Time: la grandezza di Papa Francesco
Time: la grandezza di Papa Francesco
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Time: la grandezza di Papa Francesco

Ha vinto la religione sulla politica e sullo spettacolo. Ha vinto la cifra sovrumana di Papa Bergoglio, quasi un angelo caduto sulla terra come le creature del Cielo sopra Berlino

Papa Francesco “persona dell’anno” per la rivista americana Time. Una scelta sacrosanta, anche perché a dirla tutta non c’era gara coi numeri 2 e 3 nelle preferenze dei lettori: il tiranno siriano Bashar Al Assad e la cantante di tutte le teenager Miley Cyrus. Ha vinto la religione sulla politica e sullo spettacolo. Ha vinto la cifra sovrumana di Papa Bergoglio, che non solo è il primo Pontefice non europeo in 1200 anni, ma è arrivato “dalla fine del mondo”, senza un sondaggio che lo accreditasse come primo fra i papabili.

“Dalla fine del mondo” lo ha detto lui stesso: una suggestione che mi ha ricordato certe strane allucinazioni cinematografiche di Wim Wenders, l’autore del “Cielo sopra Berlino” che ha saputo raccontare in un film la caduta degli angeli, creature divine che tanto si prendono a cuore i destini dei loro protetti da precipitare alla condizione di umani. E da macchiarsi il candore delle ali nel fango dell’umanità triste di cavalcavia e periferie. 

Francesco è un po’ questo: l’angelo caduto dal cielo per stare accanto a ciascuno di noi, in particolare ai più fragili, ai più sventurati. Agli ultimi. Un Papa dalle mille sorprese. Versione patinata del combattente Giovanni Paolo II. Papa argentino di origini italiane. Latino, buono, simpatetico, espansivo. È il Papa che si iscrive ai gruppi animalisti. Il Papa che dice “buonasera” il giorno della sua elezione, come uno qualunque. Il Papa che incredibilmente afferma: “Chi sono io per giudicare i gay?”. “Sei il Papa!”, verrebbe da rispondergli. Il Papa che tutti potremmo un giorno incontrare per strada, com’è successo a un mio amico americano che vive a Roma e portava a spasso il cane con la compagna a San Giovanni, Roma. C’era il Papa, quel giorno, in piazza e lui non se n’era accorto. Ma Francesco si era accorto di lui, ha visto la coppia, il cane, li ha chiamati con un cenno (la scorta si è limitata a far spegnere il cellulare). E il Papa li ha salutati e benedetti e ha carezzato e coccolato a lungo il cane (il mio amico pregava che non mordesse, non sai mai). È il Papa che mi dicono abbia un amico italiano che lo conosceva avendo vissuto in Argentina e che lo ha aiutato a recuperare i bagagli in albergo la sera in cui è stato eletto. Storie così. Che non ho verificato. Leggende o realtà, ma verosimili (e questo significa).  

La Storia ci dirà se Papa Bergoglio è pure il Pontefice capace di scardinare la plurisecolare pesantezza di marmo della Curia romana. Se con lui la Chiesa si sarà aperta a un’interpretazione pragmatica dei valori che mutano e delle esigenze di un mondo che esplode demograficamente. Francesco è un missionario. Un Papa angelico. Se il soprannome non fosse stato già bruciato dalla storia con Giovanni XXIII, per noi sarebbe il Papa Buono. Emblematica anche l’ultima sua affermazione su Maria come ragazza delle periferie.

Ci sta che sia la “persona dell’anno” di Time. Resta solo un dubbio, legato a questa sua immagine di angelo troppo vicino, di angelo precipitato sulla terra. Il Papa deve mantenere una qualche distanza? Il Papa deve fare il Papa come ce l’aspettiamo, cioè eroico come Giovanni Paolo II ma anche coerente col proprio ruolo di difensore sia pure anacronistico della visione tradizionale dell’amore e della famiglia? O può contaminarsi al limite della tolleranza che assolve qualsiasi comportamento? È bellissimo che anch’io possa prendere il telefono e parlare con Francesco. Ma alla fine gli angeli di Wenders diventano uomini buonissimi. E perdono le ali.

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