Calcio

Milan fuori dalla Champions, via alla rivoluzione di Elliott e Gazidis

Leonardo lascia, Maldini in bilico e Gattuso a un passo dall'addio: come cambierà il club e la nuova filosofia dei giovani e delle plusvalenze

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Giovanni Capuano

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Il Milan resta senza Champions League e non bastano a Gattuso i 68 punti che rappresentano il record dell'era post-Allegri. Una delusione cocente, maturata in una notte in cui per 40 minuti complessivi i rossoneri sono stati aggrappati alla qualificazione europea che conta, illudendosi prima e disperandosi poi.

Niente Champions League con il suo carico di milioni, ma l'Europa League (senza preliminari) che dovrà ora essere difesa dalle possibili sanzioni della Uefa che dovrà mettere mano insieme al club al ginepraio dei conti ereditati da Berlusconi e mister Li, fuori controllo e fuori dai paletti del Fair Play Finanziario.

Un finale di stagione che accelera la rivoluzione firmata Gazidis, l'amministratore delegato pagato a peso d'oro (4 milioni lordi) e portato a Milanello da Elliott per rendere il Milan un club profittevole e dal valore aumentato prima di essere ceduto a un proprietario con progetto a lunga scadenza.

Via Leonardo e (forse) Maldini

Il primo effetto sono le dimissioni di Leonardo, entrato in rotta di collisione con Gazidis e sentitosi limitato nelle sue prerogative. Per i rossoneri significa mettere in mano il prossimo progetto sportivo al quarto manager negli tre anni, da Galliani a Campos - che arriverà dal Lilla per fare la poliitica dei giovani valorizzati - passando per Gancikoff e la coppia Fassone-Mirabelli.

Inutile sottolineare come in queste condizioni sia difficile dare continuità alle scelte, ma la situazione finanziaria del club e la volontà della proprietà impongono di avviare un disegno nuovo cancellando quanto accaduto la scorsa estate.

In due anni il Milan ha speso quasi 400 milioni sul mercato per raccogliere due quinti posti: troppo poco e la colpa principale è stata dei tanti errori dai quali nemmeno Leonardo è stato esente. Con lui può lasciare anche Maldini la cui presenza dentro il Milan è stata impalpabile. Che ruolo ha rivestito davvero? Quanto ha inciso? Può dire di aver fatto la gavetta per un anno, ma certamente anche dovesse restare non può immaginare per se stesso poteri e spazi maggiori.

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Rino Gattuso – Credits: ANSA/SERENA CAMPANINIENA CAMPANINI

Gattuso, non basta il record

Forse nemmeno la qualificazione in Champions avrebbe cambiato il destino della panchina, ma anche il futuro di Gattuso sembra segnato malgrado la stima di Gazidis che spesso lo ha difeso nei mesi difficili della dialettica interna con Leonardo. La sensazione è che serva un tecnico con un profilo diverso, più funzionale al progetto complessivo che prevede una squadra ancora più giovane di quella guidata in questa stagione e che spesso è scesa in campo con tanti ragazzi nati oltre il 1995.

Ci sono due passaggi delle parole finali dell'allenatore che segnano la distanza con il Milan. L'idea che serva "qualche innesto d'esperienza" sul mercato, in netta controtendenza con i piani della società, e le "troppe responsabilità" sentite in questi mesi vissuti - ha detto Rino - percependosi "allenatore e amministratore delegato".

Un frullatore che ha azzerato le chance Champions al termine di un campionato in cui per qualche settimana il Milan è stato anche terzo in classifica prima di perdere il derby e precipitare in una crisi da 5 punti in 7 giornate. Mentre dentro si discuteva di ruoli, poteri, scelte ed errori in una contrapposizione che non ha fatto il bene della squadra.

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