Suicidi Vip: il misterioso caso delle conigliette di Playboy
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Suicidi Vip: il misterioso caso delle conigliette di Playboy
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Suicidi Vip: il misterioso caso delle conigliette di Playboy

Eros e Thanatos: un connubio perfetto, che affonda nella storia e accende legami, connessioni, dietrologie...

Amore e morte vanno da sempre a braccetto. Le conigliette di Playboy, simbolo glam di fama e sensualità, incarnazione mitologica di erotismo chic e fascino proibito, assieme di culto e di massa, sono il perfetto connubio fra Eros e Thanatos.

In questi giorni prossimi alla primavera fioriscono ricostruzioni giornalistiche e televisive che cercano di trovare un filo conduttore a tante morti sospette. Incidenti d'auto, voli nel vuoto, colpi d’arma da fuoco, suicidi mai chiariti: non si contano le conigliette che hanno trovato una fine tragica, ammantata di mistero.

L’ultima è stata Cassandra Lynn, lo scorso gennaio, ritrovata nella vasca da bagno in seguito a un’overdose. Stessa fine di Anna Nicole Smith, suicida per il grande classico cocktail di alcool e barbiturici. Come Marilyn Monroe, anche lei modella per Playboy, ritrovata morta nella sua camera d'albergo strafatta di psicofarmaci.

Secondo una delle leggende metropolitane più in voga, dietro queste morti ci sarebbe addirittura la Cia. Che si servirebbe delle conigliette come spie inconsapevoli condizionandole per portarle al suicidio una volta non più necessarie.

Le teorie del complotto sono sempre suggestive e hanno il pregio di spiegare con una teoria unificante gli effetti di qualcosa di molto più complesso, come l’animo umano, incapace di trovare soddisfazione anche se coccolato da fama e denaro. Il successo non basta. E, anzi, quel miraggio di mondanità, che per molti e molte è come la luce verde al di là del pontile, per il Grande Gatsby un baluginìo che arretra mano a mano, costringendoci a beccheggiare come barche in balìa della corrente, è alla base di tante vite spezzate.

Lo stilema letterario del patto col diavolo per emergere ha una base reale nel fatto che il successo, quando non inteso come il participio passato del verbo succedere, non basta conquistarlo, bisogna saperlo gestire. È come nel Risiko, per chi ci gioca, o nella dottrina militare. Vincere l’Afghanistan in guerra, non è difficile. Il difficile è avere un apparato umano in grado di occuparlo e gestirne la transizione democratica. Gli eccessi della vita di spettacolo, i continui andirivieni, i soldi, le scocciature, lo stress, le ambizioni, gli entourage di parassiti, portano spesso alla dissoluzione.

Vendere l’anima al diavolo può suonare allettante. Personalmente, non ci penserei due volte. Ma ha effettivamente il suo costo.

Le playmate che muoiono come mosche, oltre ad essere una categoria sotto i riflettori, che induce quindi alla speculazione statistica con più romanticismo rispetto alle categorie delle casalinghe o delle segretarie, sono molto banalmente spinte agli eccessi più di quanto molte di loro non possano sopportare. È il bello e il brutto di quelle vite, l’essere frequentemente destinate a finire male.

Pensare a queste donne, che immaginiamo sempre nude, travolte da una morte violenta per colpa di una maledizione è il modo più semplice e affascinante per appagare il nostro bisogno di morbosità. Sesso e morte, un connubio perfetto. Per libri, film, tragedie teatrali. E per miti contemporanei come Playboy e le sue playmate. Che, proprio quando trovano la morte, dopo aver incarnato i nostri più ambiziosi desideri, diventano immortali.

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