Una buona riforma della scuola, da applicare
ANSA/GIUSEPPE LAMI
Una buona riforma della scuola, da applicare
News

Una buona riforma della scuola, da applicare

Le parole d'ordine giuste: merito, innovazione, responsabilità, autonomia, valutazione. Vedremo cosa succede al Senato. E poi nel paese

Passa la riforma della “buona scuola” alla Camera (per ora, vedremo intanto cosa succederà al Senato) e le parole d’ordine sono quelle giuste: merito, innovazione, responsabilità, autonomia, valutazione.

Ma come spesso avviene in questo Paese di chiacchieroni, bisognerà vedere se alle promesse corrisponderanno i fatti.

Se per esempio i nuovi laboratori resteranno sulla carta come il cartello “vendesi” nella vetrina del rigattiere (si vende il cartello, non il negozio).

Assunzione di 100mila
E, certo, non depone a favore della riforma la decisione di assumere 100mila precari, disallenati e dispersi, per i quali lo Stato è pronto a spendere una cifra che ben altrimenti poteva esser destinata ai ragazzi, e all’ammodernamento degli istituti.

Quella misura non ha l’effetto reale di coprire i buchi di supplenza, è rivolta a una platea di beneficiari riconoscenti più che alla soddisfazione di esigenze degli studenti (che dovrebbero essere i veri protagonisti).
La scuola, infatti, dovrebbe esser concepita per gli studenti prima che per i professori.

Eppure. Ci sono in questa riforma innovazioni importanti. La prima, per quanto controversa, indica un’inversione di rotta rispetto alla filosofia della “no competition” che ha finora dominato nel pubblico.

Presidi responsabili
La responsabilizzazione dei presidi non crea “rambo”, per dirla con Matteo Renzi professore con i gessetti alla lavagna di Palazzo Chigi. Piuttosto, attribuisce a ogni dirigente scolastico un ruolo decisivo in quanto davvero decisionale. Bilanciato dalla trasparenza delle scelte su Internet, con tanto di cv dei professori selezionati (ma assunti dallo Stato). Va nel senso di un adeguamento della scuola italiana ai tempi e al mondo il potenziamento delle “competenze digitali” degli studenti, incluso l’utilizzo “consapevole” dei social network e dei media.

Edilizia scolastica
Leggiamo che nella riforma ci sono soldi che vengono stanziati per migliorare le strutture e in generale per l’edilizia scolastica. Briciole rispetto a quelli che serviranno per pagare gli stipendi ai nuovi assunti. Ma è comunque un segnale da apprezzare.

Il voucher per l'aggiornamento
Il voucher da 500 euro per l’aggiornamento dei docenti (libri, spettacoli, eventi) non va disprezzato.
E se “autonomia della scuola” significa responsabilità del preside e valutazione dei professori, questo è da salutare positivamente.

Il ranking, gli Invalsi
Non a caso, la protesta sindacalizzata che ha avuto il cattivo gusto di strumentalizzare anche gli alunni contro gli Invalsi, ha preso di mira lo strumento di valutazione per eccellenza. Strumento che a parte qualche difetto, qualche caduta, qualche scivolone, risponde però a uno studio consolidato e a un’esperienza che appartiene alle procedure “invalse” in tutto il mondo.
L’idea di “ranking”, classificazione, che dai licei arriva fino alle Università, da noi è quasi sconosciuta. Nel mondo è quella che porta avanti il sistema.
In Paesi come gli Stati Uniti, le liste di studenti meritevoli vengono pubblicate dai quotidiani locali.
In Italia, chi eccelle viene represso e ridimensionato, quasi fosse una colpa. E manca quel rapporto diretto tra allievo e professore che fonda l’attività della scuola su una collaborazione costante e partecipata.

Il tempo di permanenza nella scuola
Per questo è anche importante valorizzare e prolungare il tempo di permanenza negli istituti. Certo, gli insegnanti obietteranno che per avere una convenienza a restare di più tra le mura della propria scuola bisognerebbe avere a disposizione una scuola, cioè strutture per la didattica.

L'apertura al lavoro
Necessaria, ma ancora timida, l’apertura al lavoro. Lì è proprio la filosofia dei nostri ragazzi (e di noi genitori) che deve cambiare.
La vera riforma sarebbe costruire palestre efficienti, teatri, laboratori avanzati, svolgere una manutenzione adeguata. E fare i conti con la realtà. Suggestiva l’idea di far svolgere alcuni insegnamenti in inglese, ma se i professori non lo parlano, la suggestione diventa paradosso. Chi vivrà, vedrà.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti