Il Quarto Potere di Silvio Berlusconi
Il Quarto Potere di Silvio Berlusconi
Società

Il Quarto Potere di Silvio Berlusconi

L'epopea dell'ex Premier potrebbe diventare un film... Da Oscar

Per ora sembrano solo rumors. Il film in ipotesi è solo una fantasia alimentata da questi giorni di enfasi giudiziaria. Ma i bookmakers irlandesi di Paddy Power non hanno dubbi: se si facesse un film biografico su Berlusconi, il Cavaliere avrebbe il volto di Jack Nicholson, quotato 8 volte la posta scommessa. Gli altri papabili sarebbero Dustin Hoffman,Robert De NiroeHarvey Keitel, che lo seguono a 9. Scorrendo la lista i nomi proposti diventano via via più suggestivi e improbabili: Arnold Schwarzenegger, dato a 10, Berlsuconi in persona dato a 67, ritenuto un più probabile interprete di se stesso rispetto a Jackie Chan, dato a 150.

Il materiale sicuramente c’è. E i tentativi, anche italiani, di formalizzare la straripante vita di Silvio Berlusconi, ci sono già stati. Da Il Caimano di Nanni Moretti a Silvio Forever di Roberto Faenza.

È probabile che il fenomeno Berlusconi sia troppo italiano per essere sviscerato appieno dal cinema a stelle e strisce. Eppure, in un certo senso, la grandezza del personaggio verrebbe restituita con maggior prepotenza se interpretato dall’ex Governator che da qualche attore nostrano in salsa caricaturale. La notizia si è diffusa oggi e si sono sprecati i commenti sui social network: chi giustamente ironizzava sul fatto che in Italia ci toccherebbe Crozza, chi pretendeva che Danny De Vito sarebbe fisicamente più somigliante.

Comunque la si pensi politicamente, questi vent’anni sono stati, anche esteticamente, gli anni di Berlusconi. E i paragoni di questi giorni, che lo vogliono in scacco per evasione fiscale come Al Capone, non tengono conto della stessa mitologia che i suoi stessi detrattori hanno creato, dimenticando di notare che, cinematograficamente parlando, un personaggio come Al Capone, sarebbe in verità il suo stalliere.

Dalla corte di sostenitori e amici, fra cui spiccano personaggi farseschi come Apicella, alle amicizie importanti come quella con Vladimir Putin, il personaggio di Silvio Berlusconi è il più “larger than life” che sia mai stato indago nella contemporaneità. E i modi in cui, a seconda delle convinzioni personali o delle sensibilità artistiche, si potrebbe rappresentarlo, sono pressoché infiniti: da Presidente del consiglio a evasore fiscale, passando per tutto il resto.

Silvio, l’immortale, ancora oggi, a quasi 80 anni, arringa le folle sotto la sua abitazione romana dimostrando un’energia sconosciuta ai suoi coetanei, ma anche ai suoi più giovani imitatori. Al di là del bene e del male, quella di Berlusconi, non è “una” storia epica. È LA storia epica per eccellenza.

Un film su di lui dovrebbe esserne all’altezza.

Il regista Paolo Sorrentino, autore de Il Divo, capolavoro premiato a Cannes, è riuscito a catturare Andreotti, tanto da restituire alla sua misteriosa figura, un volto umano, e regalargli alcune scene commoventemente intime, come quella in cui, interpretato dal superbo Toni Servillo, siede sul divano di casa, accanto all’amata moglie e guarda in televisione Renato Zero cantare I migliori anni della nostra vita. Lo stesso Sorrentino aveva avanzato l’ipotesi di cimentarsi con un film su Berlusconi. E non è detto che non lo faccia mai.

Purtroppo, il vero guaio della produzione artistica di questo Paese è che lo schieramento ideologico tende ad offuscare la prospettiva artistica, e con rare eccezioni, spinge gli artisti

 spinge a fossilizzarsi su tentativi apologetici o diffamatori senza concentrarsi sulla qualità della messa in scena.

Non è un problema etico, ma estetico.

Personalmente, temo che un biopic su Berlusconi, se affidato alle mani sbagliate di certe produzioni ideologizzate si trasformerebbe nell’ennesimo “misunderstanding” cinematografico sulla sua vita. Un atto d’accusa o di difesa che servirebbe solo ad alimentare contrapposizioni e ad asserragliare gli schieramenti, senza offrire nulla di bello da guardare agli spettatori. Il mio interesse per un’opera su B. non ha alcuna ragione politica.

Il mio interesse è puramente narrativo. Da anni coltivo l’ambizione di scrivere la biografia romanzata di Berlusconi, ma mi cimenterei nell’impresa solo a patto che nessuna inferenza ideologica possa direzionarne la messa in scena artistica. Purtroppo, specie in Italia, esistono forti resistenze a considerare i prodotti culturali unicamente da un punto di vista qualitativo. Si cerca di sempre di vederci qualcosa di morale. Sul piano della scrittura, non sono pochi gli scrittori che considerano scrivere, e fare politica, la stessa cosa.

In base a quest’ottica tutto quello che resterebbe di un eventuale romanzo sarebbe la domanda: da che parte si schiera? Parlare bene o male di Berlusconi, diventerebbe l’unica alternativa, per avere almeno una fazione dalla propria parte. Ed è questa logica pesante, questa visione della letteratura o della cinematografia engagè che depotenzierebbe questo lavoro fino a farne un manifesto elettorale.

Eppure, niente mi toglie dalla testa che, in Italia o all’estero, a breve o a lungo termine, se un grande artista riuscisse a superare una visione militante, e girasse un film, scrivesse un romanzo o producesse una serie tv su Berlusconi, avrebbe tutti gli elementi a disposizione per regalarci un capolavoro immortale degno di Quarto Potere.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti