna a concedere al nemico Putin la passerella politica sognata.

Del resto molti di questi temi, a partire da quello centrale dell'intervento del Cremlino nelle vicende della guerra civile in Ucraina, non erano sul tavolo al momento dell'assegnazione da parte della Fifa con una scelta (insieme a quella del Qatar nel 2022) che ha provocato poi la valanga che ha travolto Blatter e il vecchio governo del pallone mondiale.

Cosa accadrà nel resto del torneo, andrà verificato col passare dei giorni e delle partite. Impossibile non sottolineare come alcuni dei leader europei più importanti abbiano di recente riavviato colloqui con Putin; pensare di non presentarsi a una finale con in campo la propria nazionale è complicato, ma le vie della diplomazia non hanno ancora compiuto il loro percorso.

Il conto economico di un Mondiale extralusso

Per presentarsi al mondo con il volto migliore, la Russia non ha badato a spese. Il conto finale potrebbe essere superiore ai 10 miliardi di euro di cui la metà spesi per sistemare gli stadi che ospiteranno il Mondiale e che coprono quasi per interno lo sterminato territorio russo.

Uno sforzo senza precedenti per lo Zar che cerca di ripetere il successo delle Olimpiadi invernali di Sochi 2014, biglietto da visita speso sia sul tavolo internazionale che in quello del consenso interno. 

Ad oggi non c'è certezza che l'organizzazione possa rientrare di costi sostenuti. E' accaduto raramente altrove e non è pensabile nemmeno all'ombra del Cremlino dove la parola d'ordine è stata fare la migliore figura possibile senza mostrare sbavature. La risposta dei tifosi stranieri fin qui è stata buona (il comitato organizzatore ha annunciato di aver venduto 2,5 milioni di biglietti), ma il traguardo del milione e mezzo di visitatori pare lontano malgrado le facilitazioni come la cancellazione della necessità di visto per raggiungere la Russia e soggiornarvi in concomitanza con le partite.

Sicurezza: il terrore degli hooligans russi

Le scene viste all'Europeo francese del 2016 con intere città tenute sotto scacco dagli ultras russi sono ancora ben vive nella mente dei tifosi di tutto il mondo. Cosa accadrà adesso che si va a casa loro? Nei mesi scorsi inchieste giornalistiche hanno svelato il grande rischio che Putin corre insieme al Mondiale: una sorta di regolamento di conti fatto di alleanze e rivalità con in gioco la leadership della violenza tra le frange estreme delle tifoserie più violente.

Putin non può permettersi che il Mondiale si trasformi in un gigantesco saloon (se non peggio) mostrando un lato debole della Russia. E deve, ovviamente, badare con attenzione anche ai fronti internazionali: minacce dell'Isis, preoccupazioni per il terrorismo interno legato alle tante crisi politiche cui la Russia è esposta.

Russia 2018 assomiglia a una polveriera pronta ad esplodere alla prima scintilla. Ma, al tempo stesso, è anche una meravigliosa occasione di festa come quasi sempre lo sono stati questi grandi avvenimenti. Solo il 15 luglio a luci dello stadio Luzniki spente si capirà se lo Zar avrà vinto o no la sua scommessa. La Fifa osserva e incrocia le dita.

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