Quattro anni in televisione non sono una pausa: sono un’era geologica. Eppure, quando si parla di Euphoria, il tempo si comporta diversamente. La serie HBO creata da Sam Levinson, divenuta nel frattempo un culto globale, un atlante emotivo della Generazione Z e un laboratorio estetico che ha ridefinito l’immagine televisiva del desiderio, del trauma e dell’identità, torna finalmente con la sua terza stagione, in arrivo dal 13 aprile su Sky e in streaming su NOW, in contemporanea con gli Stati Uniti.
Otto episodi che promettono di riscrivere ancora una volta il linguaggio del teen drama — un genere che Euphoria ha elevato a tragedia contemporanea, estetica pura, specchio acuminato della fragilità.
Un cast che è già mito: Zendaya, Schafer, Sweeney, Elordi
Tornano i volti che hanno trasformato la serie in un fenomeno della cultura pop: Zendaya, Emmy alla mano, Hunter Schafer, Jacob Elordi, Sydney Sweeney, Maude Apatow. Tornano anche le seconde linee che di “secondo” non hanno mai avuto nulla: Alexa Demie, Eric Dane, Martha Kelly, Chloe Cherry, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Toby Wallace.
E questa volta la serie alza ancora l’asticella: tra le guest star ci saranno Sharon Stone, icona assoluta della femminilità cinematografica, e Rosalía, una delle voci più influenti della musica globale. Una combinazione esplosiva che conferma quanto Euphoria sia diventata un magnete culturale, in grado di attirare figure che normalmente vivono su altri pianeti creativi.
Un salto di maturità: fuori dal liceo, dentro il mondo reale
La logline ufficiale della terza stagione è un manifesto: “Un gruppo di amici d’infanzia si confronta con il valore della fede, la possibilità di redenzione e il problema del male.”
L’adolescenza, insomma, non è più un muro contro cui sbattere, ma un confine da oltrepassare.
La serie li accompagna oltre il perimetro del liceo, dentro un mondo che non ha più corridoi, orari, insegnanti, ma solo scelte, cadute, possibilità. Una nuova età narrativa che pretende più profondità, più conseguenze, meno protezione.
La rivoluzione estetica: la stagione girata in 35mm e 65mm
La terza stagione di Euphoria non è solo un ritorno: è una dichiarazione di poetica. Girata in nuova pellicola KODAK, prima in 35mm e poi in 65mm — e qui si parla di una rarità assoluta per la televisione contemporanea — la serie inaugura un’estetica più ampia, materica, monumentale.
Il direttore della fotografia Marcell Rév, insieme a Levinson, ha lavorato direttamente con Kodak per sviluppare un formato adatto a un racconto che si apre, che cresce, che abbandona le aule scolastiche e si confronta con il mondo.
Il 65mm, mai usato in modo così significativo in una serie di finzione, promette un’immagine che respira diversamente: più larga, più fisica, più vicina al cinema d’autore che alla serialità.
È un cambio di pelle, e anche un cambio di ambizione.
Un universo produttivo che racconta la complessità del progetto
Dietro la terza stagione torna la squadra che ha trasformato Euphoria in un caso di studio per critici ed esteti:
Sam Levinson come creatore, sceneggiatore, regista e produttore esecutivo; A24 come partner creativo; Ashley Levinson, Kevin Turen, Sara E. White e Drake tra i produttori; e poi la lunga lista di nomi che hanno costruito la serie come una macchina di precisione emotiva e visiva.
Euphoria resta, come sempre, basata sull’omonima serie israeliana di HOT, creata da Ron Leshem e Daphna Levin, ma negli anni ha costruito un immaginario completamente autonomo, una grammatica riconoscibile, un modo nuovo di guardare al dolore.
Perché Euphoria è ancora il punto zero della cultura pop
Perché non è un racconto generazionale: è un paesaggio emotivo. Perché non parla “ai giovani”: parla con loro, usando il loro stesso linguaggio — visivo, musicale, affettivo. Perché non finge di offrire risposte, ma pretende che lo spettatore si confronti con le domande.
E perché ogni sua immagine è una dichiarazione: il corpo come battaglia, la bellezza come ferita, l’amicizia come ancora, la dipendenza come abisso, l’amore come enigma.
Il 13 aprile non comincia solo una nuova stagione. Ricomincia un discorso che la cultura pop non ha ancora finito di decifrare.







