Dieta

Il digiuno protegge dal cancro

Una dieta povera di calorie aiuta le terapie antitumori

dieta ipocalorica

Il digiuno ha insospettabili virtù. Non solo (secondo gli ultimi studi su gli animali) renderebbe più longevi, ma nei malati di tumore sembra avere la capacità di proteggere l’organismo dagli effetti tossici della chemioterapia e di rendere le cellule maligne più vulnerabili ai farmaci chemioterapici.
È l’ipotesi alla base di uno studio condotto all’Università di Genova da Alessio Nencioni, ricercatore in Medicina Interna il cui progetto è finanziato dalla Fondazione Veronesi (che quest’anno festeggia i suoi primi 10 anni). «Quello che ci prepariamo a fare, insieme al collega Valter Longo che da anni lavora in California, è verificare i vantaggi derivanti da uno specifico regime dietetico disegnato per “mimare” il digiuno nei pazienti oncologici anziani sottoposti a chemioterapia» spiega Nencioni. In risposta al digiuno o a una dieta specifica estremamente impoverita, i tessuti del corpo vanno incontro a una sorta di letargo che li protegge dalla tossicità di alcuni farmaci.«Questo è molto chiaro in studi su modelli animali, nell’uomo la sperimentazione è appena iniziata» dice Nencioni. «Ma i primi risultati indicano che anche gli esseri umani possono beneficiare fortemente di questo tipo di trattamento».

La sperimentazione dell’Università di Genova (un regime dietetico appositamente studiato per i pazienti da abbinarsi alla chemio) sarà condotta su venti donne sopra i 65 anni con tumore al seno: è una neoplasia frequente dopo quell’età, ed è importante studiare gli effetti delle terapie oncologiche sugli anziani perché sono la popolazione che si ammala di più di tumore, è più sensibile agli effetti indesiderati della chemio ma è più trascurata negli studi clinici.
Gli effetti tossici più comuni della chemio sono la nausea e i disturbi gastrointestinali, il senso di stanchezza, i disturbi cognitivi e della sensibilità, la soppressione delle difese immunitarie. «Il digiuno, oltre a proteggere le cellule sane, renderebbe più vulnerabili alla chemioterapia quelle maligne, perché queste non sono in grado di adattarsi in modo così efficiente alla privazione di nutrienti come le cellule normali» precisa Nencioni. «Le pazienti verranno arruolate in questo studio a partire dalla seconda metà del 2013, e nel giro di poco tempo valuteremo l’efficacia di questa strategia contro il tumore».

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