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Salvini: il momento della scelta

Il leader leghista o lavora per sé o lavora per far vincere un centrodestra di cui non può essere leader. L'esempio della Germania

Non siamo certi che Matteo Salvini, che ha appena vinto le primarie del suo partito con l'82% dei consensi, abbia un’idea precisa di cosa siano lo Schleswig e l’Holstein. Si tratta di due storici ducati all’estremo nord della Germania, oggi riuniti in un unico land, finora noti (relativamente) solo per due ragioni: per essere stato il pretesto per una serie di guerre che a metà dell’800 diedero il via all’egemonia prussiana sulla nazione tedesca (qualcosa di simile al nostro risorgimento), e per aver dato i natali a Thomas Mann, che nella deliziosa città di Lubecca ambientò il suo capolavoro, i Buddenbrook.

Ma poiché il leader leghista, in ben altre faccende affaccendato, difficilmente avrà consuetudine con la storia della Confederazione Germanica, e tantomeno con lo struggente destino del vecchio console Buddenbrook e del piccolo Hanno, forse sarà il caso di richiamare la sua attenzione sullo Stato più settentrionale della Germania per motivi più contingenti.

Cosa è successo in Germania
Si sono svolte domenica scorsa le elezioni per il Parlamento del Land, in coincidenza con quelle, ben più importanti e mediatiche, che hanno visto la sconfitta oltre le previsioni della sua alleata Marine Le Pen e il trionfo del tecnocrate europeista Emmanuel Marcon.

Come hanno votato i cittadini nella lingua di terra che separa il Mare del Nord dal Baltico? È successa una cosa molto semplice: la CDU della signora Markel ha vinto clamorosamente, in un Land storicamente governato dalla SPD che invece ha perso parecchi voti (sarà l’effetto-Schultz?) nonostante la sconfitta contemporanea della Linke (il partito della vecchia sinistra radicale, i Bersani-D’Alema in versione DDR).

Cosa è successo alla destra estrema
In questo quadro, che rappresenta un’ottima prospettiva per la Cancelliera tanto odiata da Salvini in vista delle elezioni federali del 24 settembre, merita attenzione il risultato del partito di estrema destra AFD. Per chi non lo sapesse, è l’equivalente tedesco dei “populisti” di destra, più o meno moderatamente anti-europei, anti-immigrati ecc.


Questo piccolo partito ha ottenuto il 5,4%, entrando così per la prima volta nel parlamento regionale. Un buon risultato? C’è da dubitarne, visto che erano accreditati di risultati a due cifre, come quello ottenuti in altri stati, a scapito ovviamente del centro-destra moderato costituito dalla CDU e dai Liberali della FPD.

A proposito, i liberali, per quanto da tempo in crisi, hanno portato a casa un confortevole 11,5%. Invece, sono quasi scomparsi i “Piraten”, versione teutonica del ribellismo contro tutto e tutti, in stile vagamente grillino.

Perchè è importante
Cosa ci insegna, e cosa potrebbe insegnare a Salvini, la piccola votazione nel lontano land tedesco, letta insieme alla grande votazione presidenziale francese?
Una cosa molto semplice, che la “destra” populista, identitaria, anti-tutto perde sempre, sia quando si batte contro la sinistra, come in Francia, sia quando al contrario i suoi diretti concorrenti sono i moderati, i cristiani e i liberali, come in Germania e come era avvenuto poche settimane prima in Olanda.

L’estrema destra non sfonda, neanche quando fa il pieno di voti, come con Le Pen; non sfonda anche quando prosciuga il consenso di altre forza anti-sistema come la Linke e i Piraten sul Baltico.

Cosa vuole fare Salvini
Una pessima notizia per il leader leghista, proprio nei giorni delle “primarie”, convocate per una consacrazione dal popolo ex-padano (in effetti ottenuta), scimmiottando in tono minore l’analoga trovata propagandistica allestita da Renzi nei giorni scorsi.

In teoria, Salvini sarebbe più fortunato dei suoi sodali d’oltralpe. L’Italia è l’unico paese europeo nel quale da vent’anni grazie alla discesa in campo di Berlusconi gli umori, le paure, gli stati d’animo che la Lega vuole rappresentare non sono messi ai margini (essendo sentimenti legittimi - quando non vengono strumentalizzati - di larghi settori della popolazione) ma sono, o almeno sono stati, parte integrande di un centrodestra di governo capace non solo di fare da cassa di risonanza al malcontento, ma di ricondurlo alla razionalità e soprattutto di individuare soluzioni praticabili e non semplici slogan.

In concreto bisogna capire cosa vuole davvero Salvini. Se preferisce giocare al "Trump de’noantri" oppure se intende lavorare seriamente per far vincere un centro-destra nel quale può avere un ruolo, ma certo non fare il leader.

Il centrodestra che vince è liberale e moderato
Un centrodestra che per vincere deve essere, non solo apparire, liberale, riformatore, saldamente radicato nei valori cristiani, capace di un respiro europeo, credibile sul piano internazionale, affidabile per i mercati.

Certo se il giovane Matteo ha come obbiettivo di regnare nel suo villaggio piuttosto che essere secondo a Roma, allora questa strada lo pagherà, anche elettoralmente, per un po’ di tempo. Ma è la strada che consegnerà alla sinistra o ancor peggio a Grillo l’avvenire dell’Italia.
Basta saperlo, poi ognuno, anche gli elettori, farà le sue valutazioni.

Forse una passeggiata in riva al Baltico, sulla lunga spiaggia ventosa di Travemünde, dove la giovane Tony Buddenbrook flirtava ingenuamente con il figlio di un marinaio, servirebbe a schiarire le idee al leader leghista, e di conseguenza le schiarirebbe anche a noi.

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