Come accettare un figlio gay, la tragica lezione di Linda
Come accettare un figlio gay, la tragica lezione di Linda
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Come accettare un figlio gay, la tragica lezione di Linda

Una coppia e una famiglia felice di cristiani evangelici. Poi, un figlio si dichiara omosessuale. E inizia il dramma. Che porterà a morte e ripensamenti

Linda Robertson dice che adesso ne è sicura: sì, se Ryan fosse ancora vivo, si sarebbe sposato con il suo fidanzato (perché, di certo ne avrebbe avuto uno), ora che la Corte Suprema ha detto si ai matrimoni tra omosessuali. Sarebbe stata una cerimonia commovente, con tutta la famiglia. Una decina di anni fa, il solo pensiero di essere d'accordo con quella sentenza, le avrebbe provocato un fortissimo turbamento, un'ondata emotiva da spegnere con la rassicurazione della preghiera. Lei, cristiana evangelica, una vita dedicata a Dio, avrebbe scacciato quella cosa dalla mente e dal cuore con le parole dei salmi.

Ora, è diverso: Linda non ha perso la sua Fede, ma guarda alle cose del mondo con altri occhi. Quelli di una mamma che ha visto morire il proprio figlio. Perché anche lei ha fatto un errore: voleva che Ryan fosse diverso. Anzi, per meglio dire: al contrario, non voleva proprio che fosse diverso, un gay. Ryan se ne è andato, autodistruggendosi perché non si sentiva amato per quello che era. Linda e suo marito hanno imparato la tragica lezione. E hanno deciso di tradurre in azione positiva quel profondo dolore. Lei vuole aiutare gli altri genitori ad accettare l'omosessualità dei propri figli. Just Because He Breathes, è il nome che ha dato al suo blog. (Amalo) solo perché è vivo, amalo solo perché è quello che è e non quello che tu vorresti lui fosse. Amalo per quel respiro.

Quel respiro, quella notte del 20 novembre del 2001, si è fermato a metà della gola di Linda. Era in ufficio e sul suo computer arriva un messaggio di Ryan. Quando legge il contenuto - e capisce che il ragazzo non sta scherzando - per lei, devota donna di fede, è come sentire una scossa di terremoto. Ryan ha 12 anni e ha bisogno di dire quella cosa alla madre. Sceglie il pc: la distanza e la scrittura fanno da schermo, da scudo all'emozione. Sceglie lei perché è la mamma e perché Linda ha un fratello omosessuale dichiarato, con cui la donna ha ottimi rapporti. Linda riporta quella conversazione sul suo blog. Lasciamo parlare lei, loro due.

Ryan: Posso dirti una cosa?

Linda: Certo, ti ascolto

Ryan: Beh...non so come dirtelo, ma sono stanco di mentire e di nascondermi. Forse tu immagini già...Sono gay...Non ci riesco a crederci di avertelo detto

Linda: Stai scherzando?

Ryan: No, te l'ho detto perché penso che tu possa capire a causa dello zio...So di esserlo, non mi piace Hannah, è solo una copertura..

Linda: Ma questo non fa di te un gay...

Ryan: Lo so, ma tu non vuoi capire: io sono gay

Linda: Dimmi di più...

Ryan: So di essere omosessuale. Lo so. Tu sai di non essere lesbica. E'una cosa che senti.

Linda: Ma io ti amo lo stesso, e anche di più perché sei stato onesto

Questa, una sintesi della conversazione tra Linda e suoi figlio. In realtà, la madre è scioccata. Sul suo blog, racconta le sue reazioni e la sua storia da quel momento in avanti.

"Eravamo sconvolti. Non che avessimo grandi pregiudizi sugli omosessuali, ma Ryan, proprio Ryan? Non dormimmo tutta la notte. E le nostre reazioni purtroppo furono influenzati da un sentimento: la paura.Ci ripetemmo quello che secondo noi, due genitori cristiani che vivono seguendo i dettami della Bibbia, dovevano dire a loro figlio in quella situazione: Ti amiamo, ma sappiamo cosa dice Dio e quindi adesso c'è una scelta difficile per te da fare. Ti ameremo sempre, ma ci sono altri uomini che hanno combattuto questa battaglia e grazie all'aiuto di Dio hanno visto mutare i loro sentimenti. Ti amiamo, ma sei ancora giovane e la tua sessualità è in evoluzione, quello che tu puoi sentire per altri ragazzi non fa di te un gay. Quindi per favore non dire in giro che sei omosessuale. Non è quella la tua identità. La tua identità è quella di un Figlio di Dio. Devi scegliere la Fede e in quella non ci sono opzioni diverse per la tua sessualità."

Linda e suo marito Robert fanno questo discorso a Ryan. Per i sei anni seguenti il ragazzo cercherà di camminare sulla Retta Via attraverso lo studio delle Sacre Scritture, la frequentazione della comunità evangelica, i continui dialoghi con i sacerdoti: un adolescente come gli altri in quel contesto. In realtà, Ryan cercherà di eliminare, o almeno anestetizzare i suoi veri desideri. Ma non ci riuscirà. Aveva pregato Dio di cambiarlo, ma Dio non l'aveva cambiato. 

"Non avevamo mai imposto la Fede ai nostri quattro figli. Avevamo lasciato loro la possibilità di scegliere. Ma non concedemmo a Ryan quello spazio, quando lui ci parlò della sua sessualità. Quello fu il nostro errore. Gli dicemmo di scegliere tra Dio e la sua sessualità. E scegliere Dio voleva dire che sarebbe stato condannato a vivere un vita da solo, senza la possibilità di dare il primo bacio, di avere intimità con una persona. E così, in prossimità del suo diciottesimo compleanno, Ryan, depresso, avvilito, convinto che non avrebbe mai potuto essere amato da Dio, decise di fare un nuovo scelta: buttò via la Bibbia e la Fede e si dedicò a un nuovo modo di trovare la pace: la droga. Noi avevamo - non intenzionalmente - insegnato a Ryan a odiare la sua sessualità. E siccome non puoi scindere le cose come persona, gli avevamo insegnato a odiare se stesso. "

Ryan inizia a fare uso di cocaina, crack ed eroina. Scappa di casa. per più di un anno e mezzo, non fa avere notizie ai suoi genitori. Non sanno se sia vivo o morto. Pregano che torni, che non si faccia del male. Per Linda e Robert, la sua omosessualità sembra essere ora una piccola collina di campagna da superare rispetto alla montagna di fatica e di dolore che emerge dentro di loro ogni giorno che pensano al flagello della droga, a ogni che passa senza un segnale da Ryan. Poi, il ragazzo chiama. Linda racconta quella conversazione.

"Pensi di potermi perdonare? (Gli ho detto di si, certo, che sarebbe sempre stato perdonato, sempre). Pensi di potermi ancora amare? (Gli ho detto che lo amavamo più di prima). Pensi di potermi amare se io avessi un boy - friend? (Gli ho detto che l'avrei amato anche se avesse avuto 15 fidanzati, che l'unica cosa che volevamo era che tornasse a casa)."

Ryan riabbraccia i suoi. Per dieci mesi, la famiglia si ritrova. Linda e Robert lo accettano per quello che è. Senza se e senza ma, senza condizioni. Il ragazzo sta meglio, ma come spesso capita, ci ricasca. Un'overdose. Entra in coma. I medici dicono che può farcela, ma invece muore il 16 luglio 2009.

"Credo di essere stata una pazza a farmi guidare dalla paura per quei sei anni dopo che Ryan mi aveva detto di essere gay. Piango per aver scelto il timore e non la speranza. Alla fine non abbiamo un figlio gay. Non abbiamo più un figlio. Ora, quando con mio marito andiamo a cena dai miei amici gay, penso a quante cene avrei potuto fare con Ryan e il suo ragazzo. E, invece, le mie visite sono alla sua tomba. Celebriamo i suoi anniversari, i compleanni e il giorno della morte. Marchiamo il tempo con le sigle B.C., Before Coma (prima del coma) e A.F., After Death (dopo la morte). Siamo persone diverse . Irrimediabilmente diverse. E speriamo che Dio usi la nostra storia per aiutare gli altri genitori ad amare i loro figli per quello che sono."

Linda Robertson ha postato questo suo scritto su Facebook nel gennaio scorso. in occasione del 24°compleanno di Ryan. La sua testimonianza ha poi fatto il giro d'America. E ora, il suo blog è molto seguito. Just Because He Breathes. Amalo per quello che è. Questa è la semplice, tragica lezione di Linda.

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