Calcio

Crisi Milan, perché Gattuso non è l'uomo giusto per risollevare la stagione

Rossoneri in crisi profonda. Motivazioni, condizione scarsa e limiti tecnici: ecco tutto quello che non va e che Rino non sta riuscendo a guarire

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Giovanni Capuano

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Il Milan crolla a Verona e tocca, se possibile, il punto più basso di una stagione che sta prendendo una piega storica in negativo. La ricorrenza dice che solo nel 1981-1982 i rossoneri partirono, come oggi, perdento 7 delle prime 17 partite e quell'anno fu Serie B. Non è un tema d'attualità perché questo Milan non sta correndo per salvarsi e ha ancora i margini per acciuffare l'Europa di riserva.

Però quel dato basta per fotografare la profondità della crisi che neanche Gattuso è riuscito ad arrestare. E' vero che il tempo dal suo arrivo è troppo poco per emettere una sentenza, però porsi la domanda se Rino fosse la persona giusta per risollevare il Milan è lecito. Perché i suoi risultati sono stati scadenti, con una vittoria contro il Bologna, soffrendo, e un bilancio di un solo punto contro Benevento e Verona: le ultime due della classifica. E poi la figuraccia di Rijeka, seppure indolore per la qualificazione, da aggiungere come la qualificazione ai quarti di Coppa Italia proprio contro il Verona.

Dunque? E' valsa la pena cambiare Montella o no? L'esonero post-pareggio contro il Torino (27 novembre 2017) non ha prodotto la scossa attesa. Colpa della condizione fisica, è stato spiegato, di cali mentali impressionanti alle prime difficoltà e di evidenti problemi tecnici e tattici.

Tutti i numeri di Gattuso sulla panchina Milan

Il bilancio numerico dice 2 vittorie, un pareggio e 2 sconfitte con una media punti inferiore a quella complessiva di Montella (1,40 contro 1,71). Il Milan era settimo al momento dell'esonero ed è settimo adesso (insieme all'Atalanta) e il crollo della Sampdoria che ha fatto un punto nelle ultime 4 giornate ha paradossalmente dimezzato da 6 a 3 (sempre con i blucerchiati in debito del recupero con la Roma) il distacco dal sesto posto che vale l'Europa League.

E' aumentato il gap dalla zona Champions (da 11 a 14 sempre virtuali al ribasso), rimasta invariata la prolificità sotto porta (1,35 gol per gara) e peggiorata la tenuta difensiva, passata da 1,28 a 1,41 reti incassate a partita.

Il tutto rinnegando la difesa a tre che era stata la svolta imposta da Montella dopo il ko di Marassi senza, però, ottenere una decisa crescita con il modulo a quattro e mostrando preoccupanti limiti psicologici che proprio Gattuso avrebbe dovuto guarire anche per il carisma e la grinta che si porta dietro dopo una carriera straordinaria. Il trapianto non è riuscito.

Milan, la crisi della condizione fisica

Che il Milan oggi non sia ancora organizzato per giocare un calcio che piace a Gattuso è fisiologico; serve tempo. Che abbia continui black out quando affronta le prime difficoltà è preoccupante perché l'esperienza e la leadership in campo non dovrebbero mancare. Che si stia arrotando intorno agli stessi problemi è sotto gli occhi di tutti, tanto da mettere profondamente in discussione mercato e progetto tecnico di Mirabelli è sotto gli occhi di tutti.

La spiegazione? Gattuso ha evocato la preparazione fisica carente e i numeri in possesso evidentemente confortano questa sensazione. Di sicuro nelle 17 partite fin qui giocate in campionato i rossoneri sono usciti dal campo averndo corso più degli avversari solo in 4 occasioni, guarda caso le prime della stagione contro Crotone, Cagliari, Lazio e Udinese. Poi basta, sempre meno movimento e nemmeno il calcio di Gattuso ha invertito la tendenza.

La stagione si è lentamente trasformata in una transizione tra passato e futuro, reso incerto anche dalle questioni societarie. Gattuso merita rispetto per il coraggio e la chiarezza con cui ha affrontato la chiamata alle armi, ma dire che il suo primo Milan sia meglio dell'ultimo Milan di Montella oggi è impossibile, quindi la domanda se non fosse il caso di resistere col vecchio tecnico o se il profilo da cercare dovesse essere divero è legittima.

Alcuni segnali dicono che il rischio di una deriva fino a maggio è concreta, senza obiettivi e senza stimoli. A occhio questo è il momento più difficile, poi da febbraio l'Europa League potrebbe fare da sprone. Ma passare da figuraccia a figuraccia potrebbe essere troppo anche chi è stato chiamato per fare l'impresa della vita.

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