Campani, gente aperta e affettiva: lo sospettavamo, ora lo sappiamo. Lo rileva senza incertezze l’indagine sociodemoscopica effettutata per Panorama d’Italia da Inthera, la società di content and data marketing del gruppo Mondadori, in occasione della tappa di Caserta. Ma a fronte di questi ed altri aspetti positivi sono emerse anche numerose negatività, che dovrebbero costituire uno spunto di riflessione, soprattutto per la classe politica nazionale e regionale.


La preoccupazione per il futuro

La più triste di tutti: solo il 46% dei campani sarebbe felice se i propri figli restassero nella terra in cui sono nati, un dato inferiore alla media nazionale, e il 71% dei campani è molto preoccupato per il futuro dei propri figli. “Da quest’analisi accurata emerge che qui non c’è solo un problema di pubblica amministrazione”, ha osservato Carlo Marino, sindaco di Caserta, che – in assenza del governatore De Luca, trattenuto da impegni istituzionali - ha commentato l’indagine alla Camera di commercio, interpellato da Giorgio Mulè, direttore di Panorama: “Manca evidentemente una fiducia che invece è essenziale e che a Caserta io credo ancora ci sia”.

Gli immigrati

Tra i dati positivi dell’indagine, risalta quello del 66% degli interpellati che dichiara di non tirarsi indietro dal dare una mano neanche a persone sconosciute (in Italia, la media è del 58%). Buono anche l’atteggiamento verso gli immigrati: il 40% dei campani interpellati pensa che siano un'importante risorsa per la crescita del Paese (contro il 36% dell'Italia) e il 44% non attribuisce loro la responsabilità del degrado di molte aree urbane (in Italia tale percentuale si ferma al 38%).

La famiglia

Quest’approccio positivo verso il prossimo e verso la vita nasce, e insieme si riflette, da un complessivo appagamento dei campani per la propria vita sentimentale (70%) e la propria famiglia, di cui l’82% del campione si è detto molto o abbastanza soddisfatto, più della media italiana.

I trasporti, gli ospedali e la sicurezza

Le note dolenti riguardano i trasporti (il 55% dei campani è poco o per niente soddisfatto), i servizi sanitari (44% poco o per niente soddisfatto) e la sicurezza (43% poco o per niente soddisfatto). Ma è poi quest’ultimo aspetto ad attirare le maggiori preoccupazioni. L’insufficiente sicurezza viene percepita come una vera e propria emergenza. Ben 8 campani su 10, infatti, sono molto preoccupati per la violenza ed il crimine e il 17% ha subito nell'ultimo anno un atto criminale nella località in cui vive (la media in Italia è del 14%).

A Caserta

“Parlando di Caserta”, ha precisato Marino, “i dati sui reati effettivi dimostrano che la città di Caserta è quella che sta migliorando di più rispetto agli altri capoluoghi in termini di riduzione dei reati, ma questo fatto oggettivo non è ancora ben percepito dalla gente”.

Il Servizio protezione per i richiedenti asilo e gli altri progetti

Mulè legge un post-it affisso da una mano casertana - giovanile, a giudicare dalla grafia – alla tabella della “Casa di Panorama”, in via Mazzini: “Caserta potrebbe essere… “, c’è scritto, con i puntivi sospensivi: “Ecco, io vi leggo una speranza… c’è ancora un’occasione, possiamo fare servizi migliori, sfruttare le occasioni migliori”, commenta il sindaco: “Non vedo tanto negatività quanto la percezione di una possibilità che non dobbiamo perdere. Abbiamo qui in città una forte coesione sociale, un forte spirito di socialità. Per esempio qui a Caserta, senza squilibri e clamori, abbiamo lo Sprar (cioè un “Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo”, ndr) più grande d’Italia. Ci vivono in 200, e fanno un’esperienza importante di inclusione sociale, senza costi per il Comune: partecipano al progetto ‘piedibus’ accompagnando i nostri bambini a scuola e lavorano gratis per il concessionario dei rifiuti o partecipano all’archiviazione dei documenti per i servizi pubblici, hanno una loro squadra di basket e partecipano alla vita teatrale con la loro compagnia”.

Ma c’è un modello-Caserta applicabile su pià vasta scala in Campania?, chiede in conclusione Mulè: “Secondo me sì, ma ci dobbiamo credere”, replica Marino: “La sfida è costruire dal basso la coesione sociale, dal territorio. Non basta più avanzare richieste al livello istituzionale! Chi presenta progetti credibili, forti e importanti, capaci di dare sviluppo, non deve essere ostacolate dalle correnti politiche. La sfida è davvero questa, riconquistare una comunità forte e coesa, che capisca… anche l’oceano, senza le singole gocce d’acqua che lo compongono, non potrebbe mai avere la grandezza che ha”.

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