Caserta

Il ruolo della politica per il rischio ambientale - FOTO e VIDEO

A Caserta con Focus per Panorama d'Italia, l'appello degli esperti a una governance attenta a evitare la catastrofe climatica

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I relatori del convegno «Inquinamento e cambiamenti climatici: la Terra si trasforma» a Caserta in occasione di Panorama d'Italia - 10 novembre 2017 – Credits: Ada Masella

“Il cambiamento climatico? È un problema di scelte politiche, di investimento nella ricerca e nello sviluppo”.

A parlare è Paolo Vincenzo Pedone, direttore del dipartimento di Scienze e tecnologie ambientali biologiche e farmaceutiche dell’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli, durante la tavola rotonda su ambiente e cambiamenti climatici che Focus ha organizzato nella tappa di Caserta di Panorama d’Italia, dietro alla guida del direttore Jacopo Loredan.

 

La politica al centro

L’università campana è stata tra le prime a puntare sulle scienze ambientali e il docente sa bene cosa sta avvenendo, quali sono le cause del cambiamento che non è più soltanto un insieme di dati registrati da modelli matematici ma sempre più sotto gli occhi di tutti.

Ma la vera domanda è: si può porre rimedio a questo stato di cose? “Quello di cui abbiamo bisogno - prosegue - è di una governance globale e illuminata che sappia guardare al futuro”.

L'uomo è in pericolo

Chi invece lo sguardo ce l’ha rivolto prevalentemente al passato è Ilaria Baneschi, ricercatrice in geochimica ambientale e paleoclimatologia presso IGG-CNR sede di Pisa. Fresca di ritorno da Oslo, dove ha partecipato a una conferenza internazionale in cui si è fatto il punto della situazione nell’Artico, cartina di tornasole fondamentale per comprendere le modifiche oggi in atto nel clima.

Tra la sua osservazione di ciò che è stato e la comprensione dei fenomeni accaduti per prevedere il futuro, la ricercatrice si sofferma sul presente, spiegando che in alcuni mesi dell’anno nell’area si è registrato un innalzamento delle temperature rispetto alla media anche superiore ai tre gradi, un’enormità, che a sua volta ha scatenato effetti sull’intero ecosistema dell’area.

“Gli ecosistemi sono ‘programmati’ per ritrovare il loro equilibrio, ma non è detto che i nuovi assetti siano sempre vivibili per l’essere umano”, argomenta Maneschi.

Ci stiamo dunque muovendo nel modo giusto? “A mio avviso non abbastanza - replica Luigi De Rocchi, responsabile divisione studi e ricerche di Cobat, il Consorzio Nazionale per la Raccolta e il Riciclo - poiché i processi che si stanno mettendo in atto per interrompere e cambiare il verso non sono sufficienti. Una delle possibili alternative al modello di sviluppo  - che sta dimostrando di non essere più ecocompatibile - è l’economia circolare, modello sviluppo in cui le materie prime devono provenire dal riciclo, i prodotti devono durare di più, eliminando, per esempio, l’obsolescenza programmata, e devono essere progettati in modo da poter essere facilmente smembrati e riciclati”.

A essere chiamata in causa è ancora una volta la politica, che non può essere distratta o addirittura assente e dovrebbe invece agire con decisione in maniera organica a livello mondiale. Se questo non si verificherà - e con una certa rapidità - rischiamo di rimanere tutti vittima di una catastrofe ambientale e umanitaria.

A chiudere l’evento Daniele Mocio, tenente colonnello dell’Aeronautica Militare, che si concentra sui cambiamenti in ambito meteorologico, a partire da come funzionano i cicloni, secondo un principio diventato ormai uno slogan: “La climatologia è quello che ti aspetti, il meteo è quello che ti capita”.

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