"Il ciclo letterario che ha aperto il nostro tour è iniziato con un asso e finisce con un altro asso”: così ha esordito il direttore di Panorama Giorgio Mulè nell’intervista a Sveva Casati Modignani. “Panorama d’Italia ha inaugurato la settimana milanese con un’eccellenza come Nicholas Sparks, e adesso la chiude con Sveva”. Tra i due “assi”, oltre cento eventi di ogni tipo: dalle tavole rotonde su economia e politica fino all’arte, la musica, le grandi eccellenze dell’eno-gastronomia distribuite in diversi luoghi della città.

“Eccoci allora con un’altra eccellenza. Sveva è una bandiera della letteratura. Lo dimostrano gli oltre 12 milioni di copie vendute dei suoi libri. E lo dimostra il calore dei suoi lettori a ogni occasione”. Infatti: un Teatro San Babila gremito ha accolto la scrittrice per la prima presentazione del suo nuovo romanzo Festa di famiglia (edito da Sperling & Kupfer).

Complice, rilassata, fresca, la chiacchierata tra Mulè e Sveva non ha evitato temi complessi. Come la famiglia, vera protagonista di ogni romanzo della scrittrice, con le sue turbolenze, gli anacronismi, le esigenze di cambiamento.
In “Festa di famiglia” sono a confronto due generazioni di donne. Quelle che dicevano “Che non ti venga mai in mente di fare un figlio senza avere un marito”, come intima la madre della protagonista alla figlia; e quelle venute dopo, come Andreina, appunto, che un figlio lo aspetta, ma dal marito di un’altra. Ecco il nocciolo del romanzo. Le donne nel tempo. Il loro rapporto con la libertà.

Quattro donne

La narrazione si apre in una sala di un ristorante. Lo governa la proprietaria Pia Mantovani, in pratica "il capocomico", è l’impresaria di uno “spettacolo” che va in scena ogni giovedì sera quando le quattro protagoniste si raccontano e si confortano. Pia è dunque la donna che apre il sipario, che raduna le sue amiche e che le spinge in scena.

Ma dunque Pia è in realtà Sveva Casati Modignani? La risposta s’illumina in un sorriso: “Assolutamente sì” dice la scrittrice. “Ho voluto mettere quattro donne attorno a un tavolo per raccontare le loro storie d’amore e di famiglia, così simili nell’intimo alle vicende sentimentali ed emotive di una generazione precedente ma diverse nella possibilità di essere vissute con maggiore libertà ed emancipazione. Questo è Festa di famiglia – continua l’autrice - un romanzo sulla libertà. Perché mostra come il rapporto tra un uomo e una donna stia diventando paritetico, e non una sorta di sudditanza come lo è stato, per esempio, per mia madre”.

Ma perché l’amicizia tra donne sfocia in tenerezza mentre quella tra uomini è sempre cameratismo? chiede Mulè. “Perché voi uomini non avete la nostra grazia, non avete la nostra sensibilità, la nostra intelligenza…”, ironizza l’autrice. Poi seria: “La verità è che noi donne sappiamo, quando ce lo dice il cuore, essere solidali tra noi. Credo moltissimo in questo sentimento, che è ricorrente nei miei romanzi. Gli uomini hanno sempre fatto in modo di tenere le donne in uno stato di inferiorità, psicologica ed economica. E sono convinta che lo abbiano fatto perché ci conoscono, hanno il terrore che se ci coalizzassimo, daremmo loro gran filo da torcere. Fortunatamente, la condizione della donna nella nostra società è assai migliorata. Ma tante cose restano ancora da fare”. L’amicizia al femminile scorre nel romanzo.

Milano sullo sfondo

E sullo sfondo scorre Milano, la città della scrittrice. Come è cambiata oggi? “Non mi piace” s’adombra. “Ma non è un problema soltanto di Milano, è un tema che riguarda la società nell’insieme. Stiamo creando un mondo che isola gli esseri umani. Si sono inventati che puoi lavorare da casa. E non ci sono più orari, così non si stacca mai. Hanno inventato le consegne a domicilio, altro strumento del nostro isolamento. Così non devi più uscire di casa. E gli altri non esistono più”.

Invece è proprio “il senso degli altri” che salva le donne di Sveva. Nei loro incontri si superano i tradimenti, si sciolgono le inquietudini sentimentali, si raccontano brevi amori eterni.

"Oggi ha ancora senso parlare di famiglia?" domanda infine Mulè. La scrittrice non ha dubbi. “Certo, tutto è in rapida trasformazione” ammette. “Ci sono le crisi precoci, i tradimenti facili, i mutamenti sociali. Tuttavia credo molto nella famiglia e voglio augurarle lunga vita. Non in astratto, però” precisa. “Una famiglia è degna di questo nome soltanto quando riesce a mettere insieme i suoi componenti con amore, con la capacità di ascoltare, con la disponibilità a sostenersi l’uno con l’altro”. La famiglia “è l’unica cosa che ci tiene insieme” sentenzia. “Ed è quella dimensione che, nonostante i lupi cattivi che ci sono fuori, ci dà sempre la speranza nel domani” conclude.

Una speranza concreta, quella di Sveva. Condivisa (sonoramente) dalle centinaia di persone che non si sono risparmiate nel lunghissimo applauso finale.
Si chiude con una standing ovation in sala e con una lunghissima fila per il firma copie. Per Sveva, questa sì, una vera festa di famiglia. Un degno tributo a una scrittrice che vede nelle relazioni una speranza, sì, ma anche una materia letteraria munifica, duttile, fertile. E che a ogni titolo dà un frutto sempre nuovo. Un frutto sempre diverso e sempre buonissimo.

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