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Siriani in Giordania, un problema o un business?

Per loro è vietato accedere a certe professioni e l'integrazione non è facile, eppure i profughi rappresentano anche una fonte di arricchimento

Dal marzo 2011, con l’inizio della rivoluzione siriana, centinaia di migliaia di siriani hanno raggiunto il territorio giordano chiedendo il riconoscimento dello status di profughi; molti altri, grazie alle proprie disponibilità economiche, hanno trasferito in Giordania le loro imprese e il loro patrimonio.

Sul numero di siriani nel regno hashemita i dati sono divergenti: secondo l’Unhcr, quelli registrati sono circa 650mila, mentre secondo le autorità di Amman sono oltre un milione e mezzo, metà dei quali vive all’interno dei campi profughi, in particolare al Zaatari.

Rispetto alla Turchia, diversa per cultura e lingua, la Giordania, così come il Libano, condivide con la Siria la stessa lingua e usi e costumi simili, ma tra i popoli dei due Paesi c’è sempre stata una notevole rivalità. I sudditi di re Abdallah si sentono superiori agli altri mediorientali per la loro presunta discendenza dalla famiglia del profeta.

Prima della guerra, ad Amman e nelle altre città risiedevano circa 250 mila siriani, prevalentemente imprenditori.

Con l’arrivo dell’ondata di profughi la situazione è degenerata e si è creato un clima di insofferenza. I siriani sono stati accolti soprattutto all’interno di tendopoli costruite ad hoc nella zona di confine.  

Per mantenere un singolo profugo, servono circa 2500 dinari l’anno.

La Comunità internazionale ha inizialmente stanziato 234,8 milioni di dollari americani per aiutare i siriani in Giordania, mentre altri 66,2 milioni sono stati offerti da Ong.

A beneficiare di questi fondi non sono solo i siriani. Intorno alla gestione dei profughi si muove un vero business, che impiega mano d’opera giordana e contribuisce a muovere l’economia del territorio.

La necessità dei siriani oggi è però quella di passare da una condizione di assistenzialismo, a una situazione che consenta loro di lavorare e diventare autonomi.

Da un’indagine congiunta del ministero del Lavoro di Amman e dell’Organizzazione mondiale del lavoro, è emerso che oltre 85mila siriani operano in nero sul territorio nazionale. Il portavoce del dicastero, Hamada Abu Najman, ha annunciato che è stata avviata una procedura di regolarizzazione, di cui hanno già beneficiato in 10mila. I siriani restano esclusi, tuttavia, da tutte quelle professioni riservate esclusivamente ai cittadini giordani.    

I siriani che, invece, hanno portato in Giordania le proprie imprese, operano soprattutto nel settore della ristorazione e della pasticceria. Le loro attività hanno ripercussioni positive per l’economia locale, perché acquistano le materie prime dagli agricoltori e allevatori del territorio e contribuiscono alla crescita dell’export.

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