Scienza

Memoria, piccoli trucchi per ricordare senza fatica

Li abbiamo chiesti a cinque talenti che non dimenticano sequenze di migliaia di numeri, volti e tutto quello che di solito ci sfugge di mente

Memoria-apertura

Marco Morello

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Siamo circondati da stampelle digitali per la testa: Facebook ci rammenta i compleanni, l’agenda nel telefono qualunque scadenza o appuntamento, l’ubiquo Google è vocabolario ed enciclopedia del mondo, ora ci sono pure i solerti assistenti vocali a cui dettare la lista della spesa o il minimo appunto in libertà che non sappiamo più rinchiudere nelle gabbie dei neuroni. Abbiamo un cervello pigro, svogliato, infiacchito come un ex atleta che ha smesso di correre per sposare la vita da divano. Eppure, la nostra memoria è un portentoso elemento di creatività, un asso nella materia grigia, uno strumento di successo e, persino, di felicità. Almeno è questa la convinzione che si matura dopo aver conversato per qualche ora con cinque campionissimi della mente, ognuno capace di conservare tutto ciò che noi smarriamo: volti, ricorrenze, momenti.

La Champions League delle sinapsi

Non sono geni, ma persone qualsiasi con molto allenamento e disciplina alle spalle. Italiani e stranieri, adulti e giovanissimi. Li abbiamo incontrati durante la settima edizione del Campionato italiano di memoria che si è svolto a Milano qualche giorno fa. La Champions League delle sinapsi, in cui anziché segnare gol bisogna digerire e poi ripetere le tonnellate d’informazioni da cui si viene bombardati: sequenze lunghissime, di cifre come delle carte di mazzi interi, avvenimenti storici, miriadi di visi e di nomi. A loro, rimembrare una sfilza di duemila numeri senza sbagliare, dà la stessa soddisfazione di quando noi indoviniamo il giorno del compleanno o dell’anniversario senza litigare con mogli, mariti e fidanzati. A loro, perciò, abbiamo chiesto di aiutarci. Di spiegarci come recuperare il feeling perduto con la memoria e perché è così importante, oggi più che mai, ricordarsi di non dimenticare.

 

Per cominciare subito

Intanto, una buona notizia: non è mai troppo tardi. Parola di Bernd Evers da Monaco di Baviera, che si divide tra il mestiere di chirurgo e la partecipazione a seminari e campionati di memoria, dove compete, anche, con molti abili e agguerriti settantenni. Capaci di padroneggiare i giusti metodi, gli stessi che usa lui nelle gare: «Collego gli oggetti che voglio ricordare a vari punti del mio corpo, dalla punta dei piedi in su. L’associazione tra due elementi in sequenza si fissa più facilmente in testa» assicura. Ed è un pilastro che ritroveremo spesso. Come pure è efficace la tecnica dell’acrostico: stringere le nozioni in sillabe che hanno senso compiuto. Vi si accende una lampadina? Era il modo con cui a scuola strizzavamo le catene delle Alpi: «con gran pena» stava per Cozie, Graie, Pennine. E così via.

Le mappe mentali

La regola aurea, comunque, è visualizzare le informazioni. Costruire mappe mentali su un foglio di carta: «Mettere al centro l’argomento principale. E da lì, come raggi, partiranno quelli secondari. In questo modo si capisce con immediatezza da cosa discende cosa. La mente funziona per associazioni di idee» spiega Matteo Salvo, ideatore del campionato italiano di memoria e iscritto nel Guinness dei Primati per una serie di performance da record che includono introiettare un numero lungo almeno mille cifre in meno di un’ora. Per non farsi mancare nulla, Salvo è un triatleta che corre ultra-maratone da 330 chilometri e gare in bicicletta di oltre 600. Se non possiamo competere con tanto slancio, ricominciamo procedendo a velocità pedonale. Dormendo il giusto («non mi privo mai del sonno» assicura Salvo) e magari ossequiando Dante: «Non fa scienza, senza lo ritenere, avere inteso» scriveva il Sommo Poeta. Ovvero, la cultura è ricordare, soffermandosi sul contenuto. «Smettiamo di studiare per imparare, ma per riuscire a spiegare quello che abbiamo studiato». Il punto è chiaro: il cervello non reagisce se gli spaliamo sopra matasse di dati, ma viaggia con il turbo se alle cose diamo un senso, una coerenza logica. Uno scopo che trascenda la nozione in sé. Poco pratico? Allora rubiamo un altro trucco, stavolta a Sri Vyshnavi Yarlagadda, indiana pluripremiata di cui, lo confessiamo, non siamo riusciti ad annotare tutte le lauree, i titoli di studio, le medaglie e le specializzazioni. Davvero troppe. Confida la 23enne, che tra le sue doti plurime annovera una gentilezza d’altri tempi: «Inserisco i concetti in luoghi che mi sono familiari, spesso nelle stanze della casa di mia mamma o di mia nonna. Così sedimentano meglio. E ne traduco la spiegazione in qualcosa di visivo». Per esempio: «Se devo memorizzare la felicità, penso a qualcuno che amo. Se si parla di denaro, lo colloco mentalmente in un salvadanaio. Ritroverò subito il concetto quando dovrò evocarlo». 

Per ricordare i nomi

Lo avrete capito: senza vestirle di un contesto, le nozioni si sfaldano fino a scomparire. Se gli attacchiamo addosso qualcosa di rilevante per noi o anche solo di divertente, andrà meglio. «Mi chiamo Marco Morello, piacere. Come fai a non scordartelo tra pochi minuti?» chiediamo con un filo di strafottenza (ma è bieco senso d’inferiorità), all’educatissimo Paolo Giancola, l’adolescente prodigio del gruppo. «Associo il nome, Marco, a un marchio. E il cognome a una mora» risponde fulmineo. Tutto qui? Quasi: «Ci aggiungo tuoi dettagli caratterizzanti come gli occhi verdi o il fatto che porti gli occhiali. E allora memorizzo un marchio verde. E una mora che ti si schiaccia sulle lenti. Con questa associazione un po’ folle, la mente non può dimenticare». Paolo non è un burlone in erba, né uno screanzato, ma un cultore della tecnica del «Pav», abbreviazione di paradosso, azione, vivido. «Provocare un’emozione nel subconscio che produce un collegamento mentale in grado di attivare la capacità di memorizzazione» detta Matteo Salvo. La mora che finisce in faccia al vostro cronista è comica abbastanza da restare impressa in maniera indelebile. L’obiezione è lì che aleggia da parecchio, tanto vale tirarla fuori. È lecito domandarsi perché dovremmo ricordare molte cose, dato che non vogliamo gareggiare in nessun campionato. Intanto non è male associare visi e volti al momento giusto per abbattere il rischio figuracce, ma c’è di più: «Esercitando la memoria, aumentano la creatività e la lucidità» garantisce Evers. Lievitano le proprie capacità, dunque l’autostima e il benessere complessivo.

Il mestiere della concentrazione  

Tirando le somme, unendo tecniche e volontà, tutti noi possiamo rafforzare i neuroni. «Ma la vera sfida è rimanere concentrati. Oggi siamo bersagliati dalle distrazioni» fa notare Silvio Di Fabio, poco dopo aver ricostruito una sequenza di 0 e di 1 superiore alle 2.200 cifre. «Un metodo sensato è associarle tra loro, creando delle combinazioni. 00011 può corrispondere a un cane, 00111 a un gatto. Così, gli elementi da ricordare si abbassano» confida. Ma il suo consiglio più ricco di senso (e alla nostra portata), è un altro: «Va bene essere multitasking, fare cose contemporaneamente, però è meglio darsi una scala di priorità negli obiettivi da raggiungere ogni giorno». Non disperdere le energie del cervello, che così può dosarle e, aiutato dalle buone abitudini, riuscire a mettere su muscoli. Tornando ai body builder della memoria, resta da cogliere l’elemento più intimo del loro talento: come si vive rammentando tutto. «Anche situazioni di 15 anni fa. Nel dettaglio, fino alle cose dette, alle parole esatte pronunciate da me e da chi era con me» ammette Di Fabio. Sulla carta, un grande incubo: «A volte mi piacerebbe dimenticare, non sempre è facile convivere con tanto passato. Ma poi mi rifugio nei momenti felici ed è meraviglioso sapere che non si sono perduti». Il vero superpotere della mente è questo qui: ricordarsi di scegliere a cosa pensare. (Twitter: @MarMorello)

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