Scienza

La nutrizione è la prima terapia

Chi subisce un interventi chirurgico dovrebbe sottoporsi a diete particolari in grado di limitare i rischi post-operatori e assicurare degenze più corte

Una dieta insufficiente può comportare un aumento della degenza per complicanze, fino a superare i 15 giorni di ospedale – Credits: Getty Images 

Negli ultimi anni si assiste a un interessante aumento di interesse alla nutrizione da parte dei chirurghi. Accanto agli studi classici su come trovare una dieta che soddisfi il giusto fabbisogno calorico e proteico, emergono così nuove ricerche sugli effetti di un supplemento nutrizionale per pazienti oncologici candidati ad affrontare un intervento chirurgico. Questo campo di studi, conosciuto come “farmaconutrizione” o “immunonoutrizione” o “terapia nutrizionale”, ha come suo scopo principale quello di contrastare la naturale alterazione dell’assorbimento di nutrienti nel paziente sottoposto ad uno stress chirurgico per rendere l’organismo più resistente, evitare complicanze infettive e non, diminuire la degenza ospedaliera.

In particolare, due recenti articoli scientifici pubblicati sul Journal of Parenteral and Enteral Nutrition si concentrano sull’evidenza clinica dei risultati delle terapie nutrizionali e sulle raccomandazioni di un panel di esperti internazionali.  Concludono che una dieta pre e post-operatoria costituita prevalentemente da tre sostanze, grassi omega tre, arginina, e acidi nucleici, ha effetti positivi sui pazienti sottoposti a chirurgia oncologica colorettale e non solo.

Gli omega tre si trovano in alimenti quali il salmone, l’arginina è un aminoacido e si forma nell’organismo da un  “cugino” (Citrullina) presente nel cocomero e gli acidi nucleici in questione sono prevalentemente costituiti da RNA.

Per fare un esempio concreto, il chirurgo che opererà un dato paziente potrebbe prescrivere una bevanda a base di queste sostanze per cinque-sette giorni e consigliare il paziente sul tipo di dieta prima e dopo l’intervento.

Quello che colpisce di tali risultati è il fatto che allo stato attuale piuttosto raramente un paziente oncologico venga avvertito della possibilità di beneficiare di particolari accorgimenti nutrizionali. Non solo in centri ospedalieri del Paese piuttosto importanti tali diete non vengono applicate, ma i medici non informano il paziente della possibilità di aumentare le difese immunitarie e diminuire il rischio di complicanze nutrendosi in maniera adeguata: tralasciando il problema della rimborsabilità da parte del Sistema Sanitario Nazionale, ogni paziente dovrebbe essere debitamente informato così da poter scegliere liberamente se seguire o meno tali indicazioni.

Secondo Francesco di Marzo, Dirigente Medico del reparto di chirurgia generale dell’Ospedale di Pontremoli, uno di quei medici che applica questo tipo di terapie nutrizionali, esiste ormai una solida evidenza scientifica su come gli effetti metabolici di un supplemento nella dieta di  omega tre, arginina e acidi nucleici riducano le complicanze post-operatorie  in caso  di interventi per tumore al rene, colon retto, stomaco, pancreas, testa e collo. Il problema, secondo Di Marzo, è economico più che di principio: queste diete vengono applicate “a macchia di leopardo” benché corroborate da determinati lavori di ricerca. Di fatto però la loro mancata applicazione ha effetti economici ben peggiori, tanto che recentemente lo stesso Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Fabrizio Oleari, ha dichiarato che il problema delle infezioni ospedaliere comporta una mortalità troppo alta e costi troppo elevati per il Servizio sanitario nazionale. Per esempio, secondo dati Adi-Sinpe un paziente su 3 è malnutrito o a rischio malnutrizione, e non meno di 2 ricoverati su 10 peggiorano il loro stato durante il ricovero. Uno stato di malnutrizione può pesare sul bilancio ospedaliero con costi che possono superare i 10.000 euro per paziente se si considera anche il prolungamento dei tempi di degenza.

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