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Salvini-Berlusconi: la battaglia per la leadership

Da Pontida il lepenismo del leader della Lega si scontra con il liberalismo moderato del leader di FI. L'accordo su chi guiderà il centrodestra è lontano

"Con noi al Governo le forze dell'ordine avranno le mani libere!" È con questa fase che si decreta la definitiva virata verso la destra estrema e lepenista di Matteo Salvini. Diventa dunque un compito arduo, quello di Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, che deve dare forma a una coalizione di centrodestra che appaia moderata, europeista e liberale, per presentarsi alle elezioni e poi davanti all'Unione Europea come membro del PPE (partito popolare europeo).

La destra estrema di Salvini

Il leader della Lega, un partito che ha ormai cambiato il colore simbolo (dal verde al blu), il nome (da Lega Nord a Lega) e lo spirito (al Fondatore Umberto Bossi non viene data più neanche la parola), nel raduno annuale a Pontida con tre frasi chiave ha steso un programma elettorale. "Il centrodestra sono io", ha detto, e il suo centrodestra si traduce in giudici eletti dal popolo, mani libere alla Polizia, abolizione della Legge Mancino (contro atti discriminatori e xenofobi) e della Legge Fiano (contro la propaganda fascista), stop al Jobs Act e alla politica dei bonus, cambio di rotta sui vaccini.

La destra moderata di Berlusconi

Mentre Salvini a Pontida presentava il suo progetto, a Fiuggi alla convention "L'Italia e l'Europa che vogliamo" organizzata da Antonio Tajani (presidente del Parlamento Europeo) Silvio Berlusconi ribadiva la sua posizione di leadership: "Il centrodestra in Italia lo abbiamo fatto noi e abbiamo noi il leader per dettare il programma".

Berlusconi unisce l'orgoglio di appartenenza all'Unione Europea e al PPE a un progetto politico che parte da minori tasse per "imprese, famiglie e partite Iva", che aggiunge una pensione per le mamme, che prevede una flat tax al 25%e l'abolizione vera (non il semplice maquillage renziano) di Equitalia.

Cosa aspettarsi ora

Il divario ideologico e di priorità politica tra Salvini e Berlusconi è evidente. E non è una novità. Periodicamente i due leader sembrano trovare punti di incontro che vengono poi disattesi ogni volta che si entra nel vivo del tema chiave: la leadership del centrodestra e dunque la candidatura alla guida del Paese alle prossime elezioni, con una coalizione che, se unita, è tornata a vincere nelle urne delle recenti amministrative e che ha buone possibilità di tornare in vetta a livello nazionale.

Salvini vuole il comando. Berlusconi vuole il comando. Il primo guarda all'elettorato "arrabbiato", quello che si è stancato non solo della sinistra ma anche dei grillini, che ha paura dell'emergenza immigrazione e che è stanco degli ultimi anni di precarietà. Il secondo parla ai moderati di destra e di sinistra e soprattutto agli indecisi (i titolari dell'astensionismo) a cui vuole offrire una valida alternativa liberale basata sull'esperienza di governo.

Il problema ora è capire cosa accadrà con l'avvicinarsi delle elezioni, se mai i due leader riusciranno a trovare un accordo. Il peso su chi dovrà cedere o concedere di più all'altro sarà determinante per invitare l'uno e l'altro elettorato al voto. E decidere le sorti del centrodestra e (forse) anche quelle del Paese.

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