Ustica: il missile ed il muro di gomma
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Ustica: il missile ed il muro di gomma

Per la Cassazione ad abbattere il dc9 dell'Itavia fu un missile e ci fu depistaggio sulle indagini - Parla un parente delle vittime - le foto -

Venerdì 27 giugno 1980. L'aereo di linea Douglas DC-9 della compagnia italiana Itavia decolla dall'Aeroporto di Bologna diretto a Palermo. E’ tutto regolare. Tra la torre di controllo e il cockpit del Dc – 9, la cabina di pilotaggio, le comunicazioni sono quelle normali di un volo che non ha nessun problema. Ma questa normalità dura pochi minuti: tra le isole di Ustica e Ponza, l’aereo si squarcia in volo e sprofonda a 3.700 metri di profondità. A bordo ci sono 81 passeggeri, tra cui 13 bambini.

Ma delle vittime furono ritrovate e recuperate solo trentotto salme e, a causa della violenta esplosione che distrusse il velivolo, solamente su 7 fu possibile effettuare un’autopsia completa.

Ma che cosa accadde quella notte? Dopo oltre trent'anni di inchieste, molti aspetti di questo disastro, non sono ancora stati chiariti almeno ufficialmente. Non sono ancora stata fornita “ufficialmente” nonostante i tracciati aerei degli americani, la dinamica dei fatti, di come è stato colpito il DC-9.

In tre decenni  sono state 4 le principali ipotesi sulle quali gli inquirenti hanno indagato. La prima ipotizzava che il DC-9 era stato  abbattuto da un missile aria-aria sparato da un aereo militare;la seconda che poteva essere precipitato dopo essere entrato in collisione o in semicollisione, con un aereo militare; la terza per  un cedimento strutturale e l’ultima ipotesi per  una esplosione di una bomba piazzata a bordo.

Per molti  anni si è pensato alla tesi di un complotto internazionale. Eppure dagli enti militari, nazionali e alleati, non è mai giunta alcuna segnalazione di anomalie. Durante le indagini sul relitto, o su quello che era stato recuperato dalle profondità del mare, non è mai stato trovato alcun frammento di missile ma soltanto tracce di esplosivo. Questo, per anni, ha determinato uno scenario di guerra aerea nel quale il DC-9 Itavia si sarebbe trovato per puro caso, mentre era in volo livellato sulla rotta Bologna-Palermo

Il processo sulle cause e sugli autori della strage in realtà non è mai stato effettuato in quanto l'Istruttoria relativa definirà "Ignoti gli autori della strage" e concluderà con un non luogo a procedere nel 1999.
31 agosto 1999: si conclude l’istruttoria del giudice Priore con l'ordinanza di rinvio a giudizio-sentenza istruttoria di proscioglimento. Non si giunge però a determinare un quadro certo ed univoco di tale evento esterno. Mancano inoltre elementi per individuare i responsabili. «L'inchiesta», si legge nel documento, «è stata ostacolata da reticenze e false testimonianze, sia nell'ambito dell'aeronautica militare italiana che della NATO, le quali hanno avuto l'effetto di inquinare o nascondere informazioni su quanto accaduto»

Il 28 settembre 2000: nell'aula-bunker di Rebibbia appositamente attrezzata, inizia il processo sui presunti depistaggi, davanti alla terza sezione della Corte di Assise di Roma. Dopo 272 udienze e dopo aver ascoltato migliaia tra testimoni, consulenti e periti, il 30 aprile 2004, la corte assolve dall'imputazione di alto tradimento - per aver gli imputati turbato (e non impedito) le funzioni di governo - i generali Corrado Melillo e Zeno Tascio "per non aver commesso il fatto". I generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri vengono invece ritenuti colpevoli ma, essendo ormai passati più di 15 anni, il reato è caduto in prescrizione.

3 novembre 2005: anche il processo davanti alla Corte di Assise d'Appello di Roma,si chiude con l'assoluzione dei generali Bartolucci e Ferri dalla imputazione loro ascritta perché il fatto non sussiste. La Corte rileva infatti che non vi sono prove a sostegno dell'accusa di alto tradimento.

La Procura generale di Roma propose ricorso per cassazione chiedendo l'annullamento della sentenza della Corte d'Appello del 15 dicembre 2005, e come effetto dichiarare che «il fatto contestato non è più previsto dalla legge come reato» anziché «perché il fatto non sussiste». La legge inerente l'alto tradimento venne infatti modificata con decreto riguardante i reati d'opinione l'anno successivo.

Il 10 gennaio 2007: la prima sezione penale della Cassazione ha assolto con formula piena i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri dichiarando inammissibile il ricorso della Procura generale e rigettando anche il ricorso presentato dal governo italiano.

28 gennaio 2013: la Terza Sezione Civile della Cassazione stabilisce che fu un missile ad abbattere l'aereo; per questo condanna le amministrazioni dello Stato a risarcire i parenti delle vittime che avevano presentato domanda in tal senso nel giugno del 2010 presso la Corte d’Appello di Palermo, riconoscendo così le responabilità delle amministrazioni che dovevano garantire la sicurezza dei voli. L'ammontare dei risarcimenti è di 110 milioni di euro

22 ottobre 2013: Depositate le motivazioni della Cassazione: "Il depistaggio deve considerarsi definitivamente accertato ed è stata abbondantemente e congruamente motivata la tesi del missile sparato da aereo ignoto"

Questi gli ultimi minuti di volo del DC-9:
Alle 20:08: il volo IH870 decolla da Bologna diretto a Palermo due ore dopo il previsto perché ha accumulato ritardi nei voli precedenti; una volta partito, si svolge regolarmente nei tempi e sulla rotta assegnata fino all'ultimo contatto radio, tra velivolo e controllore procedurale di Roma Controllo, che avviene alle 20:59.
Alle 21:04: chiamata per l'autorizzazione di inizio discesa su Palermo, dove era previsto arrivasse alle 21:13, il volo IH870 non risponde. L'operatore di Roma reitera invano le chiamate; lo fa chiamare, sempre senza ottenere risposta, anche da due voli dell'Air Malta, KM153, che segue sulla stessa rotta, e KM758, oltre che dal radar militare di Marsala e dalla torre di controllo di Palermo. Passa senza notizie anche l'orario di arrivo a destinazione, previsto per le 21:13.
Alle 21:25: il Comando del soccorso aereo di Martina Franca assume la direzione delle operazioni di ricerca, allerta il 15º Stormo a Ciampino,
Alle 21:55: decolla il primo HH-3F e inizia a perlustrare l'area presunta dell'eventuale incidente. L'aereo è ormai disperso.

Ma la strage di Ustica secondo l’inchiesta del giudice Priore, ha portato con sé una scia di morti “sospette”, per l’esattezza 12 casi.
- Maresciallo Mario Alberto Dettori: trovato impiccato il 31 marzo 1987 in un modo definito dalla Polizia Scientifica innaturale[115], presso Grosseto. Mesi prima, preoccupato, aveva rovistato tutta la casa alla ricerca di presunte microspie[115]. Vi sono indizi fosse in servizio la sera del disastro presso il radar di Poggio Ballone (GR
- Maresciallo Franco Parisi: trovato impiccato il 21 dicembre 1995, era di turno la mattina del 18 luglio 1980, data dell'incidente del MiG libico sulla Sila. Proprio riguardo alla vicenda del MiG erano emerse durante il suo primo esame testimoniale palesi contraddizioni

- Colonnello Pierangelo Tedoldi: incidente stradale il 3 agosto 1980; avrebbe in seguito assunto il comando dell'aeroporto di Grosseto.

- Capitano Maurizio Gari: infarto, 9 maggio 1981; capo controllore di sala operativa della Difesa Aerea presso il 21º CRAM (Centro Radar Aeronautica Militare Italiana) di Poggio Ballone, era in servizio la sera della strage. Dalle registrazioni telefoniche si evince un particolare interessamento del capitano per la questione del DC-9 e la sua testimonianza sarebbe stata certo «di grande utilità all'inchiesta» visto il ruolo ricoperto dalla sala sotto il suo comando

- Giovanni Battista Finetti, sindaco di Grosseto: incidente stradale; 23 gennaio 1983. Era opinione corrente che avesse informazioni su fatti avvenuti la sera dell'incidente del DC-9 all'aeroporto di Grosseto. L'incidente in cui perde la vita appare casuale.

- Maresciallo Ugo Zammarelli: incidente stradale; 12 agosto 1988. Era stato in servizio presso il SIOS di Cagliari, tuttavia non si sa se fosse a conoscenza d'informazioni riguardanti la strage di Ustica, o la caduta del MiG libico.

- Colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli: incidente di Ramstein, 28 agosto 1988. In servizio presso l'aeroporto di Grosseto all'epoca dei fatti, la sera del 27 giugno, come già accennato, erano in volo su uno degli F-104 e lanciarono l'allarme di emergenza generale. La loro testimonianza sarebbe stata utile anche in relazione agli interrogatori del loro allievo, in volo quella sera sull'altro F-104, durante i quali, secondo l'istruttoria, è «apparso sempre terrorizzato»[117]. Sempre secondo l'istruttoria, appare sproporzionato - tuttavia non inverosimile - organizzare un simile incidente, con esito incerto, per eliminare quei due importanti testimoni.[118]

- Maresciallo Antonio Muzio: omicidio, 1º febbraio 1991; in servizio alla torre di controllo dell'aeroporto di Lamezia Terme nel 1980, poteva forse essere venuto a conoscenza di notizie riguardanti il MiG libico, ma non ci sono certezze.

- Tenente colonnello Sandro Marcucci: incidente aereo; 2 febbraio 1992. Non sono emerse connessioni con la tragedia di Ustica, a parte le dichiarazioni di un testimone.

- Maresciallo Antonio Pagliara: incidente stradale; 2 febbraio 1992. In servizio come controllore della Difesa Aerea presso il 32º CRAM di Otranto, dove avrebbe potuto avere informazioni sulla faccenda del MiG. Le indagini propendono per la casualità dell'incidente.

- Generale Roberto Boemio: omicidio; 12 gennaio 1993 a Bruxelles. Da sue precedenti dichiarazioni durante l'inchiesta, appare chiaro che «la sua testimonianza sarebbe stata di grande utilità», sia per determinare gli eventi inerenti al DC-9, sia per quelli del MiG libico. La magistratura belga non ha risolto il caso.

- Maggiore medico Gian Paolo Totaro: trovato impiccato alla porta del bagno, il 2 novembre 1994. Gian Paolo Totaro era in contatto con molti militari collegati agli eventi di Ustica, tra i quali Nutarelli e Naldini.

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