Lampedusa un anno dopo: "Ricordiamo con il silenzio"
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Lampedusa un anno dopo: "Ricordiamo con il silenzio"
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Lampedusa un anno dopo: "Ricordiamo con il silenzio"

La donna che il 3 ottobre 2013 ha dato l'allarme e ha salvato 47 migranti denuncia: "Stanno strumentalizzando questa tragedia". E racconta di Abraham

"Noi commemoriamo con il silenzio. È solamente il silenzio che può rendere omaggio alle 368 persone che sono morte con il sogno nel cuore di raggiungere l’Europa". Sono le prime parole di Grazia Migliorini, abitante di Lampedusa che quella drammatica notte del 3 ottobre, ha salvato 47 persone.

Grazia si trovava a pochi decine di metri dal luogo in cui il barcone è naufragato. "Quella notte, proprio come capita molto spesso, io e altri sette amici, siamo usciti con la mia barca di 10 metri per trascorrere qualche ora di tranquillità" ricorda a Panorama.it. "Verso le 5 del mattino abbiamo sentito delle voci, gente che urlava e chiedeva aiuto. Così siamo usciti fuori e abbiamo visto in mare 200 persone che si dimenavano alla ricerca di un appiglio, un sostegno per non affogare. Per non morire".

"È vergognosa la pubblicità e la strumentalizzazione politica di questa tragedia" continua Grazia. "Oggi sull’isola ci sarà la parata dei politici italiani e non solo. Questo è vergognoso. Una tragedia di questa portata si doveva commemorare in silenzio e solamente con i fatti, ovvero, con decisioni politiche vere e risolutive. E invece, per evitare di far trovare oggi ai politici un’isola “invasa” dai migranti, è stato riaperto il centro di accoglienza, quello della vergogna che era stato chiuso perché questa notte c’è stata l’ennesima emergenza sbarchi". Poi Grazia conclude: "Questa è la vera vergogna".

Grazia Migliorini e un gruppo di lampedusani hanno manifestato oggi in corteo il loro dissenso davanti l’aeroporto dell’isola, mentre stavano arrivando politici da Roma e dal resto d’Europa.

La protesta davanti all'ingresso dell'aeroporto di Lampedusa ANSA/CORRADO LANNINO

Lampedusa, il naufragio del 3 ottobre 2013

"Abbiamo messo in moto la barca e ci siamo avvicinati il più possibile" continua a raccontare Grazia Migliorini. "Abbiamo cominciato a portare a bordo una dopo l’altra 47 persone. Quattro volte la capienza di carico della mia imbarcazione. Anche noi abbiamo rischiato di ribaltarci e finire in mare. Intanto abbiamo chiamato i soccorsi".

Grazia Migliorini nel ricordare si commuove e la sua voce si fa particolarmente dolce nel ricordare Abraham. Abraham è oggi un ragazzo di 21 anni che vive in Svezia.

"Quando lo abbiamo sollevato dalle acque e portato a bordo" ricorda "Abraham mi ha guardato, mi ha abbracciato fortissimo e mi ha detto solamente 'grazie'. Un grazie struggente, pieno di amore e di vera riconoscenza. Oggi è con i suoi parenti in Svezia e sta bene”.
Ma assieme alla commozione e alla tenerezza, nelle parole e nei ricordi di Grazia c’è anche tanta amarezza per il circo mediatico che è stato allestito per questa tragica ricorrenza.

Lampedusa, la cerimonia religiosa

Un momento della cerimonia interreligiosa in memoria dei 366 migranti che persero la vita nel tragico naufragio del 3 ottobre 2013. I sopravvissuti partecipano alla preghiera, Lampedusa, 2 ottobre 2014. ANSA/CORRADO LANNINO
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