Sergio Luciano

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I bastimenti continuano a partire, dall’Italia verso l’America. Ma quelli dei giorni nostri, quelli che dalla Sicilia – grazie al patrocinio della Regione – hanno fatto metaforicamente vela verso Manhattan per portare decine di aziende al Fancy Food che si inaugura il 30 giugno a New York, sono bastimenti lieti, che esportano nella Grande Mela e da essa in tutti gli States il meglio delle eccellenze enogastronomiche siciliane, dai vini agli oli, dalle verdure agli ortaggi ai formaggi ai dolci: insomma, tutto quanto di prelibato da secoli la Terra Madre di Sicilia – per citare il titolo di un emozionante cortometraggio di Tommaso Dragotto – regala a chi sa apprezzare.

E di “Discover Sicily” si è dunque parlato questa mattina a New York nell’evento organizzato da Panorama d’Italia – This is Italy allo spazio Wework di Bryant Park e condotto da Nicola Porro.

Al tavolo, due testimonianze straordinarie di quel che la Sicilia può oggi ancora e anzi più che mai rappresentare sul mercato mondiale: quella de La Vucciria, un’idea imprenditoriale straordinaria lanciata da Antonio Di Dio, con l’aiuto della moglie Diana de Concini, che si è dispiegata mettendo a sistema oltre 500 produttori del mercato agroalimentare più celebre forse del mondo per consentire loro di esportare i prodotti di altissima qualità che realizzano in tutto il mondo; e quella di Tommaso Dragotto, fondatore e presidente di Sicily By Car, che con la sua Fondazione ha prodotto e promuove nel mondo un cortometraggio firmato dal regista Pucci Scafidi – “Terra Madre”, è il titolo – che davvero incarna la più appassionata dichiarazione d’amore che si possa fare a un territorio.

“Qualche anno fa, grazie alla generosità di uno dei nostri artigiani non agroalimentari, Badami, abbiamo regalato al quartiere l’insegna luminosa, appunto La Vucciria, che ne è ormai diventato il simbolo, l’icona”; esordisce di Dio, “E da quella prima decisione abbiamo pensato di lanciare un’iniziativa che è insieme promozione, logistica e commercializzazione delle eccellenze siciliane. L’etichetta ce l’ha disegnata Roberto Cavallaro, ed è una variazione sul tema della stidda, la stella, e abbiamo iniziato davvero a fare sistema, coinvolgendo pian piano in un circolo virtuoso sempre più soggetti. Ora sta finalmente per partire una piattaforma di importazioni a New York e un California, col nostro brand e i nostri artigiani. Non faremo e-commerce ma solo concet store tradizionali, perché siamo sicuri che concilino la scelta della qualità che noi rappresentiamo”.

Quella qualità – fatta di secoli di storia, di cultura e di passione – che emana come un profumo da “Terra Madre”, trenta minuti di pura arte cinematografica, che sono stati riproposti alla platea, presente il loro autore morale e finanziatore, Tommaso Dragotto. “Sono molto contento di essere qui come testimonial e ambasciatore della mia isola, che amo profondamente. Tre anni fa, in occasione dell’Expo 2015, con la mia Fondazione decisi di partecipare per promuovere la Sicilia e produssi Terra Madre, il racconto di un uomo che vuole raccontare la sua storia d’amore con l’isola”.

Emblematica la frase di Federico II di Svevia che apre il film: “Non invio a Dio il Paradiso perché sono ben soddisfatto di vivere in Sicilia”. E invece una frase di Fedor Dostoevskji chiude il film: "Abitiamo il paradiso, ma non ci curiamo di saperlo", anch’essa pronunciata dalla calda voce narrante di Giancarlo Giannini, su testi e sceneggiatura di Lorenzo Matassa e musiche di Giuseppe Milici.

Dalla Valle dei Templi alle saline di Mozia fino al parco archeologico di Segesta transitando per il rinvenimento emozionato di prodotti tipici e insuperabili come il cappero di Salina, il pane nero di Castelvetrano e l’uva Zibibbo di Pantelleria, ecco: l’insieme di questi fattori fanno davvero di "Terra madre" un’elegia dedicata alla bellezza di un universo indimenticabile, l’universo siciliano.

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