«Le case famiglia sono diventate fabbriche di prostitute». A parlare al quotidiano di Lione Le Progrès è Laura, nome di fantasia dietro cui si cela un’educatrice che ha operato per anni nelle strutture transalpine dedicate ai minori in difficoltà. E che, spesso, si rivelano luoghi in cui l’orrore, anziché essere sanato, viene amplificato a dismisura. Mentre l’Italia scopre, grazie al caso della “famiglia nel bosco”, le storture del sistema degli affidi, in Francia già da un anno è scoppiato lo scandalo relativo all’Aide sociale à l’enfance (Ase), l’ente pubblico che si occupa della tutela dei minori. E che ora è sotto accusa: per i bambini sottratti alle famiglie senza motivazioni reali e anche, colmo della tragedia, per quelli avviati alla prostituzione proprio dentro le strutture che avrebbero dovuti proteggerli. I presidenti dei dipartimenti dell’Essonne, degli Yvelines e delle Bouches-du-Rhône sono stati citati in giudizio per negligenza da diverse famiglie.
Torniamo a Laura, che lavorava come operatrice giovanile presso il centro La Tour a Marennes, a sud-est di Lione. Sulla carta, una struttura mista per ragazzi vulnerabili dai 13 ai 16 anni. Nella realtà, un magazzino di carne fresca per i più sordidi predatori della zona. Attorno alla struttura si formavano veri e propri caroselli di auto in cerca di vittime da adescare: «Le macchine si fermavano davanti al cancello e se ne andavano con le ragazze a bordo. Una volta, ho visto un uomo sulla sessantina che, senza vergogna, cercava una ragazza di nome Sarah. Il nome non mi diceva nulla, così mi ha mostrato una sua foto in intimo. Era una delle nostre ragazze! Avrà pensato che fossimo un bordello!».
Ci sono due parabole criminali che qui si incrociano: da una parte, l’impennata allarmante della prostituzione minorile, il nuovo business delle banlieue; dall’altra, un servizio sociale di aiuto ai minori che invece i minori li rovina definitivamente. La combinazione di queste due dinamiche crea un mix devastante.
Per quanto riguarda il primo aspetto, basti citare le parole che Christophe Molmy, capo della Brigade de protection des mineurs di Parigi ha rilasciato a Le Figaro: nelle banlieue, sostiene, si assisterebbe a uno spostamento della delinquenza dal narcotraffico al mercimonio di esseri umani. «Il commercio di droga implica un investimento di soldi importante per procurarsi gli stupefacenti, mentre con questo tipo di prossenetismo basta una compagna pronta a prostituirsi», commenta Molmy. Attirate grazie alla vendita di stupefacenti, soggiogate, ricattate con il revenge porn, migliaia di giovani finiscono in questa rete, iniziando una vera discesa nell’inferno. Drogate per la maggior parte del tempo, queste ragazze sono portate a incontrare un gran numero di uomini: una testimone ha parlato di 210 clienti in tre settimane. Ovviamente ogni legame con la famiglia viene interrotto.
Nel loro libro inchiesta, À coeurs perdus: Enquête sur la prostitution des mineures (Mareuil Éditions), Nadège Hubert e Claude Ardid spiegano come si attiva il meccanismo perverso: «La vittima viene affidata ai servizi sociali per la tutela dei minori (Ase) e collocata in una casa famiglia o presso una famiglia affidataria per protezione. In teoria, il sistema dovrebbe funzionare. In pratica, è diventato un incubo. […] Per quanto riguarda le famiglie affidatarie, l’Ase semplicemente non dispone delle risorse necessarie per effettuare i controlli indispensabili a garantire la qualità dell’assistenza. Purtroppo, si è riscontrato che, all’interno di queste realtà, diversi minori sono vittime di ulteriori violenze sessuali, perpetrate da un membro della famiglia o da un altro minore a esso affidato. La stessa situazione si verifica nelle case famiglia: emergono regolarmente episodi di educatori che avrebbero abusato sessualmente dei minori sotto tutela, o di minori che avrebbero abusato dei loro compagni. Negli ultimi 15 anni è cresciuto un fenomeno ancora più inquietante: i protettori ora “reclutano” direttamente alla fonte».
I numeri di questo inferno fanno spavento: Oltralpe si parla di circa 20.000 minorenni dedite alla prostituzione. Per dare un’idea, in Italia non esistono cifre precise, ma si valuta che il numero di prostitute under 18 sia attorno alle 1.600/2.000 unità. Un rapporto all’Assemblea nazionale del 1° aprile 2025 ha stimato che 15 mila minori siano vittime di prostituzione unicamente all’interno del sistema di protezione dell’infanzia. L’età media è tra gli 11 e i 14 anni.
Attenzione: si potrebbe pensare che, trattandosi di ragazze provenienti da contesti difficili, l’ipersessualizzazione precoce sia iniziata prima dell’intervento dei servizi sociali. Ma spesso è vero l’inverso. Secondo una valutazione dell’associazione Agir pour le lien social et la citoyenneté, relativa alla sola regione delle Alpi Marittime, nell’80% dei casi la vendita del corpo è iniziata durante il periodo di tutela. Capito? È il contatto con i servizi sociali a rendere queste ragazzine delle prede sessuali. Lo Stato ha sottratto dalle famiglie delle giovani in difficoltà e ha restituito baby prostitute.
Michel Amas, avvocato di Marsiglia e paladino della lotta contro le sottrazioni ingiustificate di minori ai genitori, è ancora più drastico: «Nel 2021», dice a Panorama, «secondo i dati governativi, c’erano 10 mila minori coinvolti nella prostituzione provenienti dalle strutture dell’Ase. È probabile che da allora queste cifre siano più che raddoppiate. Possiamo confermare che nessuna di queste minori era coinvolta nella prostituzione prima di essere data agli assistenti sociali». Il problema, spiega Amas, «deriva dal concetto di casa famiglia. In Francia, esse sono considerate “aperte”, il che significa che gli adulti non possono entrarvi, ma i bambini possono uscirne. Di conseguenza, le reti di sfruttamento sessuale minorile prendono di mira principalmente i ragazzini attraverso il traffico di droga. Prima forniscono loro la droga, poi la vendono loro. Infine, li costringono a venderla. A quel punto, il giovane si indebita. E per ripagare questi debiti, è costretto a prostituirsi. E questo schema si ripete sempre».
In un altro libro sulle malefatte dei servizi per l’infanzia francesi, Claude Ardid ha definito l’Ase «la fabbrica dell’infelicità» (La fabrique du malheur, Éditions de l’Observatoire). L’autore denuncia «l’aumento della prostituzione minorile, non solo nei quartieri settentrionali di Marsiglia, ma anche nelle città circostanti: La Ciotat, Aubagne, Istres, Martigues. Un nuovo fenomeno sta ponendo un enorme problema: le case famiglia gestite dai servizi sociali per l’infanzia si stanno trasformando in veri e propri centri di reclutamento per ragazzine, la più giovane delle quali – secondo la Procura minorile di Marsiglia – aveva 11 anni quando la polizia ha arrestato i suoi protettori, che erano anch’essi… minorenni!».
Incubi che arrivano dai margini più disperati delle nostre società? Michel Amas svela una realtà più vicina di quanto si pensi: «Questo fenomeno colpisce tutte le classi sociali. La maggior parte dei bambini affidati ai servizi sociali proviene da coppie che si separano a causa di difficoltà. Vale a dire, il 60% dei nostri casi riguarda persone comuni che si separano per conflitti. Indipendentemente dalla posizione sociale, quando c’è un conflitto significativo tra i genitori, il bambino viene allontanato da esso e affidato ai servizi sociali. Quindi, ho figli di artigiani, medici, impiegati statali, moltissimi insegnanti e, tutto sommato, pochissime persone che vivono in condizioni di indigenza. Ciò che è orribile è che il ragazzino più piccolo che difendiamo ha 11 anni. Ragazzini si prostituiscono a 11, 12, 13, 14 e 15 anni».
E su queste storture banchettano gli orchi: «Semplicemente», continua Amas, «non siamo attrezzati per affrontare reti altamente organizzate, simili a Uber. Si tratta di un consumo di massa di bambini. Si può comprare un bambino con il proprio telefono in pochi secondi tramite Google». E il vivaio umano a cui attingere lo fornisce lo Stato.
