Terme romane Palazzo Fiuggi
Palazzo Fiuggi
Terme romane Palazzo Fiuggi
Salute

La cattedrale del benessere

In un edificio storico d'inizio Novecento restaurato con eleganza è nato Palazzo Fiuggi, un rifugio di pace dove prendersi cura di sé. Per gli ospiti è previsto un programma personalizzato e la cucina è firmata Heinz Beck.

Una pausa dai meccanismi spietati e soffocanti della routine, una vacanza dal respiro rigenerante, da cui portarsi dietro souvenir preziosi: uno stato di forma ritrovato, un senso di relax, un sistema immunitario più robusto, una cura contro i segni del tempo. Un bagaglio di emozioni, con un corollario di benefici pratici. Succede dopo un soggiorno a Palazzo Fiuggi, «una cattedrale del benessere», «un'icona di ospitalità italiana che vuole diventare un emblema a livello internazionale», per riprendere la definizione e l'ambizione contenute nelle parole di Lorenzo Giannuzzi, il suo ideatore.

Non è la solita sequela di vasche, zone gelide e altre fumanti, né un albergo di charme, ma qualcosa di più articolato e complesso: una «wellness medical spa», «un centro che unisce i pilastri della medicina occidentale con i principi di quella olistica». Un nuovo rifugio di pace per coccole a 360 gradi, aperto da poche settimane in un elegante palazzo immerso in un parco di 8 ettari. Un luogo di memoria e suggestioni: «La cittadina del Lazio è un posto unico, dalla logistica incredibile. A meno di un'ora da Roma, può contare su due aeroporti, è servita dall'autostrada e, presto, da un treno veloce. Si trova a 700 metri dal livello del mare, l'altezza ideale per l'ossigenazione del corpo; non presenta insediamenti industriali, dunque l'aria è purissima. Gode del potere terapeutico dell'acqua termale, che non scopriamo certo noi».

In questo contesto di suo favorevole, Giannuzzi ha realizzato la sua visione, ha fondato il suo obiettivo che suona come una promessa: «Dare risultati concreti, garantire un benessere supportato da evidenze scientifiche. Rimettiamo in pista chi ci sceglie, ne miglioriamo i valori ematici e fisiologici». Per riuscirci, nessuna alchimia, solo pragmatismo: linee guida comuni e un programma personalizzato, cucito addosso a ciascun ospite da un team di caratura internazionale: «Esperti di rigenerazione cellulare, del ruolo strategico della prevenzione per mantenersi sani».

Primo tassello, l'alimentazione. Divieto totale di diete punitive, improntate ai sacrifici, alle privazioni, alle rinunce. «Non si farà la fame» scherza Giannuzzi: «I nostri piatti sono firmati da Heinz Beck, un'autorità assoluta in materia di cucina salutistica». Gli ingredienti sono di altissima qualità; il menu delizioso, vario e saporito, è stato creato dallo chef tristellato in collaborazione con il professor David Della Morte Canosci, direttore medico-scientifico di Palazzo Fiuggi, specialista nel campo della senescenza: «I pasti si basano su un'intuizione, quella di adoperare il cibo come una medicina».

In parallelo, ci si avvicina alla propria meta preferita: un riequilibrio psico-fisico, un'enfasi sull'antinvecchiamento, una disintossicazione dalle insidie dello stress. La ricetta è ricorrere a strumenti e apparecchiature ad alta tecnologia, dal piglio futuristico, affiancandoli a metodi densi di tradizione: trattamenti affidati a mani abili, sessioni di movimento, idroterapia in piscina, persino momenti di life coaching e meditazione. D'altronde, mens sana in corpore sano. E Fiuggi, anche per contiguità geografica con il luogo in cui la locuzione latina nasceva dalla penna di Giovenale, sembra il contesto perfetto per ricordarlo e tradurlo in pratica.

La sicurezza, intanto, è sfondo e premessa: tutto il personale è stato vaccinato, all'arrivo è previsto un tampone, per godersi gli ambienti con un bonus di tranquillità ulteriore. La struttura, che risale a inizio Novecento, è stata riconosciuta dal ministero per i Beni e le Attività culturali come «meritevole di tutela e conservazione per lo stile liberty che gli conferisce un particolare pregio architettonico». La storia s'incrocia così con la modernità, senza forzature o sussulti: «Abbiamo mantenuto l'anima dell'edificio, esaltandone il Dna. Ne abbiamo enfatizzato la già straordinaria potenzialità attraverso un restauro intelligente». La capacità ricettiva originaria è stata ridotta di un terzo per offrire camere spaziose e confortevoli. Impossibile, inoltre, non restare colpiti dalle aree comuni: «La sala da pranzo ha un soffitto alto 6 metri e mezzo, da cui scendono candelabri di fine Ottocento in vetro di Murano. Ci sono affreschi di inizio Novecento, ciascun angolo esprime scrupolo e raffinatezza. È uno dei rari casi in cui le immagini non rendono giustizia all'insieme, solo di persona se ne può apprezzare l'eleganza, viverne l'estrema bellezza».

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