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Madonna incorona Sabrina Carpenter: il pop come passaggio di potere

Madonna incorona Sabrina Carpenter: il pop come passaggio di potere

Il duetto con Sabrina Carpenter a Coachella è stato l’investitura della possibile erede di un modello di pop fondato sul controllo dell’immagine

C’è qualcosa di profondamente teatrale nel modo in cui Madonna sceglie di tornare sempre in scena. Non entra mai semplicemente nel presente: lo occupa. Lo piega alla propria narrazione. Anche adesso, a 67 anni, mentre annuncia un nuovo album concepito come il secondo capitolo ideale di Confessions on a Dance Floor, il disco che nel 2005 trasformò la nostalgia della disco music in un manifesto futurista e vendette oltre 12 milioni di copie nel mondo, Madonna non sta solo pubblicando un album. Sta costruendo il proprio ultimo grande atto di potere.

Perché il punto non è la nostalgia. Non è il revival. Madonna non è mai stata interessata a guardare indietro se non per riscrivere il presente. E infatti questo nuovo progetto, materializzatosi anche in un duetto con Sabrina Carpenter nel brano Bring Your Love, sembra avere una funzione precisa: chiudere il cerchio del suo regno pop scegliendo personalmente chi dovrà raccoglierne l’eredità.

L’operazione è perfettamente madonniana. Nessuna ritirata silenziosa, nessun tramonto discreto. Madonna vuole restare protagonista fino all’ultimo secondo utile, ottenere un altro trionfo in classifica, riaffermare il proprio dominio simbolico sulla cultura pop e, contemporaneamente, indicare la nuova regina. Come se il passaggio di consegne dovesse necessariamente avvenire sotto il suo controllo.

Non è un caso che la prescelta sembri essere proprio Sabrina Carpenter. Il loro duetto al Coachella Festival, due settimane fa, non è stato percepito soltanto come un incontro tra generazioni diverse del pop: aveva il sapore di un’investitura. Una scena quasi rituale. La connessione tra Madonna e Sabrina Carpenter (rispettivamente 67 e 26 anni) non è soltanto musicale. Certo, entrambe lavorano su un pop fortemente melodico, seduttivo, costruito per essere immediatamente riconoscibile. Ma la vera affinità è più profonda e riguarda il modo in cui concepiscono la celebrità.
Madonna è stata la prima artista pop ad avere capito davvero che il successo non dipendeva soltanto dalle canzoni. Negli anni Ottanta e Novanta ha trasformato il corpo, la moda, la religione, la sessualità e perfino lo scandalo in materiali artistici. Ogni sua epoca era un personaggio nuovo. Ogni album era un manifesto estetico e politico. Non si limitava a cantare il cambiamento: lo incarnava.

Da Like a Prayer a Erotica, da Ray of Light a Confessions on a Dance Floor, Madonna ha imposto l’idea che una popstar potesse essere contemporaneamente imprenditrice di sé stessa, regista della propria immagine e detonatore culturale. È stata la prima a comprendere che nel pop il controllo della narrazione conta quanto la musica.
Sabrina Carpenter eredita esattamente questa intuizione, ma la traduce nella grammatica del presente. Dove Madonna sfidava frontalmente il sistema, Sabrina preferisce il gioco ambiguo dell’ironia. Dove Madonna scandalizzava usando simboli religiosi o sessuali come strumenti di rottura, Sabrina lavora con un’estetica più leggera, apparentemente innocua, ma perfettamente calibrata per il tempo dei social network. La Carpenter usa una femminilità molto costruita, lingerie rétro, estetica da pin-up contemporanea, doppi sensi, ammiccamenti, ma sempre filtrata attraverso il linguaggio della cultura digitale. Non cerca di distruggere i codici pop: li manipola dall’interno.

Ed è qui che il legame con Madonna diventa evidente. Entrambe hanno capito che il pop non è semplicemente musica, ma gestione del desiderio collettivo. Le grandi popstar non vendono soltanto canzoni: vendono identità, immaginari, possibilità di interpretazione. Madonna lo ha fatto inventando continuamente nuove versioni di sé stessa. Sabrina Carpenter lo fa attraverso un linguaggio perfettamente contemporaneo, in cui meme, estetica vintage, sensualità e vulnerabilità convivono dentro una narrazione studiata nei minimi dettagli.
In questo senso il possibile “passaggio dello scettro” non riguarda soltanto il successo commerciale. Riguarda una precisa idea di potere pop. Madonna sembra riconoscere in Sabrina Carpenter una qualità rarissima: la capacità di dirigere la propria immagine invece di subirla.

Ed è probabilmente questo il vero tema del nuovo album di Madonna. Non la malinconia del tempo che passa, ma il tentativo di controllare ancora una volta il racconto finale. Trasformare persino il proprio tramonto in un evento spettacolare. Scegliere personalmente il volto del futuro. Perché lei sa che nel pop sopravvive soltanto chi riesce a governare la narrazione della propria trasformazione. E forse il gesto più rivoluzionario, oggi, non è dimostrare di essere eterna. Ma decidere chi dovrà esserlo dopo di te.

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