L'inchiesta di Panorama che ha smascherato il buco milionario della Curia
Filippo Monteforte/AFP
L'inchiesta di Panorama che ha smascherato il buco milionario della Curia
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L'inchiesta di Panorama che ha smascherato il buco milionario della Curia

Esclusivo: mentre impazza la bufera su tangenti e corruzione, Papa Francesco ha chiamato a rapporto un vescovo siciliano per far luce su un ammanco milionario a Mazara

Non sono neanche le 11 del mattino di venerdì 6 giugno quando monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, da solo, si presenta al Portone di bronzo in Vaticano. Lo attende una guardia svizzera che lo scorta all’ascensore e da lì fino alla Terza loggia del palazzo apostolico, nello studio privato del Papa. Per chiunque, anche per un vescovo, un’udienza personale con Papa Francesco è un dono raro e ambitissimo. Ma Mogavero, riferisce chi lo ha incrociato, è scuro in volto. Appare teso e preoccupato. Giunto in anticamera non deve attendere a lungo: fuori ci sono migliaia di carabinieri che aspettano il Papa per la festa dell’Arma e Jorge Mario Bergoglio non ha molto tempo a disposizione. Ma perché tanta fretta di incontrare il vescovo di Mazara del Vallo, che molti danno addirittura come candidato a guidare la diocesi di Palermo?

La risposta, probabilmente, è nei bilanci della Curia: la piccola diocesi siciliana, 231 mila abitanti, 70 preti (molti dei quali anziani) e 131 suore in tutto, nel giro di 7 anni infatti ha accumulato debiti per quasi 6 milioni, esattamente 5.598.090 euro. Il caso è scoppiato tra aprile e maggio, quando il vescovo non ha più trovato un euro in cassa per pagare le banche e i creditori. La vicenda fa ancora più scalpore perché nel 2011 Mogavero, uomo di fiducia del Vaticano ed ex sottosegretario della Conferenza episcopale italiana (la Cei), venne inviato nella diocesi di Trapani come visitatore apostolico (una sorta d’ispettore nominato direttamente dal Papa) per indagare su un buco di oltre 1 milione di euro. La vicenda portò alla rimozione del vescovo, Francesco Micciché.

Stavolta invece è Mogavero a essere chiamato in causa per una voragine finanziaria almeno 5 volte maggiore (perché il «buco», come vedremo e come teme lo stesso vescovo, potrebbe essere di molto superiore) a quella trapanese. L’inquisitore, in pratica, rischia di finire sul banco degli imputati. Molto pesante l’esposizione verso le banche: la curia di Mazara deve restituire 3.692.360 euro a Banca Prossima (Gruppo Intesa Sanpaolo) e 728.144 euro all’Unicredit, per due mutui stipulati nel 2011. A questi si aggiungono altri 348.457 euro di debiti nei confronti delle banche. Occorrono poi altri 277.594 euro per pagare le opere d’arte commissionate per la nuova chiesa di Pantelleria. Nel corso del 2013 il vescovo ha dovuto liquidare in fretta e furia titoli per 160.035 euro per saldare i debiti più urgenti. Ma il buco continua a crescere: nel 2013 il disavanzo di gestione, tra entrate e uscite, è stato di 180.874 euro. Con questo ritmo la diocesi rischia la bancarotta.

Dietro la quiete apparente che regna in piazza della Repubblica a Mazara, sotto l’afa di giugno, tra il barocco esuberante della cattedrale che fa a pugni con il municipio, realizzato negli anni Settanta, in realtà si sta consumando uno scontro che divide i preti della città ed è caduto come un fulmine a ciel sereno in piena campagna elettorale per l’elezione del sindaco. Non è un mistero infatti che tra il primo cittadino Nicolò Cristaldi (Pdl, rieletto con il sostegno di tre liste civiche) e monsignor Mogavero non sia mai corso buon sangue. Una sorta di Peppone e don Camillo al rovescio, con il sindaco a destra e il presule a sinistra. Ma stavolta è la Chiesa a dover rendere conto dell’uso del denaro ricevuto con l’8 per mille. Il colloquio tra Mogavero e il Santo Padre è durato circa mezz’ora.

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La copertina di Panorama con l'inchiesta sulla diocesi di Mazara del Vallo

A Panorama, che lo ha interpellato, il vescovo non vuole riferire che cosa si siano detti: «Non sono autorizzato a rivelare quanto mi ha detto il Papa in privato». E poi contrattacca: «La diocesi di Mazara deve affrontare solo una temporanea mancanza di liquidità; per il resto c’è stata trasparenza assoluta». Fino a oggi però di trasparenza ce ne deve essere stata poca visto che, come spiega a Panorama il rettore del seminario, don Francesco Fiorino, «il vescovo ha intenzione di nominare un consulente esterno per visionare le operazioni economica-finanziarie degli ultimi 5 anni». Mogavero ha chiesto di passare al setaccio la contabilità per capire dove sono finiti i soldi e a quanto ammontano tutti i debiti della diocesi. Nel frattempo non ha più rinnovato il mandato all’economo, monsignor Franco Caruso, e lo ha sostituito con due laici, Rosario Tumbarello e Giovanna Benigno.

Per fare fronte alle spese più urgenti il vescovo ha pure rinunciato alla sua remunerazione annuale, pari a 8.376 euro, e ha annunciato che accenderà quanto prima un mutuo personale a suo carico di 50 mila euro. Sono ormai lontani i tempi nei quali il vescovo di Mazara mostrava orgoglioso la «casula», la veste per celebrare la messa disegnata da Giorgio Armani. È giunto il momento della spending review. Solo di fotocopie nel 2013 la diocesi ha speso ben 11.651 euro. Altri 40.629 euro sono andati per non precisate collaborazioni e consulenze. In ballo c’è il rischio del commissariamento della diocesi: la stessa misura che Mogavero aveva invocato e ottenuto nei confronti di monsignor Micciché di Trapani. Il vescovo di Mazara non si sottrae alle proprie responsabilità ma indica nell’economo il principale imputato del dissesto finanziario. A insaputa del vescovo, monsignor Caruso si sarebbe infatti autoassegnato un «prestito» di 53.941 euro, mai più restituiti.

Altri 37.449 euro sarebbero andati come contributo alla parrocchia Sant’Antonio di Padova a Mazara 2, guidata da don Giuseppe Titone, ex segretario del vescovo e amico di Caruso. Mentre gli introiti della raccolta pubblicitaria della rivista diocesana Condividere, pari a circa 10 mila euro, non sono mai finiti nelle casse della diocesi che ogni anno spende 21.828 euro per la stampa più 2.519 euro per la distribuzione e 6.222 come compenso al portavoce del vescovo, Max Firreri. La diocesi deve anche 111.261 euro a una onlus, la Cemsi, creata insieme con la Provincia di Trapani e presieduta dallo stesso Mogavero. Più di 40 mila euro sono andati a don Vito Caradonna, un sacerdote condannato a 2 anni, con pena sospesa, per un tentativo di violenza sessuale e finito sotto indagine anche per circonvenzione di incapace. Dietro il dissesto finanziario si nasconde dunque una fitta rete di amicizie (alcune anche chiacchierate), rapporti personali, associazioni, opere pie (come l’Opera monsignor Di Leo che nel 2014 ha ricevuto 9.400 euro) verso cui sono stati dirottati in questi anni i fondi della Curia di Mazara. Tenuto conto che le uniche entrate annuali certe della diocesi sono rappresentate dai 650.800 euro di contributo della Cei per il culto e la pastorale, più 522.698 euro per gli interventi caritativi.

Raggiunto da Panorama, l’economo si difende e sostiene che la principale causa del dissesto è dovuta alla costruzione e alla ristrutturazione di alcune chiese, volute da Mogavero e dai suoi predecessori, «a cominciare dalla chiesa di Pantelleria». A giudicare dai conti, la costruzione della chiesa madre di Pantelleria, intitolata al Santissimo Salvatore e inaugurata da Mogavero l’11 dicembre 2011, è stata un’opera a dir poco faraonica se rapportata alle dimensioni della piccola isola. La Curia di Mazara ha ottenuto un finanziamento di 1,6 milioni dalla Cei ma i lavori sono costati più del doppio, perciò ora mancano 1.974.000 euro più 277.594 euro per le opere d’arte che l’amministrazione locale prima aveva promesso di finanziare e poi si è tirata indietro.

Ma la diocesi di Mazara è tutta un cantiere. Altri interventi riguardano le parrocchie di San Lorenzo e Gibellina per un totale complessivo dei costi dell’edilizia di culto pari a 2,4 milioni, interamente a carico della diocesi. Mogavero afferma di aver chiesto e ottenuto l’autorizzazione della Santa sede, attraverso la Congregazione per i vescovi, per poter contrarre i mutui da 4,7 milioni necessari a sostenere le spese. Le rate di questi prestiti ora mettono in ginocchio la Curia. Nel frattempo la diocesi ha perso pure la proprietà degli ambitissimi terreni di Tonnarella, il lido disseminato di villette che offre le più belle spiagge di Mazara dove oggi si assiste a un forte sviluppo turistico. Quei terreni sono stati venduti praticamente all’insaputa della Curia senza alcuna documentazione. Inutilmente la diocesi ha tentato una causa legale per tornare in possesso di quell’ingente patrimonio, ormai irrimediabilmente finito in altre mani senza che si sia potuto chiarire chi ha intascato i proventi della vendita.

In appena 8 anni, dalle casse della diocesi di Mazara è sparito un fiume di denaro: nel 2006, quando il precedente economo monsignor Salvatore Cipri lasciava il suo incarico, la Curia vantava un attivo di oltre 1 milione di euro mentre oggi deve fare i conti con oltre 5 milioni e mezzo di debiti. Bisognerà fare chiarezza anche sul bilancio del seminario vescovile che registra un disavanzo di 28.342 euro e si trascina altri debiti per 17 mila euro. Terminata la ricognizione sui libri contabili Mogavero dovrà inviare una relazione alla Santa sede. E ha promesso che riunirà tutti i preti della diocesi, renderà noti i risultati dell’indagine e deciderà insieme con loro i prossimi passi da compiere. Ma prima di tutto dovrà informare Papa Francesco che lo scorso 19 maggio, intervenendo all’assemblea della Cei, raccomandava ai vescovi italiani: «Come pastori, siate semplici nello stile di vita, distaccati, poveri e misericordiosi, per camminare spediti e non frapporre nulla tra voi e gli altri». Mogavero era lì, seduto in terza fila. 

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