Faso: “Ecco la mia Major League”
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Faso: “Ecco la mia Major League”

Il bassista di Elio e le Storie Tese, appassionato e giocatore di baseball, conduce da quest'anno “Prima base”, un programma tv che racconta il fuori e dentro il campo del campionato più bello del mondo. L'intervista

“Siamo abituati a sport dove la palla dobbiamo metterla nella rete degli avversari per segnare punti. Nel baseball succede una cosa completamente diversa: la palla ce l'ha la difesa”. Comincia così uno dei tanti video divulgativi che Faso - “il giocatore di baseball con l’hobby di suonare il basso” come lo definisce Elio, il capobanda della band di fenomeni  Elio e le storie tese - mostrerà all'interno di “Prima base”, il programma in onda tutti i lunedì dalle 22 su Fox Sports 2. In questo contenitore, Faso racconterà la Major League proponendo la sintesi della partita più interessante della settimana e alcune rubriche che faranno la felicità degli appassionati della prima ora e pure dei neofiti. Parlerà spesso e volentieri anche con noi. Ecco la sintesi della prima chiacchierata.

L'anno scorso i Boston Red Sox sono tornati sul tetto del mondo per l'ottava volta nella loro storia. La maledizione di Babe Ruth ormai non fa più paura.
“E no, la maledizione è ormai esorcizzata per sempre. Si vede che è scaduta, andava consumata entro il 2004. Ora basta, sono sereni”.

Tutti (o quasi) d'accordo sulle favorite per il titolo 2014. A contenderselo saranno Los Angeles Dodgers, St. Louis Cardinals, Washington Nationals, Detroit Tigers, Texas Rangers e Tampa Bay Rays. Chi la spunterà?
“A me i pronostici sulle favorite mi fanno sempre tenerezza. Perché vengono regolarmente smentiti dai fatti. Quando giochi un campionato di 162 partite, che è pieno di imprevisti e di infortuni e pure di cali di prestazione senza spiegazione, può succedere di tutto. Ci sono giocatori che partono con medie battute strepitose e poi non vedono la palla per un mese e mezzo. Perché? Boh, chi può dirlo prima? Nessuno. Stessa cosa per i lanciatori. Magari iniziano a lanciare come demoni e poi vengono improvvisamente bombardati. Le uniche certezze puoi averle su alcune leggende, che sai che difficilmente sbaglieranno una stagione. Penso a Derek Jeter. Ci ha abituato a fare 4 errori nel corso di tutta la stagione, è improbabile che arrivi a farne 25. E cosa dire delle incognite dei rookie? Partono tra l'incertezza generale e alcuni di loro riescono a fare faville. Il baseball è bello per questo: è imprevedibile. Può accadere di tutto. Chi l'avrebbe mai detto che i Red Sox sarebbero riusciti ad annullare la maledizione del Bambino (ndr, Ruth)?. Il baseball non è come il calcio. Non è sempre vero che vince chi spende di più. O se non vince, è scemo”.

Tra tante incertezze, una conferma: anche quest'anno gli Yankees hanno speso fior di milioni per allestire una squadra all'altezza del loro blasone.
“Cosa si può dire di una franchigia che ha vinto così tanto? Sono una squadra eccezionale. Hanno sfornato super-mega campioni, hanno sempre avuto in campo leggende viventi. Certo, da loro tutti si aspettano sempre il massimo e la stampa newyorkese, che sicuramente è la più fetente di tutte, fa del suo meglio per metterli alle corde. Oltre a essere uno sport, il baseball è però anche un gioco. Non a caso le partite si chiamano baseball game. E in un gioco succede che qualcuno vince e qualcun altro perde. Anche se tutti si aspettavano un risultato diverso. Gli Yankees sono una squadra come tutte le altre, anche se dispone di budget spesso 5 volte superiori rispetto a quello della maggior parte delle avversarie non è detto che si trovi sempre tra le mani le pepite d'oro più sfavillanti. Il film con Brad Pitt, “Moneyball”, lo dimostra. Nel baseball ci sono valori che spesso sfuggono alla logica”.

L'opening day a Sydney. La MLB si guarda intorno e premia i Paesi che dimostrano di esserle vicino con lo spirito e, soprattutto, con i numeri. Presto o tardi sbarcherà anche in Europa?
“Mi piacerebbe tantissimo che capitasse in Italia. Anche se a dirla tutta sarei spaventato perché noi italiani non siamo tanto bravi a organizzare le cose e non mi riferisco alla Federbaseball, ma al Paese in sé. Temo una figuraccia. Non siamo all'altezza, non siamo capaci a organizzare grandi cose, almeno oggi. Il nostro mondo è poi popolato di gente amica che lavora, non di gente competente. Succederebbe sicuramente qualcosa di cui potremmo vergognarci. Perché gli americani al contrario sono pazzeschi. Negli Stati Uniti, alla fine dell'inno passano i jet sopra lo stadio. E io vado fuori di testa perché mi chiedo dove fossero fino a dieci secondi prima. Possiamo immaginare una cosa del genere dalle nostre parti? A metà inno, ci sarebbe un fischio nel microfono. Poi, finisce l'inno e gli aerei passano dopo tre minuti, perché per errore avevano prima sorvolato un altro stadio. Ecco, questo potrebbe essere uno scenario possibile. Ciò detto, ripeto, sarebbe bellissimo se prima o poi accadesse. Perché in Italia c'è in realtà un grande interesse al quale la stampa e la tv non danno il meritato risalto. Il baseball da noi non è una robetta. Ci sono tantissime squadre, tantissimi giocatori. Probabilmente ci sono più stadi da noi che nel resto d'Europa”.

Nel frattempo, pronti e via e Robinson Cano, l'uomo da 240 milioni di dollari dei Seattle Mariners, si è fatto male. Secondo le ultime notizie, potrebbe rimanere fuori un paio di mesi.
“Le gare dello spring training sono partite a tutti gli effetti. Corri, ti tuffi, scivoli. E capita che ti possa fare male. Ed è un casino. Mi è capitato nel mio umile baseball con un lanciatore fortissimo, che abbiamo perso per un mese e mezzo a causa di un'infiammazione al tendine d'Achille. Quando me lo disse, mi misi a piangere per la disperazione. Figuriamoci cosa avranno pensato a Seattle. Tuttavia, c'è il risvolto della medaglia. Perché la panchina di una franchigia di Mlb è colma di rookie appostati come puma che non aspettano altro di avere l'occasione per mettersi in mostra. E magari, zac, capita di trovare il giocatore meraviglioso che fa cose pazzesche. E' successo mille volte”.

Chris Colabello, bastone rovente della Nazionale azzurra al World Classic 2013 e astro nascente dei Minnesota Twins, ha firmato ieri sei punti (frutto di due doppi) contro i Chicago White Sox. Nell'attesa del ritorno nelle Major di Alex Liddi, l'Italia s'è desta.

“Sono contentissimo per questi giocatori che vestono la maglia dell'Italia, perché sono convinto che nel nostro baseball si annidino tantissimi bravi giocatori che potrebbero arrivare in Major. Anni fa parlai con Craig Stimac, ricevitore ex Major League che ha scritto pagine importanti del batti e corri di casa nostra. Mi disse che di ragazzi italiani che avessero le doti tecniche per giocare in Mlb ne aveva visti tanti, ma non sapeva quanti di loro avrebbero avuto la solidità mentale per giocare da quelle parti. Sei sempre in campo per allenarti e giocare, pochi avrebbero la costanza di fare una cosa del genere. Devi essere una macchina da guerra, non puoi permetterti passi falsi. Detto questo, non vedo l'ora di vederne altri. Speravo che Liddi giocasse di più negli spring training. Quando ha giocato, ha fatto benissimo”.

A proposito di Italia. E' stato presentato il campionato di vertice, che quest'anno vedrà al via 8 squadre divise in due gironi. L'obiettivo dichiarato è raggiungere quota 16 a stretto giro di posta. Succederà?
“Non voglio fare né il pessimista né l'ottimista. Faccio l'uomo con il grande punto di domanda sulla testa. Perché viviamo in un Paese mono-argomento. Come accendi la tv, vedi solo calcio e calcio. E quando non c'è il calcio, c'è il calciomercato. E se no c'è quest'ultimo, mostrano le immagini dei calciatori in vacanza, di cui a me non frega assolutamente nulla. E non dovrebbe fregare a nessuno con un minimo di cervello. Il vero problema sta tutto qui. Le società di baseball italiane, dalla mia piccolina (ndr, l'Ares di Milano) a quelle della Ibl che hanno spese almeno dieci volte superiori alle mie, devono trovare il modo di reperire fondi per sostenere tutto quanto. E quando gli sponsor vengono da te, ti dicono: 'Che bella questa cosa del baseball, che visibilità avete?'. E noi cosa possiamo rispondere?

“E' un momento difficile per tutti, per carità, e ci sono problemi ben peggiori. Sarebbe bello se una o più aziende decidessero di investire i loro denari sul baseball piuttosto che su uno striscione da sistemare in uno stadio di calcio. Ma non lo fa quasi nessuno. E c'è di più. Se dai alla gente la possibilità di appassionarsi al gioco, poi ritorna. Ma devi farglielo vedere bene. Quando vedi le riprese di una partita fatte dagli americani godi e sei felice. Non voglio fare il criticone, ma mi è capitato di vedere telecronache della Rai dove la telecamera brancolava nel buio. Se vedi uno spettacolo simile per la prima volta, difficile che ti venga la voglia di capirne di più. Tutto il discorso gira intorno al denaro. Se ce l'hai, puoi fare le cose nel modo migliore, altrimenti ti devi accontentare”.

Twitter: @dario_pelizzari

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