Sanificazione, le imprese di pulizia a Conte: senza di noi non c'è «Fase 2»
(Ansa)
Sanificazione, le imprese di pulizia a Conte: senza di noi non c'è «Fase 2»
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Sanificazione, le imprese di pulizia a Conte: senza di noi non c'è «Fase 2»

Senza la sanificazione, il rientro dall'emergenza Covid-19 non avverrà mai. L'Anip chiede al governo di far parte della task force. E più protezioni per i suoi 470mila addetti

«La 'Fase 2» per uscire dall'emergenza Covid-19 deve coincidere con una massiccia opera di sanificazione, in tutti i contesti. Però il governo, finora, non ha presentato alcun piano strutturale, nessun coordinamento. E ci sorprende anche non ci sia nessun interlocutore che rappresenti il nostro settore nella task force della ripartenza creata da Palazzo Chigi". A chiedere più attenzione al governo Conte, e con forza, è Lorenzo Mattioli, presidente di Anip, l'Associazione nazionale delle imprese di pulizia e servizi integrati di Confindustria.

Proprio dalla sanificazione, in effetti, dovrà inevitabilmente prendere le mosse l'indispensabile Fase 2, ovverosia la ripartenza dell'Italia. Non solo perché la sanificazione (l'operazione di pulizia che elimina batteri e virus da ambienti e superfici) è fondamentale per la difesa della salute, ma soprattutto perché è il presupposto stesso della ripresa dell'economia e del ritorno alla vita com'era prima della pandemia. "Grazie alle imprese del nostro comparto" dice Mattioli "è già in corso il più grande intervento d'igiene, pulizia e sanificazione in Italia: il nostro settore viene continuamente definito 'strategico', e lo dimostra anche l'incentivo del credito d'imposta inserito nel decreto 'Cura italia'".

Con la Fase 2, sottolinea Mattioli, "dovremo prendere un autobus, un treno, una metropolitana, entrare in banca, negli aeroporti, negli uffici pubblici e negli ospedali: ma sarà possibile farlo in sicurezza soltanto se immagineremo di convivere con questo virus anche fuori dall'emergenza".

Per questo l'Anip oggi chiede al governo di battere un colpo: "Chi controllerà se ambienti e persone saranno in condizione d'igiene e salubrità, e quindi adatti per circolare e lavorare in sicurezza? Da parte nostra" spiega Mattioli "c'è la piena volontà di aiutare il Paese e di collaborare con le istituzioni, ma chiediamo maggiore tutela per i nostri lavoratori, cui vanno assicurati i dispositivi di protezione individuale. E chiediamo anche di essere direttamente coinvolti per una maggiore presa di coscienza sull'importanza dei servizi in Italia, l'unico grande cantiere in grado di far ripartire l'Italia da subito".

Anip rappresenta un settore con 35mila imprese, per un fatturato di 21 miliardi di euro e un numero di addetti superiore ai 470mila, al 70% donne e giovani al loro primo impiego. "Oggi" protesta Mattioli "i nostri addetti sono tutti in prima linea per combattere l'epidemia, come il personale sanitario, ma per loro sembra non valere il protocollo per la sicurezza dei lavoratori, che pure è stato firmato pochi giorni fa. E non esiste un canale di approvvigionamento per dotarci di mascherine sicure, di camici, di guanti".

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