Natura e cultura a confronto nell'epistemologia del pelo pubico
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Natura e cultura a confronto nell'epistemologia del pelo pubico
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Natura e cultura a confronto nell'epistemologia del pelo pubico

Il nuovo estremismo femminista invoca il ritorno alla "natura" sotto la gonna, ma è proprio necessario?

Meglio “Ti raserò l’aiuola quando torni da scuola” o “Ti hanno visto alzare la sottana, la sottana fino al pelo. Che nero!”?

Sicuramente sia i versi di Grignani che quelli di Dalla sono meglio di “Ce l’ho pelosa/affanculo agli stereotipi sulle riviste/ce l’ho pelosa/affanculo quelle acide delle estetiste”, molto più espliciti e volgari, canticchiati in un video su YouTube da Diana Del Bufalo.

Scuola Amici, presto eliminata dalla competizione, la Del Bufalo si è prontamente riciclata in chiave comica, arruolata dalla Gialappa’s in Mai dire Amici, ha poi debuttato al cinema in Matrimonio a Parigi accanto a Massimo Boldi.

Tempo fa si era fatta conoscere con un’altra canzoncina provocatoria, in cui, senza peli sulla lingua (non letteralmente), inneggiava alla “voglia di cazzo” della protagonista Delfina. Adesso ha dato vita a quello che molti annunciano (secondo me a sproposito), come il nuovo tormentone dell’estate. Sono tempi virali e per chi abbia un po’ di popolarità da spendere il modo migliore per promuoversi è gettarsi nell’amatoriale produzione di video brevi, nella speranza che diventino tormentoni.

Questo particolare tentativo di hit invita le donne a ribellarsi alla depilazione con frasi tipo “la natura è bella perché è sincera”, un inno politicamente corretto, fintamente sbarazzino, con cui cavalcare l’onda di una specie di femminismo che fa dell’incuria il suo cavallo di battaglia. Come se tutti noi non fossimo sanamente interessati a piacere agli altri. Come se non fosse da sani di mente il fatto di impegnarsi per essere più attraenti.

Come se la frase “la natura è bella perché è sincera” avesse davvero un benché minimo senso. La natura, di cui peraltro siamo parte integrante, è tante cose: brutale, indifferente, contraddittoria, mimetica, in evoluzione. Ma non sincera.

La seduzione è in natura una faccenda di inganni colossali, un mix di pistilli, afrori, piume e danze. Parlare di sincerità non vuol dire niente, è solo il tentativo di fare pensare alle donne quanto questa ragazzina canterina stia dalla parte “giusta” con il suo fintamente anticonvenzionale richiamo della foresta, e farle sentire in difetto per la loro banale convenzionalità. La Del Bufalo viene presentata come un’originale e coraggiosa combattente per la libertà. In realtà, di baggianate da hippy ne vengono tirate fuori ogni giorno, e la retorica del pelo non pelo è vecchia come il cucco. Naturalmente ammantata di una stomachevole aurea di etica, quando si tratta, fortunatamente, di estetica.

Depilarsi/non depilarsi non ha minimamente a che fare con il conflitto tra i generi, o con la crudeltà del mondo occidentale. Gli standard estetici si evolvono, nel tempo e nello spazio. Il concetto di “bello” cambia e attiene a mode, usi e costumi che si originano dall’epoca in cui viviamo. Quindi, oggi, dal Mercato. La cura del corpo è un riflesso del benessere. Decidere, in base alle proprie influenze e ai propri gusti, mutevoli e modulabili, come portare i capelli, o come vestirsi sono alcune delle grandi libertà, pur condizionate, di cui possiamo godere.

Anche i peli pubici hanno a che fare con questo. Pelo, non pelo, disegnini, non sono in contraddizione fra loro, sono scelte alternabili e piacevoli. E, tanto per la cronaca, agli uomini il pelo non dispiace affatto, come il non pelo, del resto.

Sia le donne, che gli uomini, sono meglio di come vengono dipinti in stucchevoli articoli di commento alla canzoncina della Del Bufalo. La cui retorica buonista è l’unica cosa veramente frutto di una moda non solo disgustosa, ma addirittura pericolosa.

Sono le battaglie ideologiche come questa che dicono alle persone come dovrebbero sentirsi bene che irrigidiscono i nostri rapporti di genere costringendo la presunte fazioni a sentirsi in dovere di sventolare bandiere di libertà che libertà non sono, ma semplicemente vessilli di marketing.

Per fortuna, a parte dare un po’ di risalto mediatico a questa professionista della provocazione, i risultati non ci saranno. Quest’estate non vedremo un rigoglioso fiorire di peluria emergere dai bikini. Le donne continueranno a depilarsi, perché a loro piace piacere agli uomini più di quanto amino conformarsi a nuovi stereotipi fintamente antagonisti. E un conto è una controllata pinetina, un conto un’ intricatissima jungla. La stessa Del Bufalo, nonostante quel che canta, è altamente improbabile, non essendo una disadattata, che non si prenda cura delle sue parti intime, certo più simili a un boschetto, un giardinetto o a un’aiuola che a una foresta.

Anche se non è da escludere che, se il tormentone non si dovesse affermare, potrebbe tentare di ravvivarlo con una fotina su Instagram a riprova dell’artefatta sincerità della sua natura.

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