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Usa 2016: scontro sull'immigrazione

Nel quarto dibattito tra candidati repubblicani, Jeb Bush attacca Donald Trump per dimostrare di essere ancora in corsa

Fuochi d'artificio nel quarto dibattito

Chi si aspettava una notte di fuochi d'artificio a Milwaukee non è stato deluso. Il quarto dibattito tra candidati repubblicani non è stato noioso come il precedente. Anzi. Grazie agli attacchi di Jeb Bush contro Donald Trump l'incontro organizzato dalla Fox Business ha visto momenti intensi, con ripetuti scambi tra i contendenti.

Il protagonista della serata è stato proprio Bush. Doveva dimostrare di essere ancora in corsa; doveva capitalizzare una settimana in cui, grazie all'uscita del libro di memorie del padre George H. Bush, l'ex governatore della Florida è stato al centro dei riflettori.

Partito come favorito, Jeb Bush da tempo vivacchia nei bassifondi della classifica dei sondaggi delle primarie repubblicane, superato da Donald Trump e da Ben Carson, i due outsiders, e ora anche da Marco Rubio.

Per questo, nella serata di Milwaukee, Bush si è giocato molto, se non il tutto per tutto. Ha preso di mira Trump, ora in declino nei sondaggi, per recuperare consensi. Si è presentato come un politico esperto, realista, come un amministratore navigato, e ha cercato di affondare i suoi colpi sul terreno sul quale l'istrionico miliardario ha finora costruito le sue fortune elettorali: l'immigrazione.

Donald Trump vorrebbe costruire un muro sul confine con il Messico e rispedire a casa milioni di immigrati clandestini. Jeb Bush - che cerca di conquistare l'elettorato latino - lo ha attaccato su queste sue proposte. Lo ha fatto spalleggiato da un altro candidato: quel John Kasich, governatore dell'Ohio he ha avuto così la sua notte di gloria.

Trump ha ribattuto ai colpi, ma comunque sia, il suo stellone sembra essere appannato. Dello scontro hanno beneficiato altri due contendenti. Marco Rubio ha potutto rispondere indisturbato alle domande dei moderatori ed è os' uscito indenne dalla prova.

Lo stesso discorso vale per Ben Carson, l'ex medico, ora in testa nei sondaggi. Per lui una prestazione senza infamia e senza lode che non dovrebbe fargli perdere o acquisire consensi.

Vedremo se la tattia di Jeb Bush funzionerà. A 90 giorni dal primo voto in Iowa, il figlio e fratello di ex presidenti, sembra essere passato all'attacco. I suoi obiettivi sono in ordine Trump e Carson. Indeboliti loro due, il terzo dovrebbe essere Marco Rubio, l'unico in grado di poter veramente gareggiare per la nomination.

Jeb Bush dovrà dimostrare di essere degno dei due George che l'hanno preceduto. Ce la farà?

Un pò di noia e il ritorno dei vecchi leoni

Doveva essere il duello tra i due outsiders, ma si è risolto nel ritorno dei vecchi leoni. Il terzo dibattitto tra candidati repubblicani non ha visto le scintille tra Donald Trump e Ben Carson, coloro che si stanno contendendo il primo posto tra i sondaggi per le primarie.

I due sono rimasti nell'ombra. Nessun colpo, nessuna dichiarazione di rilievo. Per un'ora sono rimasti quasi invisibili sul palco della University of Colorado Boulder, il luogo dove la Nbcsn aveva organizzato l'incontro.

A emergere sono stati così Marco Rubio, Jeb Bush e Ted Cruz, il senatore del Tea Party. Tutti i critici sono unanimi. Loro tre hanno offerto la migliore performance. In particolare il primo, per una volta, ha tirato fuori il talento politico che l'aveva fatto diventare l'enfant prodige del partito e uno dei favoriti delle primarie repubblicane prima che la stella di Donald Trump lo oscurasse.

Lui e Jeb Bush hanno scambiato duri colpi. Ted Cruz, l'ultra conservatore si è inserito nel duello. Trump e Carson stavano a guardare, attenti a non fare passi falsi. Una plastica immagine di come potrebbe cambiare il vento in campo repubblicano nei prossimi mesi.

Ora Carson è in testa: ha superato Trump in alcuni sondaggi. Il miliardario è sempre in corsa, ma secondo alcuni analisti il momento migliore è già alle spalle. Carson potrebbe risplendere per qualche settimana ancora, ma quando il gioco si farà duro, allora saranno i candidati con maggiore esperienza politica a rientrare in corsa.

Un po' quello che si è visto in questo terzo dibattito. Durante il quale si è discusso soprattutto di economia. Occupazione e riforma del sistema fiscale. Ben Carson è apparso in difficoltà quando il moderatore ha contestato la bontà della sua proposta di aliquota unica al 15% per le tasse. "Porterebbe a un buco nelle casse federali di miliardi di dollari" - ha commentato il giornalista. "Non è vero" - ha risposto Carson.

Alla fine hanno vinto la noia e i vecchi leoni della politica. Rubio e Bush pensano di potercela fare, credono di poter recuperare il terreno perduto. Se Donald Trump è in fase declinante e Ben Carson è solo una meteora, lo diranno le prossime settimane. Se così fosse, Rubio e Bush sono lì, in agguato, pronti a giocarsi la partita per la Casa Bianca.

Il secondo dibattito

Fuoco di fila contro Donald Trump. Il secondo dibattito dei candidati repubbliani è stato caratterizzato da un continuo attacco nei confronti dell'istrionico miliardario che è in testa in tutti i sondaggi per le primarie del Gop.

Nella grande sala della Ronald Reagan Library a Simi Valley in California, Jeb Bush, Scott Walker e Carly Fiorina hanno cercato di colpire Trump mentre gli altri contedenti sono rimasti più defilati.

Il primo ad affondare è stato l'ex governatore della Florida. Bush - che era dato per favorito alla nomination prima dell'arrivo del ciclone Trump - ha accusato il miliardario di aver fatto opera di lobbying a favore dei proprietari dei casinò quando lui era alla guida del Palmetto State. "E' falso" ha ribattutto Trump. "E' vero, non ci sei riuscito solo perché io te l'ho impedito" - ha chiuso il fratello dell'ex presidente.

Anche Scott Walker, governatore del Wisconsin non è andato leggero. "Non abbiamo bisogno di un principiante alla Casa Bianca" - ha affermato, giocando sul nome del programma televisivo che era condotto da Donald Trump prima di iniziare la sua avventura elettorale.

Ma, lo scambio di colpi più significativo è stato con Carly Fiorina, l'unica donna candidata. Trump aveva detto in passato: "Come si fa a votare una con quella faccia..." Il conduttore della Cnn (che ha organizzato e mandato in onda il confronto) lo ha ricordato alla Fiorina. Lei ha risposto secca: "Credo che tutte le donne negli Usa abbiano sentito bene cosa abbia detto Trump". Questa frase ha scatenato il più lungo e intenso applauso della serata del pubblico presente.

Per i resto, il dibattito è scivolato via con domande sui vari temi d'attualità: politica estera, aborto, paga minima. Gli altri contendenti sono apparsi decisamente sotto tono. Ora si dovrà vedere se l'attacco concentrico nei confronti di Donald Trump porterà a dei risultati.

Ma, il fatto stesso che sia stato lanciato da Jeb Bush, così moderato in tutte le altre occasioni, e da Scott Walker, un altro dei favoriti per la nomination, fa comprendere quanto il "pericolo" Trump sia per loro reale. Fino a qualche settimana fa non era preso sul serio. Ora fa paura. Se vogliono vincere  devono fermare la corsa del miliardario. A tutti i costi,

Il dibattito di Cleveland

Tutti gli occhi erano puntati su di lui: Donald Trump.

Nel primo dibattito televisivo dei candidati del Partito repubblicano era l'uomo da battere, visto che si trova in vantaggio nei sondaggi.

E, infatti, l'estroso miliardario è stato sottoposto a un fuoco di fila dai moderatori della Fox News, la televisione filo repubblicana che ha organizzato il dibattito in Ohio, uno degli stati più importanti dal punto di vista elettorale. Trump è stato al gioco. Nessun atteggiamento troppo istrionico, nesuna frase troppo politicamente scorretta, anche quando è stato accusato di essere misogino.

Ha voluto però lanciare un sasso: se non dovesse vincere le primarie potrebbe correre da solo, come indipendente.

Per il Gop sarebbe un grosso problema. Per il resto, il dibattito è stato scontato, quasi noioso, con i giornalisti della Fox che incalzavano i partecipanti con domande sulle loro posizioni politiche, cercando di riportarli all'ortodossia repubblicana laddove questi deviavano (piano clima di Obama, politica estera e aborto).

Alla fine non c'è stato un vincitore, ma neppure un perdente. Siamo solo all'inizio. La strada per la nomination è ancora lunga.

Nelle prossime pagine il roster del Gop

Jeb Bush

Jeb Bush (all'anagrafe John Ellis), 62 anni, è il grande favorito in campo repubblicano. Figlio di George H. e fratello di George W. (rispettivamente, il 41° e il 43° presidente degli Usa), l'ex governatore della Florida vuole mantenere le tradizioni di famiglia. Ha l'appoggio dell'establishment del partito, ma il suo lato debole è la comunicazione: non ha grande carisma. Il suo messaggio, molto moderato, rischia così di apparire debole. I sondaggi per ora lo danno comunque in testa nelle primarie repubblicane e a pochi punti da Hillary Clinton.

Scott Walker

Il governatore del Wisconsin potrebbe essere la vera sorpresa di queste primarie repubblicane. 47 anni, in carica ormai da cinque anni, Scott Walker è riuscito con abilità a bruciare le tappe e ora tallona Jeb Bush nei sondaggi. Piace perché è riuscito a coniugare le due facce del conservatorismo: quella economica e quella dei valori morali. E' diventato famoso per il lungo braccio di ferro, poi vinto, con i sindacati del suo stato. Il suo mito è Ronald Reagan. Ultra liberista convinto, Walker, ha posizioni nette anche su temi come il matrimonio omosessuale e l'aborto. Totalmente contrario al primo (ha fatto votare una legge che li vieta nel suo stato), accetta l'aborto solo in caso di incesto o violenza.

Marco Rubio

Sei anni fa era stato chiamato l'Obama repubblicano. Lui, figlio di esuli cubani, era visto come l'enfant prodige del partito repubblicano. Ora che si è candidato alla Casa Bianca si vedrà se le promesse verranno rispettate. Per ora, il 44enne senatore della Florida è nel gruppo. Non guida la gara, non spicca sopra gli altri. Anche lui sembra essere penalizzato dalle posizioni troppo moderate. In un'epoca di radicalizzazione (ma anche di stanchezza) della politica, il suo profilo politico appare troppo legato a Washington, al Palazzo, ai giochi di potere. E pensare che un tempo, qualche anno fa, sembrava vicino al Tea Party. Ma, ora che neanche quel movimento gode di buona salute, Rubio sembra essere costretto a barcamenarsi tra un'anima e l'altra del GOP. Potrebbe puntare al voto dei latinos, ma le sue posizioni ondivaghe sulla riforma dell'immigrazione gli hanno fatto perdere consenso anche tra gli ispanici.

Rand Paul

Tra i candidati repubblicani è forse il più anomalo. Ma anche in questo caso, la sua è una tradizione di famiglia. È figlio, infatti, di Ron Paul, il deputato che più volte si è presentato per la corsa alla Casa Bianca. Lui, Rand, segue le orme del padre. Per la prima volta si candida alle presidenziali e, come il padre in passato, sposa delle posizioni non comuni al resto dei concorrenti. 52 anni, Rand Paul è un conservatore libertario. Non sopporta le ingerenze del governo federale nelle vite degli americani, ha battagliato per la riforma dell'Nsa, vorrebbe una riforma fiscale che portasse a una sola aliquota per tutti i cittadini, è contrario all'aborto, ma favorevole all'uso della marijuana per scopi terapeutici, non sembra demonizzare i matrimoni omosessuali e in politica estera è quasi isolazionista. Per alcuni analisti potrebbe essere il vero outsider delle primarie.

Chris Christie

Politico di navigata esperienza, Chris Christie è incappato un paio di anni fa in un piccolo scandalo (non ancora chiuso) che ne ha macchiato la reputazione. È stato accusato di aver voluto danneggiare per vendetta il sindaco di Fort Lee, un democratico che non l'aveva appoggiato nella corsa a governatore del New Jersey. Per farlo, Christie avrebbe fatto chiudere improvvisamente due dei tre ponti che collegano il suo stato a New York. Risultato: uno dei peggiori ingorghi della storia. È ancora in corso un'inchiesta federale per stabilire se Christie abbia avuto veramente delle responsabilità, ma l'opinione pubblica non ha dimenticato quel passo (comunque) falso.  Se non ci fosse stato, Christie avrebbe potuto essere uno dei favoriti. Si è anche messo a dieta per la gara. Un avversario democratico disse che con quel peso rischiava presto di morire alla Casa Bianca. Da allora, Christie ha iniziato a perdere chili.

Ted Cruz

I suoi avvocati affermano che non ci sono problemi: il luogo di nascita non gli impedirà di entrare alla Casa Bianca. La Costituzione, in realtà, dice con chiarezza che solo chi è nato sul suolo americano può diventare presidente degli Stati Uniti. Ma Ted Cruz, nato a Calgary, in Canada, nel 1970, figlio di un immigrato cubano e di un'americana di origine italiana, non ha alcun dubbio: nel 2016 può essere eletto. Questo vulcanico e sanguigno senatore repubblicano del Texas si è spesso comportato così: ha rotto le regole pur di raggiungere il suo obiettivo politico. Lo ha fatto in passato e lo farà anche in futuro. E neppure il presente sfugge alla golden rule del 45enne ex studente di Princeton e Harvard. Ted Cruz è un campione degli ultra conservatori. Su posizioni radicali, il nuovo candidato punta a coagulare i voti dei cristiani evangelici, la destra religiosa, e del Tea Party.

Donald Trump

Per l'istrionico uomo d'affari, questa potrebbe essere la volta. Ha speso un milione di dollari per vedere se c'è spazio per una sua candidatura alla Casa Bianca. Ci aveva già pensato nel 2010 (e quattro volte prima di allora), poi aveva rinunciato. Donald Trump è uno dei personaggi pubblici più famosi negli Usa. Una fortuna costruita con il mattone, il miliardario è diventato poi molto conosciuto per le sue dichiarazioni controcorrente e poco politically correct e per la partecipazione a un reality show molto seguito dagli americani. Con i suoi toni e i suoi modi, Trump è però un uomo che divide e non unisce. Non proprio una fattore positivo per chi aspira a essere il presidente.

Ben Carson

Benjamin Solomon "Ben" Carson, è un volto nuovo delle primarie repubblicane. Nato nel 1951, questo neurochirurgo è diventato famoso per essere stato il primo a portare a termine l'operazione di separazione di due gemelli che erano nati con le teste attaccate una all'altra. Nel 2008 è stato premiato da George W. Bush per quell'intervento. Poi, si è dato anche lui alla politica. La sua carriera è iniziata dopo aver preso parte ad alcuni convegni di associazioni conservatrici. Fino al 2014 diceva di essere apartitico, poi ha aderito al Partito Repubblicano. Molto religioso, ha posizioni estremamente dure contro gli omosessuali e le unioni di persone dello stesso sesso, è contrario alla legalizzazione della marijuana. La sua figura sta prendendo piede in campo repubblicano, ma Ben Carson non sembra avere molte possibilità di vincere le primarie. 

Carly Fiorina

L'hanno chiamata la Clinton repubblicana. In realtà, Carly Fiorina ha poco a che vedere con Hillary. Manager prima di successo e poi invece contestata  per la sua gestione (è stata la numero uno della Hewlett-Packard, ma la sua esperienza è finita tra le polemiche), l'unica donna candidata in campo repubblicano, non sembra avere grandi speranze di vincere le primarie. &0enne, la sua unica esperienza politica è stata dare un mano alla campagna di John McCain  nel 2008 e tentare di vincere il seggio di senatore della California nel 2010. In entrambi i casi è andata male. Con il passare degli anni il appeal politico non è aumentato.

Rick Santorum

Rick Santorum ci riprova. Nel 2012 aveva avuto un attimo di notorietà, ma poi era stato costretto a lasciare la gara, schiacciato da Mitt Romney. Oggi, l'ex senatore della Pennsylvania non sembra avere maggiori speranze di allora, ma per il figlio di un immigrato italiano e di una immigrata irlandese, il secondo tentativo appare più un modo per riprendere la scena politica che altro. 57 anni, cattolico conservatore, Santorum ha fatto della morale e della bioetica i suoi terreni di battaglia.

Micke Huckabee

Governatore dell'Arkansas per una decina di anni dal 1996, Mike Huckabee è alla sua seconda gara per la Casa Bianca. E'un personaggio molto conosciuto. 59 anni, ministro della Chiesa Evangelica Battista, Huckabee è anche un commentatore della Fox News Television. Il suo attimo di gloria lo ebbe nel quando vinse le primarie in Iowa, sconfiggendo politici del calibro di John McCain e Mitt Romney. Poi però la sua stella mise di brillare e fu costretto al ritiro. Ora ci riprova.

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