Calcio

Inter, Lazio e Napoli: 5 motivi per non snobbare l'Europa League

Scatta la corsa alla finale di Baku e i club italiani partono tra le favorite. A patto di non scansarsi come (troppo) spesso in passato

europa league Uefa

Giovanni Capuano

-

Non c'è la musichetta della Champions e nemmeno i milioni in palio della coppa maggiore, ma guai a snobbare la corsa all'Europa League che entra nella sua fase decisiva dopo il lungo preambolo di gironi spesso insulsi (anche se il Milan ci ha lasciato le penne a sorpresa). Inter, Lazio e Napoli in rigoroso ordine alfabetico sono pregate di non scansarsi perché mai come quest'anno la possibilità di arrivare a Baku a giocarsela è concreta.

Sarebbe un peccato mortale difficilmente perdonabile e l'esperienza recente dovrebbe aver insegnato che non c'è nulla da guadagnare, ma molto da perderci, a fare spallucce verso quella che un tempo era la Coppa Uefa considerata il giardino degli italiani e dal 1999 è un fortino inespugnabile.

Tutti i motivi per non snobbarla

Vale la pena allora rimetterli in fila i motivi per cui vale la pena non considerare l'Europa League una scocciatura o, nella migliore delle ipotesi, un allenamento scomodo in vista del fine settimana di campionato. Alcuni sono scontati, ma visti i precedenti è bene non omettere nulla:

1) Da ripetere allo sfinimento: l'Europa League vale a livello di ranking come la Champions League e, a parte l'interesse nazionale di mantenere blindato il quarto posto che vale le quattro squadre ai gironi di Champions, i nostri club hanno tutto l'interesse a scalare la classifica per società e a garantirsi futuri sorteggi più morbidi. Avete presente il girone di ferro dell'Inter dalla quarta fascia? Ecco. Spiegato il concetto.

2) L'Europa League non è ricca come la Champions League, ma vincerla non vale proprio un dito nell'occhio. Tradotto in soldoni, alzare la coppa può portare solo da qui a giugno 13,5 milioni di euro in premi e bonus, più la certezza della partecipazione alla Supercoppa Europea (minimo garantito 3,5) più il market pool televisivo.

Malcontati fanno una ventina di milioni per la seconda fase senza contabilizzare gli incassi da botteghino per sfide che diventano anche affascinanti. Alzi la mano chi può permettersi di considerarli insignificanti.

3) Se fa fatica la Juventus, figuriamoci le altre. In questo momento non c'è un club italiano al di fuori dei bianconeri che possa seriamente ambire ad alzare la Champions, quindi l'unica strada per portarsi a casa un trofeo internazionale è passare dall'Europa League. Che facciamo? Rinunciamo in partenza perché è poco nobile o ci proviamo anche noi?

4) Che poi è quello che hanno fatto con grande dignità (e soddisfazione) club del calibro di Atletico Madrid, Porto, Chelsea, Siviglia e Manchester United per restare solo all'ultimo decennio. Mica Pizzighettone e Sanremese (con tutto il rispetto). E non si ricordano musi imbronciati di Mourinho, Simeone, Lampard, Falcao e tanti altri al momento della premiazione. Anzi...

5) Last but not least: che senso ha pagare rose di 25 giocatori se poi li si autorizza a fare vacanza per metà della stagione? Nessuno. Appunto. Quindi prendere nota e pedalare nel senso agonistico e competitivo del termine.

Perchè poi il piagnisteo di fine anno non sarà accettato, non da parte di chi sarà andato a spasso per l'Europa a rimediare figuracce facendo solo finta di impegnarsi. Il riscatto del calcio italiano parte anche da questa competizione; non sarà il ristorante di lusso cui ci eravamo abituati, ma ogni tanto anche entrare in trattoria senza la puzza sotto il naso può dare la sua soddisfazione.

© Riproduzione Riservata

Commenti