Francesco Canino

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Buon compleanno Renzo Arbore! Se c’è un personaggio allergico alle celebrazioni è proprio lo showman foggiano – lo ha ribadito in questi giorni agli amici e lo ha detto lui stesso intervistato al Tg1 - ma gli 80 anni sono un traguardo così speciale che proprio non può passare inosservato. Soprattutto se ti chiami Arbore e da più di cinquant’anni surfi sulle onde del successo, rigorosamente con uno sguardo laterale, distaccato, quello di chi non si prende mai troppo sul serio. Nato a Foggia il 24 giugno del 1937, passano i decenni ma Arbore resta sempre Arbore, ovvero l’eterno innovatore che sa tenersi stretta la sua dote rara: riuscire ad essere sempre contemporaneo (molto più di tanti giovani artisti) e spesso avanguardistico.

Gli 80 anni di Renzo Arbore

Tutto è cominciato quasi per caso, con l’arrivo a Roma a bordo di una 500 targata Foggia, “nel bagagliaio il plaid messicano che la Fiat vendeva come optional”, come ha raccontato più volte. Entrò in Rai per concorso come maestro programmatore. Era il 1964 e ancora non sapeva che avrebbe incontrato Gianni Boncompagni, con il quale pochi mesi dopo avrebbe formato una “coppia magica”, di quelle destinate a lasciare il segno, o meglio, il graffio rivoluzionario.

“La radio pareva destinata a soccombere alla tv. Noi vi portammo l’improvvisazione. Il motto di Gianni era: “Si può fare”. E scoprimmo i giovani, i teenagers”. Con Bandiera Gialla prima e Alto Gradimento poi, cambiano il linguaggio, spingono l’acceleratore (in parte forse inconsapevolmente) e trovano formule poi destinate a diventare di moda, come il talk show.  

Il re dell’“altra televisione”

Il passaggio dalla radio alla tv è quasi inevitabile. Sempre nel solco dell’improvvisazione – del resto è un finissimo cultore del jazz – e della leggerezza. Tutto sempre apparentemente casuale, invece alla base di tutto c’è l’estro geniale, l’intuizione che non ti aspetti. La leggerezza, l’apparente disimpegno e il cazzeggio, vanno maneggiati con cura: Arbore lo sa bene e non lascia niente al caso, come ne L’altra domenica, rivoluzionario contenitore domenicale di Rai 2 (1976), dove mescola volti noti a personaggi emergenti come le giovanissime Isabella Rossellini e Milly Carlucci.

Battisti, Benigni e Carlucci, tutti i personaggi lanciati

Del resto vuole molto talento nel riconoscere il talento altrui. Arbore riesce anche in questo ed è una dote che tutti gli hanno sempre riconosciuto e basta dare una rapida occhiata alla variegatissima lista delle future star che ha lanciato negli ultimi trent’anni per avere una conferma. Si comincia con Lucio Battisti, che fece esordire a Bandiera Gialla, e si arriva a Roberto Benigni, che vuole anche nel suo film, Il Pap’occhio. “Sono fiero di aver portato in Rai le donne parlanti: Isabella Rossellini, Milly Carlucci, Stella Pende, una giovanissima Irene Bignardi. E poi Marisa Laurito, Simona Marchini, Silvia Annichiarico”, racconta soddisfatto.

Da Quelli della notte a Indietro tutta

La portata dell’estro “arboriano” sta tutto in due titoli stracult, Quelli della notte e Indietro tutta: a distanza di trent’anni sono ancora lì, nell’immaginario collettivo, spesso imitati ma sempre con scarsissimo successo. Nella primavera del 1985 Quelli della Notte divenne una mania collettiva. “Agnelli ci invitò a Villar Perosa, Pertini al Quirinale. C’era anche Craxi, arrabbiato con il presidente della Rai Zavoli: dopo Mike, Berlusconi aveva portato via pure Pippo Baudo e la Carrà”, spiegò Arbore.

Surreale e un po’ cialtrona, la banda di Arbore tiene svegli milioni di italiani fino a tarda notte, perché nessuno vuole perdersi le incursioni e i tormentoni di Nina Frassica, Maria Laurito, Maurizio Ferrini e ancora Massimo Catalano, Gegè Telesforo, Simona Marchini, Mario Marenco e Andy Luotto. Nel 1987 esplodono poi i tormentoni di Indietro tutta, satira graffiante della tv commerciale, da Cacao Meravigliao a Sì, la vita è tutto un quiz, attualissimi ancora oggi.

Le donne e gli amici 

Eterno scapolo, non si è mai sposato ma ha collezionato flirt e grandi amori. “Ho avuto meno di mille donne ma più di cento”, raccontò ironico ad Aldo Cazzullo, in un’intervista al Corriere della Sera. Gabriella Ferri, Vanna Brosio e Mara Venier le sue fidanzate più celebri, con un unico amore grandissimo, quello per Mariangela Melato. “È stato il grande errore della mia vita non sposarla. Mia madre mi aveva già preparato i documenti”.

Tra i grandi amici, quelli di sempre, Gianni Boncompagni, morto appena qualche mese fa, Nino Frassica, Gegè Telesforo e Pippo Baudo a proposito del quale racconta spesso un episodio, legato al loro incontro con Padre Pio. “Andai a trovarlo più volte, ma finì sempre male. Gli chiedevano se dovevo fare l’avvocato o l’artista, e lui che non voleva essere trattato da indovino rispondeva: “Facisse ‘cchi vole!”. Un giorno gli portai Pippo Baudo. E lui ci mise alla porta. Padre Pio chiese a Pippo se fosse venuto per fede o per curiosità. Lui fu sincero: per curiosità. “E allora ve ne potete ire!” rispose il santo”.

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