Tutte le 'rivoluzioni' della stampante 3D
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Tutte le 'rivoluzioni' della stampante 3D
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Tutte le 'rivoluzioni' della stampante 3D

Fino a pochi anni fa la stampante 3D era esclusivo prototipo al servizio della scienza, oggi produce anche oggetti di vario tipo a costi sempre più accessibili

Nel mondo del “fino a ieri inimmaginabile” si trovano alcuni gioielli della tecnologia dai molteplici usi. Fra questi la stampante 3D che sta guadagnando terreno sulla strada della commercializzazione. Un balzo in avanti pari a quello della macchina a vapore. Fino a pochi anni fa esclusivo prototipo al servizio della scienza, oggi produce anche oggetti di vario tipo a costi sempre più accessibili.

A questo proposito, il giornalista americano Chris Anderson, che prima di tutti ha raccontato la rivoluzionaria tendenza della cultura digitale, afferma che “uscendo dalla produzione di massa, standardizzata, la stampa tridimensionale favorisce l’individualizzazione e la personalizzazione”. Gran bella cosa, con un rovescio della medaglia, però, da tenere attentamente in considerazione. Siamo nell’ambito dell’economia dell’abbondanza e quando si tratta di oggetti, il superfluo è all’ordine del giorno.

E non solo il superfluo. La nuova coscienza drammaturgica, generata degli infiniti spazi “sociali” sempre a disposizione, se da una parte sembra favorire l’espandersi di una visione globale, dall’altra esaspera la tendenza narcisistica dell’essere umano che, nel reiterato tentativo di rimirare se stesso, ne resta intrappolato.

Ne sono un esempio tangibile le statuine che riproducono perfettamente il soggetto di una fotografia. Lanciate sul mercato in occasione dello scorso Natale, dopo il successo giapponese, sono riproposte in Internet in vari modelli. Grandi minimo 15 centimetri, massimo 35 per un costo che varia fra i 200 e i 1300 euro. “Crediamo che le riproduzioni di se stessi in 3D siano una valida alternativa ai vetusti ritratti – dichiarano Kristina Neurohr e Timo Schaedel, fondatori del sito Twinkind – anche perché grazie alle nostre macchine siamo in grado di riprodurre anche i più piccoli particolari come le espressioni del viso, le texture dell’abbigliamento o dei capelli”. Valida in che senso? Rigirare fra le mani una mini riproduzione di sé piuttosto che soffermarsi sul proprio ritratto ha implicazione psicologiche ben diverse.

Fino a oggi le statuine erano riservate ai personaggi delle fiabe e dei cartoni animati. Con quelle si giocava, si inventavano storie infinite, si sognava. Poi si sono aggiunti gli action figures, impersonati dagli attori, ed era bello anche solo tenerlì lì, sulla scrivania, a ricordo di un film appassionante. Erano altro da sé, eroi con grandi abilità o poteri magici, e possedevano una valenza simbolica.

Con una statuina che rappresenta noi stessi cosa faremo? Le persone non sono giocattoli. Finiremo in mezzo ai Puffi o in bella vista sul camino? Ci posizioneremo nel presepe, magari in prima fila vicino alla capanna? Ve li immaginate i bambini che giocheranno con se stessi o con genitori e nonni in miniatura?

Inevitabile citare il mito di Narciso, che a furia di rimirarsi nelle acque dello stagno e desiderare di avvicinarsi il più possibile a quel sé riflesso, nello stagno ha trovato l’isolamento ossessivo e l’ alienazione da sé. Non è così che si esprime il sano e necessario amore per se stessi e non è di questo che l’uomo ha bisogno. Già tanto lontano dalla sua umanità, è urgente che si ritrovi. Per farlo, la statuina che lo personifica gli sarà d’aiuto?

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