Massimo Bossetti
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Yara, i 10 punti chiave del processo contro Bossetti

Dal dna alle ricerche sessuali nel computer, dalle celle telefoniche al centro estetico. Cosa dice la procura, come ribattono i legali del muratore

Il processo può iniziare. Il grande giorno è arrivato. Massimo Bossetti, il muratore accusato di aver ucciso la tredicenne Yara Gambirasio, può fare il suo ingresso dentro l’aula del tribunale di Bergamo dove sono state prese misure straordinarie per contenere l’eccezionale afflusso di giornalisti, fotografi e cameraman, anche stranieri.

Bossetti si troverà di fronte i sei giurati popolari e due togati, la presidente della corte Antonella Bertoja e il giudice a latere, Ilaria Senesi. La corte d’assise gli contesterà, oltre alla calunnia nei confronti di un collega, il reato di omicidio volontario aggravato dall’aver «adoperato sevizie e aver agito con crudeltà», per il quale rischia la pena dell’ergastolo.

La procura, rappresentata dal pubblico ministero Letizia Ruggeri, tirerà le somme di oltre quattro anni e mezzo di indagini certificate in 60 mila pagine di atti d’inchiesta, rafforzate da 120 testimoni che verranno chiamati a deporre. La squadra difensiva di Bossetti, capitanata dall’avvocato Claudio Salvagni, risponderà con 711 testimonianze, oltre a una cinquantina di esperti e consulenti.

La partita è aperta. Bossetti vuole la diretta televisiva, la procura non è d’accordo, la famiglia della vittima da sempre non ama il clamore mediatico. La seconda udienza è fissata per il 17 luglio, quando si comincerà ad entrare nel merito delle accuse che qui abbiamo riassunto in 10 punti, dal dna alle ricerche sessuali nel computer di casa. Una per una, cosa dice la procura, cosa ribatte la difesa.

1 - Il dna è la pistola fumante, la difesa lo ritiene nullo

Yara Gambirasio Ansa

Volendo provare a raffigurare le prove dell’accusa come un albero, il dna rappresenta il tronco, gli altri indizi sono rami. La difesa sa bene che se riesce a tagliarlo, tutto il resto crolla per terra.

Il dna di Massimo Bossetti, individuato tra i 22.450 profili raccolti, è stato ricavato da una traccia trovata sugli slip e i pantaloni di Yara, in una zona interessata da tagli, sia degli indumenti che del corpo. La traccia è mista, composta «molto probabilmente da sangue» della ragazza e del muratore, miscelate allo stato liquido. Circostanza che esclude la possibilità di un assassino diverso che vuole incastrare Bossetti portandosi dietro il suo sangue.

La difesa contesta il risultato delle analisi, perché la parte mitocondriale del dna non coincide con quella nucleare. In natura non esiste nessuna cellula senza mitocondrio, è la posizione sintetizzata dall’avvocato Salvagni. O la procura spiega da dove nasce l’anomalia, oppure la prova scientifica non è utilizzabile.

2 - Il ciuffo d'erba che Yara ha stretto prima di morire

YARA Un momento del sopralluogo scientifico a Chignolo d'Isola (Bergamo), sove è stato trovato il corpo di Chiara Gambirasio ANSA/GIAMPOALO MAGNI

Dove è stata uccisa Yara? L’anatomopatologa forense Cristina Cattaneo, che ha effettuato le analisi scientifiche, scrive di «elevata probabilità» che il corpo sia sempre rimasto nel campo di Chignolo d’Isola.

A partire dal momento della morte, avvenuta poche ore dopo la scomparsa. Le prove: il ciuffo d’erba stretto nella mano destra di Yara, i fusti attorcigliati alle caviglie, le tracce di terra nelle suole delle scarpe.

Secondo la difesa la ragazza potrebbe non essere morta lì e neppure quel giorno, perché l’accusa non ha dimostrato queste circostanze. La stessa Cattaneo parla di elevata probabilità, quindi nessuna certezza.

3 - Il furgone ripreso dalle telecamere

Alle ore 18:35:31 del 26.11.2010 (Telecamera POLYNT di via Caduti dell Aeronautica) si nota il furgone che transita in direzione di Locate - Mapello (BG). ANSA

La presenza di Massimo Bossetti nell’area che circonda la palestra viene dimostrata dagli inquirenti attraverso le immagini delle telecamere situate nella zona.

Il furgone Iveco daily del muratore viene ripreso transitare più volte dalle 18 alle 18,47, per poi ripassare alle 19,51. Dati che smentiscono la versione di Bossetti, il quale dice di essere passato da quella strada per fare ritorno a casa dopo il lavoro, come d’abitudine.

Per la difesa, l’immagine più nitida è quella ripresa dalla telecamera situata in via Caduti dell’aeronautica, dalla quale non si arriva comunque alla certezza che il furgone ritratto sia quello di Bossetti. Mentre le altre risultanze video sono talmente poco chiare da rendere impossibile le comparazioni.

4 - Il cellulare di Bossetti e quello di Yara legati da una cella telefonica

Alle ore 18:05:40 del 26.11.2010 (Telecamera Banca Credito Cooperativo sita nella via Rampinelli) si nota il furgone che transita sulla via Rampinelli e si immette sulla via Gotti. Ansa

Attraverso le analisi sulle celle telefoniche, i carabinieri del Ros hanno scoperto che il pomeriggio in cui Yara scompare, Massimo Bossetti non è andato al lavoro, circostanza poi confermata dai colleghi.

Alle 17,45 il suo cellulare aggancia la cella di via Natta, a Mapello. L’uomo è al telefono con il cognato mentre fa ritorno a casa, questa la sua versione, smentita dalle telecamere, che dimostrano un tragitto diverso. La stessa cella telefonica verrà agganciata da Yara alle 18,49, quando riceve il messaggio di un’amica.

La difesa parla di 120 mila utenze che risultano agganciate a quella cella in quella fascia oraria. Ed è assolutamente normale che ci fosse anche Bossetti, perché lui passa da quel punto tutti i giorni per far ritorno a casa dal lavoro.

5 - Il testimone davanti alla plestra

Il 30 novembre 2010, quattro giorni dopo la scomparsa di Yara, un uomo si presenta dai carabinieri e racconta di aver visto un cassonato bianco fare una manovra azzardata davanti al centro sportivo proprio nei minuti in cui la ragazza esce per tornare a casa. Per gli inquirenti è la conferma della bontà della prova raccolta attraverso le immagini delle telecamere.

Per la difesa, la testimonianza di Federico Fenili viene smentita da altre innumerevoli testimonianze che parlano di furgone e non di cassonato. Inoltre la particolare conformazione della strada renderebbe impossibile la manovra che Fenili racconta di aver visto.

6 - Le fibre dei sedili del furgone sui leggins di Yara

Il furgone IVECO Daily di proprietà di Massimo Bossetti. L'immagine è tratta dall'informativa finale della procura di Bergamo sull'inchiesta per l'omicidio di Yara Gambirasio. Milano, 27 febbraio 2015. ANSA

Per gli inquirenti è la prova che Yara è salita sul furgone del muratore. Sui leggins della tredicenne sono state trovate «fibre riconducibili al tessuto costituente la stoffa dei sedili» del furgone di Bossetti.

Interessante, ai fini dell’indagine, la zona dove sono stati trovati i reperti: la parte inferiore del giubbino e la zona del sedere dei leggins. Circostanza che lascia pensare a una posizione seduta assunta da Yara a bordo dell’automezzo, non costretta con la forza a stare sdraiata.

Per la difesa, migliaia di automezzi montano sedili con tessuti della medesima tipologia di quello di Bossetti. Motivo per cui le fibre non possono rappresentare un dato identificativo.

7 - Il centro estetico vicino casa Gambirasio

È il punto di contatto, potenziale, tra Yara e Bossetti: il centro estetico situato in via Gotti, a due passi da casa Gambirasio, dove il muratore si fermava spesso per fare le lampade solari.

Lì accanto c’è il dentista della tredicenne, a pochi passi c’è il supermercato dove va a fare la spesa. Yara passa di lì ogni giorno all’uscita di scuola per tornare a casa. Nessuno ha mai visto la ragazza e Bossetti insieme, come non è mai stato trovato nessun contatto telefonico tra i due.

Ma gli investigatori sono convinti che il solarium abbia un grande peso investigativo, tanto che Bossetti nega di averlo frequentato durante il primo interrogatorio di garanzia, salvo poi essere costretto a ammetterlo dopo la testimonianza della titolare del centro.

Per la difesa non lo avrebbe del tutto negato ma sminuito, perché in una famiglia con difficoltà economiche era spiacevole ammettere di aver speso soldi per un vezzo.

8 - La ragazza e il muratore si conoscevano?

È andata dai carabinieri nei giorni successivi l’arresto di Bossetti. Ha raccontato di aver visto le immagini in televisione e di aver riconosciuto l’uomo che le era rimasto impresso un giorno d’estate del 2010.

Alma Azzolin si trovava nel parcheggio della palestra di Brembate, dove aveva visto un uomo dentro un’auto grigia ferma che la fissava. La donna è certa che fosse Bossetti. Pochi minuti dopo, una ragazza di età fra 13 e 15 anni che «forse era Yara, ma non ne sono sicura», era arrivata ed era entrata nella macchina che corrisponde alla Volvo del muratore.

Per gli inquirenti, la prova che i due si conoscevano e che l’uomo non ha costretto Yara con la forza a salire sul furgone.

La difesa parla di testimonianza assolutamente inattendibile in quanto smentita da centinaia di testimonianze di segno di contrario: nessuno dei frequentatori della palestra ha mai visto Bossetti attorno o dentro il centro sportivo, né da solo né tanto meno in compagnia di Yara.

9 - Le "tredicenni per sesso" nel computer di casa

L'esterno della villa di Massimo Giuseppe Bossetti a Mapello, 16 giugno 2014.

ANSA /Giulia Dedionigi

Massimo Bossetti sarebbe stato ossessionato dalle ragazze dell’età di Yara. Per gli inquirenti la prova sarebbe ricavata dalla radiografia informatica effettuata nel computer sequestrato a casa del muratore.

Attraverso tecniche di navigazione privata o anonima, Bossetti avrebbe fatto ricerche digitando le parole «ragazzine rosse, tredicenni per sesso, vergini». L’ultima digitazione sarebbe stata registrata la mattina del 29 maggio 2014, pochi giorni prima dell’arresto, in un momento in cui i figli sono a scuola mentre lui risulta assente dal lavoro.

Per la difesa, queste risultanze sarebbero smentite dagli stessi consulenti del pubblico ministero. Si tratterebbe di ricerche generate automaticamente dalla navigazione in siti di carattere pornografico. Nulla a che vedere con la pedofilia, in ogni caso, tanto che non gli è mai stato contestato il reato specifico.

10 - Reale paura al momento dell'arresto o processo alle intenzioni?

Una foto rilasciata dall'ufficio stampa dei carabinieri mostra il presunto assassino di Yara Gambirasio, Massimo Giuseppe Bossetti mentre viene portato nella caserma del comando provinciale dei Carabinieri. Bergamo, 16 giugno 2014

ANSA /Ufficio Stampa Carabinieri

Dalle immagini riprese al momento dell’arresto si vedono i carabinieri che entrano nel cantiere mentre urlano che sono alla ricerca di lavoratori in nero. Per gli inquirenti, Bossetti avrebbe reagito con un moto di paura, qualcuno azzarda addirittura un improbabile tentativo di fuga.

Sarebbe la prova della malafede del muratore, il quale durante l’interrogatorio ammette di essere rimasto terrorizzato e di aver pensato addirittura che gli uomini delle forze dell’ordine potessero picchiarlo.

La difesa parla di evidente processo alle intenzioni. In quel momento Bossetti è una persona stralunata che non capisce quello sta succedendo. È piegato, ha i piedi nel cemento, motivo per cui è assurdo parlare di tentativo di fuga.

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