Prima guerra del golfo desert storm kuwait iraq 1991
F-14 Tomcat in volo sopra i pozzi in fiamme del Kuwait durante l'operazione Desert Storm iniziata il 17 gennaio 1991 (Corbis/Getty Images)
Prima guerra del golfo desert storm kuwait iraq 1991
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Trent'anni fa l'operazione Desert Storm

La più grande offensiva militare dal 1945 partì la notte del 17 gennaio 1991 con il bombardamento di Baghdad. Poco più di un mese dopo, con la liberazione del Kuwait occupato da Saddam Hussein nel 1990 finì la prima guerra del Golfo

La guerra si materializzò agli occhi del mondo trent'anni fa, la notte del 17 gennaio 1991. Su Baghdad erano le 00:50, in Italia le 22:50, a Washington le 18:50. Alla televisione italiana l'annuncio fu dato in diretta dalla giornalista Silvia Kramar al Tg5 di Emilio Fede. Nelle ore successive all'annuncio, i grandi network internazionali daranno notizie a singhiozzo per la frequente caduta delle comunicazioni dalla capitale irachena finita sotto una pioggia di bombe, incollando tutto il mondo agli schermi per i giorni a venire con le memorabili dirette del corrispondente della rete televisiva americana CNN Peter Arnett. La più grande offensiva militare dal 1945 era cominciata.
L'operazione "Desert Storm", fu messa in atto da una coalizione guidata dagli Stati Uniti che comprendeva in prima linea Paesi europei come Francia e Inghilterra, ma anche nazioni come Arabia Saudita, Egitto, Siria a cui si aggiunsero due paesi che non dichiararono formalmente guerra all'Iraq: Italia e Canada. In totale gli Stati che appoggiarono l'uso della forza per la liberazione del Kuwait furono trentacinque. L'Urss, nel suo ultimo anno di vita, rimase neutrale ma critico nei confronti dell'operazione a causa dei legami economici stretti con il regime di Baghdad.
Due giorni dopo la scadenza dell'ultimatum imposto al rais Saddam Hussein, che aveva invaso il Kuwait nell'agosto del 1990, l'immensa forza offensiva aerea della coalizione si metteva in moto. A nulla erano serviti gli sforzi delle Nazioni Unite nelle operazioni diplomatiche durate lunghi mesi, tutte fallite per il rifiuto categorico da parte del dittatore iracheno di ritirare le truppe di invasione e neppure l'applicazione di pesanti sanzioni economiche. In tutta risposta, Saddam Hussein chiamò il mondo arabo alla "jihad" coinvolgendo l'ex nemico Iran e i Palestinesi dell'Olp facendo così temere un allargamento del conflitto verso Israele. Tra l'estate del 1990 e l'inizio delle ostilità gli Americani portarono a compimento la missione "Desert Shield", con il concorso di Esercito, Marina e Aviazione schierate nel Golfo Persico per la protezione del territorio saudita. Poco dopo l'arrivo delle forze Usa (tra le prime la portaerei USS Dwight D. Eisenhower), gli altri paesi si resero disponibili alla partecipazione alle operazioni nel Golfo. Per la Gran Bretagna l'Operazione "Granby", per la Francia "Daguet", per l'Italia "Locusta" (con l'apporto dei Tornado dell'Aeronautica Militare) e per il Canada "Friction". Alla vigilia delle operazioni belliche, nel dicembre 1990, la sola Us Air Force schierava 650 velivoli tra cui per la prima volta i cacciabombardieri "invisibili", gli F-117 "Stealth". La forza aerea era dotata dei più avanzati dispositivi per la guerra elettronica e per l'uso delle cosiddette bombe "intelligenti".


La notte del 17 gennaio 1991 i primi a colpire gli obiettivi strategici di Baghdad furono otto elicotteri AH-64 "Apache" della 101st Airborne Division, seguiti nelle ore successive da più di mille sortite di bombardamento in cui gli F-117"Stealth" (gli aerei invisibili) furono in grado di sorvolare l'abitato di Baghdad senza essere intercettati. Soltanto l'apporto di otto di questi velivoli micidiali permise di portare a termine il 31% degli obiettivi strategici. Lo scopo della prima fase dell'offensiva era quello di annientare a terra la forza aerea irachena e di colpire depositi di munizioni, raffinerie stazioni radar, postazioni contraeree con il lancio di missili Tomahawk e Cruise. In quelle ore su Baghdad piovvero più bombe che su Dresda e Berlino nei terribili bombardamenti della fine della Seconda Guerra Mondiale. Gli attacchi proseguirono incessanti per i giorni successivi, con l'impiego combinato di velivoli come gli F-15 "Eagle", gli F-18 "Hornet", Gli F-16 "Falcon" e gli F-14 "Tomcat" oltre agli F-111 "Raven" e i vecchi ma sempre validi EA-6b "Prowler". Oltre agli attacchi agli obiettivi militari sul territorio iracheno, l'attività delle forze aeree della coalizione furono concentrate nella difesa aerea del territorio saudita e nella intercettazione e distruzione delle batterie di missili "Scud", che le forze irachene lanciavano contro Israele e Arabia Saudita. Non mancarono i duelli aerei contro i velivoli dell'aviazione irachena che si erano salvati dagli attacchi al suolo rifugiandosi in territorio iraniano. Nei combattimenti aria-aria fu netta la superiorità della coalizione, con un solo caccia americano abbattuto contro 36 velivoli iracheni tra Mig, Sukhoi e Mirage. Dalla metà di febbraio 1991 le forze alleate si concentrarono sul bombardamento delle truppe di occupazione irachene nel Kuwait e su quelle schierate a sud dell'Iraq. Erano le premesse dell'offensiva di terra, che scattò il 24 febbraio e prese il nome di "Desert Sabre".

Due divisioni di Marines accompagnate da un contingente saudita penetrarono in territorio iracheno e kuwaitiano dalla zona nordorientale dell'Arabia Saudita. I Marines diressero direttamente verso Kuwait City, affiancati dalla 1a Divisione Corazzata britannica. Nel settore occidentale l'offensiva fu sferrata da due Divisioni aviotrasportate americane, la 82a e la 101a e dai Francesi della 6a Divisione Corazzata leggera dell'Armée de Terre. La resistenza irachena fu trascurabile, fatta eccezione per gli scontri noti come la "battaglia di Phase Line Bullet" (un punto a nord ovest di Kuwait City così nominato dalle coordinate del Gps, per la prima volta usato in guerra) tra la 1a e la 3a Divisione corazzata Usa e la Divisione corazzata irachena Tawakalna il 26 febbraio 1991. Inizialmente gli americani furono colti di sorpresa dal fuoco dei carri di fabbricazione sovietica T-72 essendo costretti ad arretrare momentaneamente. L'avanzata dei rinforzi americani con i carri Abrams, tecnologicamente superiori, ribaltò presto le sorti della battaglia, che terminò con due vittime americane colpite da fuoco amico e la completa distruzione dei carri iracheni. Il giorno seguente i Marines entrarono in Kuwait City e si scontrarono con l'artiglieria della Guardia Repubblicana di Saddam presso l'aeroporto della capitale, che impegnò le forze americane causando 19 morti e 48 feriti a fronte di un numero imprecisato di vittime irachene e centinaia di prigionieri dell'esercito del rais. Ormai dilaganti in tutto il territorio del Kuwait, gli americani si spinsero fino altre il confine entrando in territorio iracheno, mentre ciò che rimaneva delle forze armate di Saddam organizzava la ritirata lungo l'autostrada n.80 che da Kuwait City porta al confine con l'Iraq, dove fu colta dall'offensiva aerea americana nella notte tra il 26 e il 27 febbraio 1991. La distruzione fu tale che da quel giorno fu ribattezzata "L' autostrada della morte" a causa dell'ammasso di rottami di oltre 1.400 veicoli civili (sequestrati in Kuwait) e militari. Non fu mai certo il numero delle vittime che quest'ultimo atto dell'operazione "Desert Storm" causò, generando un'ondata di polemica a livello internazionale che costrinse il Capo di Stato Maggiore statunitense Colin Powell ad intervenire assicurando che la maggior parte degli occupanti furono in grado di abbandonare i veicoli e fuggire a piedi senza essere successivamente colpiti dagli aerei dell'Usaf. La massa impressionante di veicoli distrutti fu fotografata dai reporter e alimentò le polemiche soprattutto nel mondo arabo che aveva appoggiato la coalizione a guida statunitense e causò un forte dibattito nell'opinione pubblica americana. Il giorno seguente, con il resto delle forze irachene decimate e vicine al collasso, il Presidente degli Stati Uniti George Bush dichiarò il cessate il fuoco il giorno successivo, 28 febbraio 1991.
Ristabilita la sovranità del Kuwait e spenti i pozzi che a centinaia furono dati alle fiamme dagli iracheni in ritirata, la situazione dei due stati coinvolti nel conflitto era grave. Le infrastrutture del Kuwait erano state largamente danneggiate mentre l'Iraq devastato dai bombardamenti rimase nelle mani di Saddam Hussein, che non fu rimosso dal potere e che iniziò poco dopo una violentissima repressione della popolazione curda dell'Iraq nel nord del paese e contro gli Sciiti nell'Iraq meridionale. Negli anni seguenti l'operazione "Desert Storm" fu istituita una no-fly zone sul territorio iracheno, mentre i trattati di pace portati avanti dalle Nazioni Unite furono a lungo ostacolati dal rais, in particolare nell'impedire le ispezioni dei tecnici Onu alle installazioni militari irachene, un rifiuto che porterà dopo 12 anni alla Seconda Guerra del Golfo con un nuovo ultimatum a Saddam Hussein, anche questa volta rifiutato. Le ostilità si riapriranno il 20 marzo 2003.

Baghdad sotto attacco aereo in un video della notte del 17 gennaio 1991 (CNN via Getty Images)

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