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Anaïs Nin e Henry Miller. Un sodalizio, un dollaro a pagina, sessanta volumi

Anaïs Nin e Henry Miller. Un sodalizio, un dollaro a pagina, sessanta volumi

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Ha undici anni quando comincia. Apre un quaderno. Scrive. Da quel momento non smette più.

A Parigi, nell’appartamento di Louveciennes, Anaïs Nin ha ventotto anni, un marito banchiere e un diario che nessuno vede. Non è un confessionale – è un laboratorio. Lì costruisce sé stessa: le relazioni che vuole avere, il linguaggio con cui vuole stare al mondo. In un’epoca in cui alle donne si concede di scrivere lettere e ricette, lei accumula in segreto sessanta volumi manoscritti sulla propria vita interiore.

Henry Miller arriva nell’autunno del 1931 – americano rumoroso, squattrinato, con un romanzo che nessun editore vuole toccare. Anaïs lo legge e capisce subito che quell’uomo scrive con il corpo, con la rabbia, con una libertà che lei ha sempre cercato. Nasce un’amicizia letteraria feroce e fertile. Lui le porta i manoscritti di quello che diventerà Tropico del Cancro. Lei li legge con la precisione di chi sa già cosa manca, annota, risponde. Si scrivono lettere quasi ogni giorno – centinaia di pagine che sono insieme critica letteraria, confessione e sfida. Miller le riconosce un talento che molti intorno a lei fingono di non vedere. Lei gli restituisce una direzione quando lui si perde. È uno dei sodalizi più fecondi del Novecento, e anche uno dei più scomodi: due scrittori che si leggono davvero, senza sconti.

Nel 1932 un collezionista anonimo le commissiona racconti erotici – un dollaro a pagina, niente poesia. Lei scrive. E trasforma il genere: porta nei testi la stessa precisione psicologica del diario, lo stesso sguardo sul desiderio come territorio dell’identità. Il collezionista vuole meno poesia. Lei ne mette di più. Quei testi circoleranno per decenni in forma clandestina prima di diventare Delta di Venere.

Quando alla fine degli anni Sessanta pubblica il diario, il mondo si aspetta uno scandalo. Trova altro: una donna che si mette al centro della propria storia senza scusarsi, che osserva il desiderio, l’identità, gli uomini intorno a sé con una precisione che nessuno aveva ancora messo sulla pagina. Miller lo capisce prima degli altri. Le riconosce qualcosa che lui non aveva mai dovuto guadagnarsi.

Sessanta volumi. Un territorio che non esisteva, finché lei non ha cominciato a scriverlo.

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