Panorama d’Italia 2016

300 libri a tre scuole di Cagliari

Ecco le lettere degli studenti che hanno vinto il concorso di Panorama d'Italia "100 libri per la scuola"

Prosegue l'iniziativa “100 libri per una scuola” promossa da Panorama d'Italia che questa volta sbarca a Cagliari e premia tre scuole. Dopo le numerose mail pervenute dagli istituti superiori della città, i cui studenti degli ultimi anni hanno risposto alla domanda: "Qual è il tuo libro preferito e perchè vorresti lasciarlo in eredità alla tua scuola?".

Il progetto di Panorama d'Italia, volto ad avvicinare i giovani al mondo della lettura, nella città sarda ha premiato con 300 libri tre studenti delle quinte di tre diverse scuole superiori. Ecco , quindi di seguito, i testi dei vincitori che ricevono i libri e un attestato di riconoscimento dal direttore di Panorama Giorgio Mulè.

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Nicola Brisu
VB Liceo Statale Euclide

“I libri perduti nel tempo vivono per sempre, in attesa del giorno in cui potranno tornare nelle mani di un nuovo lettore, di un nuovo spirito.” Questa è una delle frasi che mi ha colpito maggiormente la prima volta che lessi questo romanzo perché sento che posso rispecchiarmi in quel lettore, in quello spirito che rende il libro eterno.
C’è stato un incredibile legame nel momento in cui ho letto anche solo la prima pagina, quella composizione tra magico e misterioso che accompagna ogni riga e ti spinge a non separarti mai da quelle ‘carte’, ciò che ti invoglia inconsapevolmente a non smettere mai di leggere, che ti ruba tre, quattro ore di un pomeriggio facendoti credere che sia passato qualche minuto.. Tutto ciò è “L’Ombra del vento”, il libro di cui mi sono innamorato.

Perché dovrebbe essere nella biblioteca della scuola? Per un motivo ben preciso, infatti questo libro non si legge, o meglio, non come si legge un qualunque altro libro, perché in realtà si vive. Mentre leggevo mi sono calato nelle strade di quella Barcellona a passeggiare accanto a Daniel, sotto la neve, sotto la pioggia, osservando quei tetri palazzi invernali, respirando quell’aria polverosa dei misteriosi edifici, provando le sue stesse paure, il suo stesso amore per Bea.

Sono convinto che sia l’unico libro fino ad ora ad avermi fatto vivere un’ altra vita, con un’altra intensità, ad avermi fatto vedere il mondo con sguardo diverso: come dice Daniel “quel libro mi ha insegnato che la lettura può farmi vivere con maggiore intensità, che può restituirmi la vita”. Perché effettivamente mi ha aperto gli occhi, dandomi determinati insegnamenti nel migliore dei modi, attraverso le esperienze del protagonista, che mi ha detto cosa significa amare, cosa significa soffrire, mettere alle spalle il passato, o indagare invece su di esso.

A mio avviso non c’è libro che ti faccia emozionare quanto questo e il merito va indubbiamente a Zafon, che al di là del genere letterario (che potrebbe non essere di gradimento per tutti), ha la capacità di fare in modo che chiunque si appassioni alla lettura, forse per il suo modo di scrivere, il modo in cui si rivolge ai lettori.. chi lo sa, ma una cosa è certa, questo libro trasmette un’incredibile magia e sono convinto che, chiunque lo legga si avvicini sempre più alla lettura". 

Giuseppina Solinas
VG – Liceo Classico Statale G.M. Dettori

"Mentre giravo tra gli scaffali della libreria alla ricerca di una nuova esperienza di lettura, lo trovai per caso fuori posto. Mi colpì il fatto che non rispettasse un ordine di categoria come gli altri e che in questo mi assomigliasse tanto. “Chimaira” di Valerio Massimo Manfredi entrò così nella mia vita.
Essendo un romanzo storico mi aspettavo fosse ambientato nel passato, come quelli che già conoscevo. Invece mi riservò una grande sorpresa, la storia infatti era ambientata nel presente. Nel giro di un paio di giorni divenne il mio libro preferito ed è così ancora oggi. Lo stile di uno studioso scrittore come Manfredi, già famoso per essere autore di celebri opere dello stesso genere, rende questo romanzo scorrevole, avvincente e profondamente coinvolgente.

La storia è quella di un giovane archeologo italiano Fabrizio Castellani, che nel museo di Volterra svolge il suo lavoro con passione e dedizione. Insieme all’affascinante ispettrice della soprintendenza Francesca Dionisi si troverà coinvolto in un agghiacciante mistero, che proviene direttamente dal passato, ma che pare ripresentarsi dopo alcune scoperte fatte dall’archeologo.
Un dramma familiare consumatosi secoli fa riemerge e chiede di essere risolto. Il tema della tortura e della condanna a morte nell’antichità è al centro della vicenda e offre uno spunto di riflessione di urgente attualità sull’effettiva colpevolezza di chi subisce queste pene.

Tra chiamate anonime, statue ricche di segreti e morti sospette, i due protagonisti dovranno riuscire a risolvere il mistero prima che sia troppo tardi, mentre fra loro nascerà un’intesa fortissima destinata a divenire amore, nell’affascinante cornice storico-culturale della misteriosa civiltà etrusca.

Negli anni ho consigliato a molti questo libro e vorrei che nella nostra biblioteca scolastica ne fosse conservata una copia, cosche anche gli studenti di oggi e di domani possano un giorno leggerlo ed essere emozionati. Magari da prima saranno attratti solo dalla copertina, di un intenso rosso antico che dona autorevolezza all’opera, ma leggendolo potrebbe anche capitare che amplino i propri orizzonti. Perché questo libro trasmette la passione per la storia e per l’archeologia ed è grazie ad esso che in quarta ginnasio, quando lo lessi, diedi un senso al mio percorso scolastico.
Se in futuro uno studente, dopo averlo letto guarderà al passato al presente in modo diverso, sarei felice d’averlo lasciato in eredità alla mia scuola".

Chiara Meloni
VC – Liceo Classico Giovanni Siotto Pintor

“In Dorian Gray ogni uomo vede i propri peccati. Quali siano i peccati di Dorian Gray nessuno lo sa. Li ha commessi colui che li trova.” (Oscar Wilde).
È proprio così: quando leggi “Il ritratto di Dorian Gray”, ti ritrovi inevitabilmente davanti a te stesso. Non importa in che epoca ti trovi, perché questo è un romanzo fuori dal tempo. All’inizio del libro ti ritrovi subito catapultato in una dimensione serena, fresca e colorata, allegra come la primavera, che senti sulla pelle stando seduto nel giardino dello studio di Basil Hallward, un’atmosfera tiepida e accogliente come la biblioteca di Dorian.

Il volto di Dorian è candido, grazioso e affascinante. L’amore per l’arte, la bellezza e il piacere della compagnia regnano sovrane nei primi capitoli del romanzo. L’ambiente intorno e lo sfondo trasmettono armonia , quiete e serenità, che predispongono all’ottimismo. Sembra quasi che nulla di male possa accadere. Quasi senza accorgertene partecipi al mondo di Dorian Gray al punto che, quando viene guidato all’interno della filosofia edonistica dal suo mentore, Lord Henry Wotton, pensi che questa relazione può essere soltanto positiva.

Ma infondo di quale pericolo ci preoccupiamo? Siamo immersi nel mondo dei dandy, tra i pranzi dell’alta società, dove regnano l’eleganza, lo sfarzo e la bellezza. E anche a noi come a Dorian sembra normale investigare sulla vita umana attraverso l’esperienza e dare sfogo alla sete di conoscenza. Siamo giovani, noi lettori, come lo è Dorian. E allora inseguiamo le passioni, ascoltiamo chi ci sprona a non sopprimere i nostri impulsi! Non prendiamoci troppo sul serio, come ogni società ci impone di fare! Non accettiamo di negare noi stessi oppure “ci ammaleremo di nostalgia per le cose che ci siamo proibiti”!

Ma ecco che all’improvviso tutto diventa più cupo. La nostra reputazione è irrimediabilmente rovinata e la nostra anima completamente corrotta. Accecati dall’euforia della vita dissoluta di Dorian, non ci siamo accorti che i nostri cari si sono allontanati.
Abbiamo fatto del male a noi stessi e a chi ci stava intorno. Non abbiamo dato retta alle ammonizioni della nostra coscienza. Ci sembrava che bastasse ignorarla e rinchiuderla dentro un vecchio studio abbandonato, come Dorian fa con il suo ritratto. Ma è solo colpa nostra. Non ci resta che assumerci le nostre responsabilità. Dorian lo farà e poi morirà con il volto ed il corpo consunti, riflesso del male vissuto e inflitto. E alla fine del libro riprendiamo consapevolezza della nostra identità. Esistiamo ancora e possiamo avere una seconda possibilità.

Ho amato questo libro, perché a un a ragazza come me mostra l’essenza del tempo che sto vivendo: un periodo fuggente, che è tanto meraviglioso quanto breve. La storia di Dorian Gray ti fa capire che è necessario viverlo a fondo, intensamente e che la giovinezza può essere anche crudele e spietata, quando perdi il controllo di te stesso. La coscienza è un peso schiacciante anche per un un giovane come Dorian Gray, che aveva avuto la possibilità di rinchiuderla dentro un quadro, figuriamoci per noi.

Fabula de te narratur: questa storia parla di te, parla di noi giovani, che stiamo appena iniziando a dipingere il quadro della nostra esistenza: inizia con noi e finirà con la nostra vita. Questo libro ci grida che tutto ciò che facciamo e proviamo, ogni decisione, che prendiamo , disegna la tela della nostra anima. A volte ci piace guardarla, altre vorremmo nasconderla , ma ciò che dovremmo fare è solo capire che siamo noi ad avere il pennello in mano".

100 libri per una scuola: Chiara Meloni e Giuseppina Solinas dei licei classici G. Siotto Pintor e G. M. Dettori
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