assad putin
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Siria, la road map della Russia

Sette punti per altrettante fasi guidate da Mosca: Assad non sarà ricandidabile ma la sua famiglia sì mentre i ribelli avranno l’amnistia

Per Lookout news

Dopo il canovaccio di Vienna e in attesa dei colloqui internazionali in Oman, ecco la strategia del Cremlino da cui ripartire per porre fine alla guerra civile siriana. Per quanto importanti, questi incontri diplomatici sembrano puntare su un solo Paese, dimenticando che la guerra in Siria non è che una parte di una guerra più ampia, che coinvolge soprattutto l’Iraq, ma si potrebbe dire anche lo Yemen. Una cosa alla volta, si saranno detti i diplomatici durante l’incontro svizzero. Fatto sta che, per adesso, il focus delle potenze mondiali è tutto sopra i destini di Damasco.

Di certo, lo è quello di Mosca, dove Vladimir Putin è concentrato ad arrestare il caos, per imporre il proprio dominio sulla fascia costiera della Siria. Ma se è vero com’è vero che la Russia, prima di avventurarsi nella guerra, ha predisposto per il Medio Oriente una strategia di lungo termine, guai a sottovalutare l’Iraq e le altre regioni fonte d’instabilità, dalla Libia al Sinai sino allo Yemen. Perché tutto, in questa fase rivoluzionaria, è collegato.

Ecco le sette fasi del piano del Cremlino
Mosca ha fatto trapelare, secondo uno strano percorso che parte dalla rivelazione del quotidiano panarabo Ash Sharq al Awsat edito dall’Arabia Saudita, la sua idea di road map che presenta alcuni importanti spunti negoziali. Un documento forse preparatorio del prossimo incontro diplomatico di novembre in Oman, al quale parteciperanno le delegazioni internazionali e le altre parti in causa della guerra.

Ecco i punti principali:

1. Le opposizioni al regime saranno considerate sostanzialmente due: chi accetta di negoziare con Bashar Assad e chi invece continua la resistenza armata.

2. I gruppi d’opposizione che accetteranno di sedersi al tavolo con il governo di Assad, negozieranno un cessate il fuoco fra regime e ribelli. In seguito al negoziato, dovrà cessare totalmente l’invio di armi da parte degli “sponsor” dell’opposizione siriana.

3. Le forze siriane in campo avvieranno negoziati, che dovranno portare a un accordo sull’amnistia e al rilascio di tutti i prigionieri. Saranno indette elezioni presidenziali e parlamentari anticipate che dovranno portare alla formazione di un governo di riconciliazione nazionale. La Costituzione siriana verrà modificata e i poteri del presidente saranno trasferiti al primo ministro (opzione in parte già prevista dai colloqui di Vienna).

4. La Russia si farà garante che Bashar Al Assad non partecipi alle prossime elezioni, anche se viene lasciata aperta la possibilità di nominare membri della sua famiglia o uomini scelti tra i suoi collaboratori.

5. Tutti i gruppi dell’opposizione armata così come le milizie filo-iraniane saranno integrati nell’esercito siriano (un punto molto importante per la stabilità e la sicurezza).

6. La Russia garantirà anche l’amnistia per tutti i belligeranti delle opposizioni, in cambio dell’impegno a non perseguire né Assad né i suoi familiari (altro punto rilevante).

7. La presenza militare russa in Siria continuerà sotto l’egida di una risoluzione ONU, dove Mosca figurerà come paese garante dell’applicazione degli accordi raggiunti (ovviamente).

 

Negoziare una pace in Siria includendo i ribelli
Dunque, una road map piuttosto dettagliata e chiara, che pone ovviamente la Russia al centro di tutto per la gestione del dopoguerra, ma che non dimentica di fare opportune concessioni alle fazioni ribelli: garantire loro l’amnistia sotto la tutela del Cremlino, insieme all’integrazione nell’esercito siriano regolare, due tra le mosse più lungimiranti che si potessero concepire, visto che il problema numero uno al momento è relativo proprio alla sicurezza.

 

La decisione va in direzione opposta a quello che fu uno dei più gravi errori compiuti in Iraq dagli americani dopo l’invasione: la scellerata decisione di sciogliere l’esercito fu, infatti, una delle principali cause della proliferazione di bande e milizie armate che, più avanti, avrebbero contribuito a creare lo Stato Islamico e a sconvolgere questa regione, forse per sempre.

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