Milano è...
Milano è...
Panorama d’Italia 2016

Milano è...

Da Armani a Veronesi, da Baresi a Trussardi, in occasione di Panorama d'Italia a Milano abbiamo chiesto a 40 grandi personaggi il parere sulla città

Dal 16 al 22 ottobre Milano ospita Panorama d'Italia in una settimana di grandi eventi che abbracciano cultura, arte, cibo, politica, musica, letteratura, lavoro, eccellenze d'impresa. Oltre 50 appuntamenti in 7 giorni ricchissimi di personalità che daranno il loro contributo alla "tappa delle tappe" del tour del nostro settimanale.

- LEGGI QUI TUTTI GLI APPUNTAMENTI E COME ISCRIVERTI PER PARTECIPARE

Per l'occasione, sul numero di Panorama in edicola da giovedì 13 ottobre, abbiamo chiesto a 40 personalità nate a Milano o che dalla città sono state adottate, di esprimere un loro parere sul capoluogo lombardo. Ecco cosa ci hanno detto...

(post in aggiornamento)

GIORGIO ARMANI, stilista - Il senso del futuro è qui

Lo stilista Giorgio Armani ALAIN JOCARD/AFP/Getty Images

Quando arrivi a Milano, e cammini per le sue strade, e assorbi questa specie di fretta, questo dinamismo, una sensazione ti prende subito: il senso del futuro, che si affaccia tra le memorie del passato senza timore di esserne sopraffatto. Perché è una città che cresce, cambia, si reinventa mantenendo però le sue radici. Ha il pensiero del fare, che è una sfida al tempo e alle possibilità.

Anche per questo Milano non è una città facile, che lascia correre, ma chiede molto sapendo di poter contare su quello che ritengo sia una valore prezioso: la disponibilità delle persone. L’esempio più recente è stato l’Expo, che ha avuto un avvio lentissimo e l’opposizione ostinata di chi per principio dice no e crede che le grandi opere siano impossibili. Ma a Milano, quando la volontà è sostenuta dalle capacità organizzative, si può realizzare anche quello che sembra un progetto estremo. Trovare il proprio percorso tra questi contrasti è il segreto dell’essere milanese. L’ho capito diventandolo, io che con la mia famiglia da Piacenza mi sono trasferito qui a diciott’anni, nel momento coraggioso della Ricostruzione e ho scelto Milano per vivere, per lavorare e per trovare una strada creata momento dopo momento. Per essere Armani.

FRANCO BARESI, calciatore - Tra Milano e il Milan

franco-baresi Il calciatore Franco Baresi Olycom

Accogliente, dinamica e ambiziosa, si pone sullo stesso livello delle migliori città europee per la cultura e per i servizi che offre. Mi ha accolto quando giovanissimo arrivai da Travagliato e mi ha dato tanto. Una metropoli internazionale che ha saputo mantenere una dimensione umana. Una realtà di cui il Milan è uno dei simboli, conosciuto in tutto il mondo: c’è tanto Milan in Milano e tanta Milano nel Milan.

CARLO BARLOCCO, presidente Samsung Italia - Idee nuove e all'avanguardia

carlo-barlocco Carlo Barlocco, ad di Samsung Italia Olycom

Per me rappresenta la città in senso assoluto. A Milano e alle occasioni che mi ha sempre offerto devo la mia crescita come uomo e come professionista. A Milano la mia carriera è iniziata e proseguita: una città che offre tantissime opportunità, dove si vive una sfida costante e si respira la sana competizione che spinge a pensare e fare sempre meglio, con idee nuove e all’avanguardia. Come nel settore tecnologico: l’inventiva e l’evoluzione continua rendono Milano una guida per tutta l’Italia. È questa la città che mi accoglie al Samsung District ogni mattina, permettendomi di contribuire al cambiamento, all’innovazione, a realizzare imprese uniche.

ROBERTO BOLLE, ballerino - La "mia" Scala è unica al mondo

Nato a Casale Monferrato, sono arrivato a Milano a 11 anni e per tutta la mia adolescenza l’idea della città ha coinciso con gli spazi della Scala. Trascorrendo in teatro tutta la mia giornata, ho imparato a conoscerne ogni anfratto e ogni rumore. La Scala e l’Accademia sono state la mia tana per moltissimi anni. Piano piano, ho familiarizzato con le zone limitrofe partendo da Brera e poi via via allargandomi. Milano è una città rigorosa, ospitale, piena di angoli fascinosi e segreti. Qui chiunque può trovare la sua dimensione, anche sotto traccia e per me che sono riservato è un plus non da poco.

Le voglio bene: anche per questo ho partecipato entusiasticamente alla realizzazione del documentario Milano 2015, ideale prosecuzione di quel bellissimo omaggio che le fece Ermanno Olmi nel 1983. Qui per la prima volta mi sono cimentato nei panni di regista e ho voluto raccontare quello che per me ha rappresentato questa città, la possibilità dell’eccellenza, attraverso il mondo che meglio conosco, la Scala, con i suoi spazi e le persone che la rendono unica nel mondo.

CLAUDIO BORDIGNON, fondatore di Molmed - Il luogo delle nuove sfide

Claudio Bordignon, presidente e a.d. di Molmed

Milano per me è un po' New York, e New York è un po’ Milano: negli anni ’90 hanno insieme forgiato il mio percorso umano e scientifico con la loro comune dimensione cosmopolita e le occasioni professionali. Con il tempo Milano ha prevalso, è diventata un hub di eccellenze scientifiche. Grazie al San Raffaele ho realizzato i primi esperimenti di terapia genica sull’uomo. Poi, con il sostegno di alcuni dei maggiori imprenditori italiani e milanesi, ho affrontato con successo una sfida ancora più impegnativa: tradurre la ricerca in innovazione, seguendo un approccio imprenditoriale con MolMed, un’eccellenza nella terapia genica e cellulare. Milano per me è stata ed è il luogo delle nuove sfide e delle nuove opportunità.

MARIO BOTTA, architetto - Attenzione alle spinte speculative

botta Mario Botta, architetto Olycom

Milano è un motore per la Lombardia e il Sud Europa. È la città che più risente della cultura mediterranea malgrado sia all’interno: è un grande bacino di utenza culturale. Però è un po’ sola a trainare e tutta questa spinta è in balia di speculazioni industriali, edilizie, politiche. È frenata cioè dalla complessità del luogo. I suoi punti di forza, moda e design, sono capricciosi, così finché dura il lusso, dura anche Milano, ma se la crisi si accentuerà anche Milano avrà delle conseguenze negative.

JAMES BRADBURNE, direttore della Pinacoteca di Brera - Tra cultura e micro-culture

panorama-ditalia-milano-james-bradburne-direttore-pinacoteca-brera James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera MATTEO ROSSETTI

Per quanto mi sforzi, anche dopo un anno vissuto a Milano, non posso proprio separare la «mia Milano» dalla Pinacoteca e dalla biblioteca di Brera. Ma anche fuori dal museo, nel raggio di dieci minuti a piedi dal mio ufficio, trovo luoghi che mi sono entrati nel cuore: Demetra, una libreria che vende volumi dedicati agli artisti contemporanei; Crespi, lo storico negozio che vende tele, pennelli e altri materiali per artisti; il bar Jamaica, con il miglior Negroni della città; e poi luoghi simbolici per la grande cultura e il lusso: il Piccolo Teatro Strehler; la Scala, il Poldi Pezzoli; via Montenapoleone. Milano ha un patrimonio culturale enorme, di cui Brera è senz’altro una parte importante. Ma c’è dell’altro: e la capacità di sostenere un buon numero di micro-culture dinamiche anche nell’ambito della moda, del design e della musica fa di Milano l’unica vera metropoli d’Italia.

NICCOLÒ BRANCA, presidente e ad Fratelli Branca - Crisi e rinascita senza mai perdersi

Niccolò Branca, presidente e ad Fratelli Branca

Branca.it

Milano è profondamente affine allo spirito che ci muove. Amiamo questa città che ha attraversato momenti di crisi e rinascita senza perdere l’opportunità di rinnovarsi, mantenendo sempre la propria identità. Come il nostro stabilimento storico: in via Resegone da ben più di un secolo è una parte fondante del tessuto urbano. Siamo davvero molto grati alla città che ci ospita. Il restauro della Torre Branca, il Museo Branca trasformato in uno spazio aperto al pubblico, il restyling ipercolorato della ciminiera della fabbrica, sono alcuni gesti con cui continuiamo a manifestare questa gratitudine.

SVEVA CASATI MODIGNANI, scrittrice - Ma a Stendhal non piacerebbe più

casati-modignani La scrittrice Sveva Casati Modignani Silvia Morara

Milano è la mia città e io la amo nonostante tutto. Ho imparato ad amarla fin da quando la mamma mi cantava antiche nenie. Crescendo, ho apprezzato l’accoglienza discreta, lo stile sobrio della sua eleganza, i bei palazzi nobiliari che spesso affiancavano le modeste case di ringhiera, perché ricchi, operai, artigiani vivevano a gomito a gomito e frequentavano le stesse viuzze dove il dialetto accomunava i colti e il popolo. Milano era una madre avvolgente che scaldava il cuore. Poi è cambiata. Da una parte, la città della ricchezza con le vie tirate a lustro. Dall’altra, le strade squallide preda del degrado. Due secoli fa, a Milano soggiornò un insigne scrittore francese che si chiamava Henri Beyle, noto con lo pseudonimo di Stendhal. A Parigi dettò l’epitaffio che ancora si legge sulla sua tomba a Montmartre: «Marie-Henri Beyle, milanese». Dubito che la Milano di oggi gli avrebbe ispirato un identico senso di appartenenza. Nonostante tutto, continuo ad amare la mia città, non per come è adesso, ma per come era fino a pochi decenni fa.

GIULIO CAPELLINI, designer - Intensamente raffinata e colta

panorama-ditalia-milano-giulio-cappellini-designer Il designer Giulio Cappellini GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images

Una città piena di sorprese, da scoprire dall’alto e dal basso o guardando nei suoi verdi cortili nascosti dietro importanti cancelli. Camminando per strada si ha la percezione di una città dalle architetture serie e rigorose mentre dall’alto si scoprono splendidi giardini pensili e terrazzi. Vi si avvicendano sempre piu le etnie e le culture più diverse e questo la rende contemporanea ed interessante. È bella, vivace, proiettata al domani e piena di energia. La sua cultura poco gridata la rende interessante ed intensamente raffinata e colta.

MANFREDI CATELLA, immobiliarista - Progetti internazionali internazionali con grande dinamismo

panorama-ditalia-milano-james-bradburne-direttore-pinacoteca-brera Manfredi Catella, immobiliarista Olycom

Milano oggi è il cuore economico e culturale d’Italia, città fondamentale per il nostro Paese, in grado di dare vita a un gioco di squadra con governo, enti locali, investitori e partner che hanno analizzato, disegnato e ricreato il territorio. La città ha riscoperto un dinamismo che la vede capace di attrarre capitali strategici e realizzare progetti internazionali, da Porta Nuova a CityLife, dalla Fondazione Prada al nuovo progetto Fondazione Feltrinelli. Credo che possa essere un riferimento per un’Italia sempre più attrattiva.

ELENA CATTANEO, biologa - La ricerca è ottima ma si deve fare sistema con il resto del Paese

La senatrice e biologa Elena Cattaneo ANSA/ Claudio Onorati

Milano è la città dove ho iniziato a coltivare la passione per la scienza. È la città dove ho scelto di tornare, dopo un periodo trascorso al Mit di Boston e all’Università di Lund in Svezia e dove ho incontrato persone valide, appassionate, con cui ho costruito il laboratorio alla Statale di Milano. Qui c’è un’ottima ricerca, nonostante continui tentativi di delegittimare la libera ricerca e la cultura. Milano ha una tradizione di centri di eccellenza in grado di competere a livello internazionale, nonostante le scarse risorse. Mi auguro che questa città faccia sempre più sistema con il resto del Paese. La ricerca e l’innovazione possono rendere il Paese competitivo e, chi fa da traino, deve pretendere libertà e garantire accesso alle idee per tutti.

MAURIZIO CATTELAN, artista - Di notte in bicicletta

panorama-ditalia-milano-maurizio-cattelan Maurizio Cattelan, artista Olycom

È cresciuto un senso di appartenenza: chiunque, anche il giornalaio sotto casa, vuole aderire al cambiamento. Per me Milano è da scoprire di notte, quando attraverso il centro in bicicletta e allungo la strada per passare da piazza Duomo. In quel silenzio, con la Cattedrale che si staglia nel buio e il vuoto intorno, mi sento a casa. Se dovessi esprimere un desiderio per la città, vorrei che trovassimo il nostro lato napoletano, più che quello svizzero. E poi, se proprio senti il bisogno di fuggire, a Linate ci arrivi in bicicletta.

CLAUDIO DE ALBERTIS, presidente della Triennale - Anche la cultura ha i suoi primati

de-albertis-presidente-triennale Claudio De Albertis, imprenditore e presidente della Triennale di Milano Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

Se penso al futuro, immagino una città più grande e accogliente. Oggi Milano è la porta dell’Italia in Europa e nel mondo. Ha forte riconoscibilità anche sul fronte delle istituzioni culturali, come la Scala, il Piccolo Teatro, i Musei di Brera e della Scienza, opere come il Cenacolo di Leonardo e la Pietà Rondanini di Michelangelo. Ha ritrovato un ruolo internazionale con la Triennale che ha ripreso, dopo venti anni, l’Esposizione Internazionale appena conclusa ed è pronta all’avvio della prossima 22a edizione nel 2019. Per continuare questo percorso, che ha avuto inizio con l’Expo, Milano deve continuare a investire sui punti di forza migliorando infrastrutture, servizi, comunicazione. Dal punto di vista culturale, sono stati fatti grandi investimenti. La Triennale ha realizzato il Design Museum. Se vuole reggere una sempre maggiore competizione che, proprio sulle eccellenze milanesi come design e moda si fa molto pesante, deve sviluppare un ulteriore ampliamento dei propri spazi e delle proprie attività. In questo modo anche l’organizzazione delle Esposizioni Internazionali potrebbe avere una maggiore compattezza e forza comunicativa.

MICHELE DE LUCCHI, architetto - Il gusto di indagare nuovi stili di vita

michele-de-lucchi-architetto Michele De Lucchi, architetto Marco Luzzani/Getty Images

Milano è bellissima e sempre al centro dell’interesse internazionale. È considerata una capitale della moda e del design perché concepisce queste discipline non solamente come materie tecniche finalizzate alla produzione di oggetti, ma come indagini sugli stili di vita e sull’evoluzione della società.

FABRIZIO DI AMATO, presidente e ad Maire Tecnimont - trampolino per il mondo

fabrizio-di-amato-presidente-tecnimont Fabrizio Di Amato, presidente Tecnimont ANSA/ GUIDO MONTANI

Milano ha consentito a Maire Tecnimont di compiere il salto a una dimensione internazionale, forte della grande tradizione milanese di ricerca chimica applicata all’industria, penso al Politecnico e al Nobel Giulio Natta. Dal 2005 Milano è la piattaforma del gruppo, dove, grazie a una forza lavoro di circa 2 mila persone in crescita anno su anno, si progettano grandi impianti industriali nel settore dell’energia, portando nel mondo l’eccellenza dell’ingegneria italiana. Ma Milano è anche un brand fortissimo per clienti e partner internazionali, che si trasferiscono per lunghi periodi nei nostri uffici per seguire i team di progetto, e nel contempo vivono - insieme alle proprie famiglie - la città e ne respirano il fascino. Oggi ospitiamo oltre 180 ingegneri di 14 nazionalità, tra cui russi, azeri, emiratini, omaniti, iraniani, indiani e malesi. Un anno fa abbiamo festeggiato qui i dieci anni del gruppo con i nostri dipendenti venuti da tutto il mondo e abbiamo condiviso con tutta Milano un grande spettacolo proiettandolo sulle Torri Garibaldi, un modo di dire grazie a questa città unica.

DON VIRGINIO COLMEGNA, pres. Casa della Carità - La periferia non è mai hai margini

panorama-ditalia-milano-don-virginio-colmegna Don Virginio Colmegna, pres. Casa della Carità Olycom

La mia Milano è una città che merita di essere vissuta a pieno, perché, come diceva il cardinal Martini, è una metropoli a misura di sguardo, attenta alle relazioni e non solo al profitto. La mia Milano ha tanti centri perché le periferie non sono luoghi marginali, ma territori che, pur nelle loro difficoltà, conservano un’anima forte fatta di appartenenza, solidarietà e condivisione. La mia Milano fa cultura, una cultura che nasce dal basso e che parte dai più esclusi per trarre lezioni importanti per l’intera collettività. La mia Milano comprende la paura senza strumentalizzarla, dando risposte concrete capaci di stemperarla. La mia Milano affronta il fenomeno migratorio, che ormai è strutturale, e lo fa coniugando accoglienza e sviluppo, diritti e responsabilità. Senza assistenzialismo, ma in quell’ottica di cittadinanza inclusiva che non riguarda solo i migranti, ma tutti gli abitanti della città metropolitana.

GILLO DORFLES, critico d'arte - Le idee interessanti? sono qui

gillo-dorfles-critico-arte Gillo Dorfles, critico d'arte Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

Ogni uomo stringe con le città delle relazioni. La mia relazione con Milano risale all’infanzia e il rapporto si è infiammato nuovamente in epoca studentesca. Fu a Milano che scoprii la mia inclinazione. Ero medico psichiatra ma era l’arte ad accendermi. Iniziai così a collaborare con riviste come La Fiera Letteraria e divenni amico di scrittori come Elio Vittorini, Carlo Emilio Gadda e Vittorio Sereni. Milano è innegabile che rimanga la capitale culturale d’Italia. Dunque che il salone del libro stia trasmigrando da Torino a Milano, in fondo, non è altro che un ritorno a casa. Se c’è un luogo dove il salone si sarebbe dovuto tenere, ebbene, quel luogo è Milano. Cos’è allora Milano? Per me è la città degli uomini interessanti. Non basta questo a farne una magnifica città?

SERGIO ESCOBAR, direttore del Piccolo Teatro - Una sfida alle prove della complessità

Sergio-Escobar-direttore-piccolo-teatro Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro Olycom

Milano è città non della sperimentazione effimera e autoreferenziale, ma della ricerca portata avanti da istituzioni responsabili. Non accetta definizione, rifiuta quella di "capitale della finanza" e sfida invece le nuove prove della complessità. È l’unica metropoli in Europa in cui puoi programmare spettacoli in lingue diverse (il nostro caso) e avere il tutto esaurito e la metà del pubblico che ha meno di 16 anni. È la città della moda, non delle mode, da cui si guarda bene per non cadere nel provincialismo.

ALESSANDRA FERRI, ballerina - Mi è stata stretta, poi l'ho ritrovata

alessandra-ferri-ballerina Alessandra Ferri, ballerina Olycom- IVAN PASQUALE

A Milano ho visto nascere il mio sogno, ci sono nata e fino ai miei 15 anni sono cresciuta lì. Poi la vita mi ha portato a Londra e a New York. Quindi è una città che vivo interiormente e nello stesso tempo con un certo distacco. È uno strano miscuglio emotivo. Ho avuto varie fasi l’ho amata, mi è stata stretta, l’ho ritrovata. Da quando Matilde, mia figlia, ci vive, ho imparato di nuovo ad apprezzarla anche perché in questi ultimi anni è più aperta, più europea, più dinamica, più bella. Tanto che, con mia sorpresa, mi sono domandata: «Tornerei a viverci?». Ho risposto: «Forse».

EZIO INDIANI, direttore dell’Hotel Principe di Savoia - Una destinazione unica

Ezio Attilio Indiani Ezio Indiani, direttore dell'Hotel Principe di Savoia Olycom

Milano è una città dinamica dove accadono sempre eventi interessanti, dalla ristorazione alla tecnologia, dalla moda al design. È una città che nell’ultimo quindicennio ha cambiato pelle in maniera molto significativa migliorando nettamente sotto tutti i punti di vista: dalla skyline urbanistica e architettonica, decisamente più cosmopolita, alle infrastrutture, che l’hanno resa molto più accessibile, alla qualità della vita e degli eventi che vi si svolgono, che l’hanno proiettata all’attenzione del mondo intero. Milano è diventata la seconda destinazione turistica d’Italia dopo Roma dal punto di vista del valore aggiunto prodotto. Shopping e cultura sono alla base dell’unicità di Milano come destinazione.

J-AX, cantautore - La metropoli per tutti

Milano è la città in cui sognavo di vivere da ragazzo, quando vivevo nell'hinterland di Civesio. Ricordo quanto fossi orgoglioso, quando andavo nella Grande Città e stavo in mezzo ai rifiuti dei tossici che morivano ogni giorno con un ago appeso al braccio. Ma oggi Milano è diversa. È la città degli investimenti. È la città delle opportunità. Tutto è pulito, tranquillo e ordinabile attraverso un'app. Grazie alla sharing economy tutto ciò che prima era appannaggio di pochi ora è a disposizione di tutti, come i weekend alla spa, le macchine con l'autista e la cocaina. Milano, oggi, è la città in cui è più facile mangiare dei maki piuttosto che delle michette. In cui la panetterie si chiamano tutte bakery. Perché Milano è una metropoli a misura di provinciale.

ITALO LUPI, architetto e designer - Sempre prima, con molto stile

Italo Lupi Italo Lupi, architetto e designer Olycom

Straordinaria nell'essere grande metropoli e città di piccola dimensione, con tutto il vantaggio che le strette vicinanze comportano. Rinvigorita e sprovincializzata dall’Expo, può guardare con orgoglio al suo essere stata prima nella modernità, con il primo grattacielo in Europa, il grattacielo Pirelli, e con la prima torre, la Velasca, modernissima, ma radicata nella storia e che faceva uscire la città dalle secche di un internazionalismo ormai debole e malato. Con occhio altrettanto critico e severo oggi Milano può giudicare, con forza e speranza, l'espansione urbana di cui il nuovo Gotico bianco del Quartiere Portello e il Bosco verticale sono le punte migliori.

GUALTIERO MARCHESI, chef - Devo dirlo: è peggiorata

Gualtiero Marchesi Gualtiero Marchesi, chef Olycom

Stendhal l'ha definita «la più bella città del mondo». Pochi conoscono i cortili, meravigliosi. Io rimpiango i Navigli aperti, la Milano da navigare… E poi c'è il Cimitero monumentale, un capolavoro. Dall’alto dei miei 86 anni, posso dire di averla vista in vari momenti, era una città stupenda negli anni 80 perché c'era un pensiero culturale, si sentiva l'energia. Ora è la metropoli degli individualisti, ognuno pensa a sé, fa quello che vuole, passa col rosso, guida contromano e non c'è un vigile neanche per sbaglio. Un tempo i «ghisa» andavano all'estero per spiegare come si gestisce il traffico, oggi ne incontri due in Galleria che camminano chiacchierando.

SANDRO MAZZOLA, ex calciatore dell'Inter - Dall'oratorio a San Siro

Sandro Mazzola Sandro Mazzola, ex calciatore dell’Inter Olycom

Il calcio c'entra sempre, ma il mio primo pensiero rispetto a Milano non va alla maglia dell'Inter: è invece per il campetto dell'oratorio della Basilica di San Lorenzo alle Colonne. In realtà era una stradina asfaltata che terminava contro il fondo della chiesa e che il prete, don Giordano, aveva fatto chiudere con un cancello per evitare che ci giocassimo a tutte le ore. Così era sempre una lotta per farcelo aprire, con maggiori possibilità di successo la domenica: ci piazzavamo infatti sul piazzale prima dell'inizio dell'affollata messa delle 11.30 e iniziavamo il coretto «Don Giordano al venerdì mangia la carne!» finché il povero Din-Don-Dano (come l'avevamo soprannominato) non veniva a darci le chiavi pur di farci smettere... Poi, prima delle emozioni nerazzurre a San Siro, c'è stato il campo di allenamento delle giovanili dell'Inter a Rogoredo: uscivo da scuola e avevo poco più di un'ora per arrivarci, prendendo due tram e poi il «tramwayno» (che costava meno) da piazzale Corvetto, più un pezzo finale a piedi. Un viaggio, al termine del quale c'era però un vero prato in erba che mi faceva sentire ogni volta al settimo cielo.

FRANCESCO MICHELI, finanziere - È tornata a correre, finalmente

Francesco Micheli Francesco Micheli, finanziere Olycom

Milano non ha mai perso un'etica del fare, del bene amministrare e delle buone regole. Questa dote riemerge e dà frutti. E spiega anche perché l'afflusso da fuori, prima dal Mezzogiorno ora da tutto il mondo, non è finito in un collasso civile, in periferie ghetto, ma in una decente estesa integrazione, che rende Milano l'unica città italiana internazionale, l'unica che attrae tanti studenti stranieri e che continua a offrire lavoro e opportunità. Si torna a sentire quella spinta che in passato è stata molto forte anche per me. Conta anche un sistema di università dinamico e capace di coordinarsi, una virtuosa vicinanza con il governo che facilita la realizzazione di nuovi progetti come Human Technopole o il piano Industria 4.0. Tutte cose che possono determinare una rapida inversione di tendenza. Se Milano va un po’ più avanti del resto del Paese non è il momento di preoccuparsi, la nuova fase dello sviluppo ha bisogno di metropoli che vadano avanti. I benefici arriveranno per tutti.

MOGOL, produttore discografico - Una porta d'accesso per chi ha talento

Mogol Il paroliere Mogol Ansa/Daniel Dal Zennaro

La porto nel cuore ogni giorno: a Milano, sono nato, Milano mi ha offerto l’opportunità di diventare quello che sono, cioè Mogol. Nel 1966 in un ufficio in galleria del Corso, una talent scout francese, Christine Leroux, mi presentò Lucio Battisti. Andammo a mangiare in un ristorante in piazza Beccaria e da quel momento nulla è stato come prima. Il ricordo più intenso è però legato alla mia infanzia, quando giocavo a pallone per ore lungo i prati di via Clericetti, in Città studi. A due passi c'erano gli orti curati dagli abitanti della zona dove io e altri bambini andavamo a rifornirci di frutta. Allora quella era l'ultima via della città e la prima della campagna. Oggi molte cose sono cambiate, ma Milano resta la porta d'accesso ai sogni per chiunque abbia capacità e talento in questo Paese.

MASSIMO MORATTI, imprenditore, ex presidente dell'Inter - Tanto impegno, e poi arriva la felicità

Massimo Moratti Massimo Moratti, imprenditore, ex presidente dell'Inter Ansa/Daniel Dal Zennaro

La felicità come premio, non sempre, non tutti i giorni, ma alla fine di un percorso difficile è una caratteristica di questa città, che accoglie tutti. Anche chi viene da lontano riesce a integrarsi e considera il proprio mestiere parte del lavoro di tutti gli altri cittadini, capendo in fretta che il camminare svelto delle persone non è indifferenza, ma rispetto per il proprio lavoro, per la fatica che anche gli altri fanno. Per questo penso che non si debba avere timore degli immigrati. Milanesi siamo tutti e continueremo a esserlo con tante culture diverse. Una città un tempo grigia è diventata anche bella. Non basta, perché il futuro ci obbliga a essere esempio per risolvere i tanti problemi comuni. Il lavoro per i giovani. Dare a loro la possibilità di esprimersi qui, di indirizzarci verso il nuovo mondo senza essere condizionati dagli interessi del vecchio. Milano deve suscitare la curiosità di tutti, mostrando coraggio, pur non avendone bisogno. Anche questa può sembrare follia, ma non è altro che l'espressione di una città che vuole essere utile, dando spazio alla vita, quella che sarà.
Grazie Milano per l'affetto.

DAVIDE OLDANI, chef - Il cambiamento è come il mio risotto

Davide Oldani Lo chef Davide Oldani Ansa/Matteo Bazzi

Amo Milano perché è sempre in forte evoluzione. Uno spazio cosmopolita ideale per chi vuole crescere e lavorare, ma anche per chi si vuole divertire. Proprio come New York, Parigi e Londra, ha la capacità di evolversi e lanciare nuove tendenze. Si sa accettare, trasformando i propri cambiamenti in forza propulsiva. Un esempio? Milano per me è come il risotto allo zafferano che ho reinventato e trasformato in qualcosa di nuovo diventato simbolo di Expo 2015. Il piatto meneghino per eccellenza ora si chiama Zafferano e riso. Rappresenta sempre Milano nel mondo, ma si è evoluto e messo al passo con i tempi, proprio come sta facendo la città con i suoi grattacieli. Ho tolto le parti pesanti e superflue della tradizione valorizzando le materie prime. Il risultato? Un piatto di gusto e design, dove al bianco del riso si sovrappone, come in un disegno, la spirale dorata dello zafferano. Una riproduzione golosa dei cambiamenti in atto nella città che rappresenta.

DAN PETERSON, allenatore di basket - Quel formidabile basket

Dan Peterson Dan Peterson, allenatore di basket Olycom

Sono arrivato a Milano nel 1978 per allenare l'Olimpia, con cui ho poi vissuto una fantastica stagione di successi per tutti gli anni Ottanta grazie a formidabili giocatori, con formidabili avversari: le sfide contro Varese, Cantù, Virtus Bologna, Roma, Torino erano cerchiate in rosso nell'ininterrotto calendario di eventi di quella che era chiamata «la Milano da bere», una città che mi faceva sentire immerso in un grande contesto a tutti i livelli. Le torri di piazza Gae Aulenti e i grattacieli sono il simbolo di come Milano stia cercando di tornare in alto, mentre la passione di Giorgio Armani ha riacceso l'entusiasmo di una piazza che ha sempre amato il basket. Ogni stagione c'è un nuovo record di pubblico e manca proprio solo una cosa: un'altra squadra di Serie A per rivivere un derby come quelli, combattutissimi, tra la mia Olimpia e la Pallacanestro Milano.

ANDREA G. PINKETTS, scrittore - Qui sono straniero e di casa

Andrea G. Pinketts Lo scrittore Andrea G. Pinketts Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

Milano è una città in cui distrattamente perdo il portafoglio con la carta d'identità, mai però quella di identificazione, perché sono un nativo milanese di madre trentina con nonno tedesco e di padre romagnolo e nonno irlandese. Essendo stato partorito alla Madonnina, una clinica della Madonna, ho vissuto un'infanzia su un attico di Porta Venezia. Ma soffrivo di vertigini, quindi per una serie di circostanze, ho scoperto il Giambellino. Dunque conosco l'attico e il «bassico». Ma tra Le Trottoir che resiste alle darsene, il chiosco di piazza Mentana, il Terzo Tempo Birreria di Via Garian dove le sorelle Giussani hanno inventato Diabolik, e la libreria Verso di Corso Porta Ticinese, a Milano mi sento straniero e di casa. Come Napoleone che voleva conquistarla, come Stendhal che ne è stato sedotto, come Hemingway che se ne è ubriacato.

CARLO PURASSANTA, amministratore delegato di Microsoft Italia - Cogliamo le nuove vibrazioni positive

Carlo Purassanta Carlo Purassanta, ad di Microsoft Italia Olycom

Rientrato in Italia alla guida di Microsoft Italia nel 2013, sono rimasto colpito dalla trasformazione della città. Una Milano proiettata verso il futuro, pronta ad affrontare nuove sfide e a cogliere tutte le opportunità per accelerare innovazione e crescita, sta rivelando un'effervescenza straordinaria, che la proietta nel plotone di testa delle capitali mondiali della conoscenza e del business. Con una particolarità che la rende unica: è la citta che riesce a coniugare al meglio l'ambizione industriale con il culto del gusto estetico, il tutto con una sobrietà e un'eleganza che la contraddistinguono nel mondo. La nuova area di Porta Nuova rappresenta il luogo con il più alto livello di energia, in un connubio perfetto fra aziende, abitazioni e commercio. Ci è sembrata evidente l'opportunità di uno spostamento in quest'area per cogliere le nuove vibrazioni positive e creare un luogo per l'innovazione che potesse pulsare nel cuore della città.

ALBERTO QUADRIO CURZIO, presidente dell'Accademia dei Lincei - Solidarietà creativa, opere ben fatte

Alberto Quadrio Curzio Alberto Quadrio Curzio, presidente dell’Accademia dei Lincei Ansa/Stefano Porta

Come economista accademico caratterizzo Milano come città della solidarietà creativa e delle opere ben fatte. A questo paradigma hanno dato e danno contributi le opere sia del pensiero che della produzione. Le opere del pensiero nella loro declinazione istituzionale hanno le loro radici nell'illuminismo milanese-lombardo e nella Chiesa ambrosiana laicamente complementari per l'impronta umanitaria, per la valorizzazione delle ragione umana, per il razionale pragmatismo. Le opere della produzione nella loro declinazione economico-tecnologica si innestano nelle università, nelle scuole tecniche, nelle imprese e nelle banche che hanno rappresentato ed esprimono il raccordo tra il nord Italia e i Paesi europei più avanzati. Milano è città lombarda, italiana ed europea aperta al nuovo con le opere che, smussando anche le differenze politiche, raccorda valori, progetti, realizzazioni.

DON GINO RIGOLDI, fondatore Comunità Nuova - Un arcipelago di ragazzi

gino-rigoldi Il fondatore di 'Comunità nuova', don Gino Rigoldi ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Sono nato a Crescenzago, un quartiere della città che sembrava un paese a sé. Noi ragazzi quando prendevamo il tram in via Padova dicevamo: «Vado a Milano». Sono cresciuto tra case di ringhiera, ragazzi e ragazze in cortile, tante “mamme supplenti”. Dopo il seminario e dopo un po’ di parrocchia sono tornato a Milano per fare il cappellano del Beccaria, il carcere minorile dove sto da più di quaranta anni. Tra alti e bassi, il rapporto con l’ente pubblico è sempre stato positivo, al di là delle appartenenze politiche. Buono anche se un po’ a distanza il rapporto con la Chiesa, a partire dal cardinale Martini. Questa mia città è un arcipelago nel quale ho incontrato migliaia di ragazzi e adulti, italiani e stranieri con i guai più diversi, come l’eroina e le anfetamine. Ma anche migliaia di volontari. Oggi bisogna affrontare la piaga della povertà, il problema della casa e del lavoro, e puntare sui giovani. Io credo sia possibile

CESARE RIMINI, avvocato matrimonialista - Un avvocato in autobus? Milano è così...

cesare-rimini L'avvocato Cesare Rimini Olycom

Sono venuto a Milano per studiare, prima, e per fare l’avvocato, poi. All’esame per diventare procuratore il presidente della commissione mi fece la prima domanda sul matrimonio, risposi che alla base del matrimonio c’è la «differenza di sesso tra i nubendi»! La prima giornata di lavoro nello studio: c’era una bella segretaria, mi diede una stanza. Nessuno mi chiese nulla fino alle 11 quando arrivò la bella segretaria: «A quest’ora noi mangiamo un panino al tonno, ci va lei a prenderli?». Poi pian piano mi diedero incarichi sempre più importanti. Milano è così. Il professor Cesare Grassetti era autorevole, severo, parlava pochissimo, però a me giovane avvocato disse: «Dammi del tu». Avevo un appuntamento con lui di pomeriggio, presi l’autobus, pioveva, scivolai, finii contro una vetrina, dalla ferita uscì molto sangue. Dal pronto soccorso chiamai Grassetti. E lui, gelido e ironico: «Perché un avvocato come te prende l’autobus?». Milano è così-

PAOLO ROTELLI, presidente gruppo Ospedaliero San Donato - La vetrina delle nostre eccellenze

Paolo-rotelli Una immagine di Paolo Rotelli, presidente del Gruppo Ospedaliero San Donato ANSA-LINKEDIN

L’Expo ha portato milioni di persone da tutto il mondo che si sono rese conto che Milano è una metropoli europea, al pari di Londra, Parigi e Francoforte. Un grande successo, anche se Expo ovviamente ha anche rinsaldato il solito binomio: Italia=cibo. Adesso che Milano finalmente ha attirato l’attenzione necessaria, si può permettere di fare grandi cose, la vera sfida che dobbiamo raccogliere è quella di far sì che l’attenzione si rivolga anche alle numerose altre eccellenze italiane, nel settore dell’ingegneria, dell’alta tecnologia e della ricerca scientifica, fungendo così da traino per l’intero Paese.

Per questa ragione Human Technopole è una iniziativa straordinariamente strategica e siamo felici di farne parte fin dall’inizio con l’Ospedale San Raffaele. Con questo progetto, per dirla con le parole del premier Renzi, «Milano prende per mano il Paese e lo porta nel futuro». Aggiungerei, un futuro dove l’Italia finalmente diventa agli occhi del mondo un Paese autorevole, con eccellenze in diversi settori, proprio come avviene ad esempio per la Francia, percepita come eccellente non solo per il cibo e la moda ma anche per la sua innovazione tecnologica e per tutti quei settori strategici per un grande Paese

ANDRÈE RUTH SHAMMAH, regista teatrale - Amo anche i difetti

Come  per i grandi amori, di Milano amo anche i suoi difetti. L’amavo quando nessuno l’amava e l’amo adesso che tutti la amano e lei stessa si ama. Ha scelto di fare molte cose. Io la trovo sempre bellissima, perché è rimasta se stessa cambiando, ha i segni del tempo, ha scorci improvvisi. Mi piacciono i milanesi che non sono milanesi e sono felice quando mi dicono che incarno l’anima di questa città. Mi piace il rigore, mi piace l’idea, cara a Paolo Grassi, che il teatro è come la Centrale del latte: un servizio per i cittadini

MARCO TRONCHETTI PROVERA, ceo Pirelli - Passione del fare, onestà, generosità

Marco Tronchetti Provera

Gli anni di piombo, i rapimenti e tangentopoli l’hanno ferita. Ma neppure la nebbia, quando c’era, è riuscita a renderla grigia. Milano non è mai anonima. Sa nascondersi ed essere discreta. È passione del fare, onestà, generosità, inclusione, internazionalità. I milanesi veri, di nascita e di adozione, sono attaccati a questi valori come alla Madonnina e alle bancarelle degli «oh bej oh bej». È una dichiarazione d’amore in pubblico, ma Milano mi perdonerà se, per una volta, la passione prevale sul senso del pudore e la discrezione

BEATRICE TRUSSARDI, stilista - L'energia del presente

trussardi-beatrice Beatrice Trussardi, stilista Olycom

Milano è una città da scoprire. Con la Fondazione Nicola Trussardi insieme a Massimiliano Gioni mi sono dedicata a questo: pensare a Milano come a qualcosa di speciale, una quinta teatrale, o una città da romanzo. Abbiamo usato l’arte contemporanea come una lente attraverso cui guardare in modo nuovo qualcosa che credi di conoscere già. Quando entri in certi palazzi, quando incontri opere che somigliano ad allucinazioni, la città ti appare sotto una luce diversa, come se fosse un posto incantato. E l’arte acquista un potere magico, precipita nella memoria della città e si fa cultura, alla portata di tutti. Questo è Milano per me, un luogo vivo e capace di trasformarsi, orgoglioso e custode del proprio passato, ma che non ha paura di farsi attraversare dall’energia del presente.

UMBERTO VERONESI, oncologo - Il pensiero è libero

Umberto Veronesi Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

A Milano sono nato e ho sempre vissuto, ma culturalmente mi sento un apolide e, da cittadino attivo e impegnato, vedo le pecche della città e ho assunto nel tempo anche posizioni critiche. Per esempio sono da sempre favorevole all’apertura dei Navigli, ma nessuna amministrazione ha mai considerato approfonditamente il progetto. La grande forza di Milano sono i valori espressi dai cittadini: la libertà di pensiero, la tolleranza, la giustizia sociale, la solidarietà. Un esempio: il nostro giurista Cesare Beccaria ha aperto la riflessione giuridica al principio della non violenza a metà Ottocento con argomentazioni così avanzate che ancora oggi il nostro sistema detentivo fa fatica a recepire.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti