Prima apertura di Aifa alla idrossiclorochina
La sede Aifa, in via del Tritone a Roma (Ansa).
Prima apertura di Aifa alla idrossiclorochina
Salute

Prima apertura di Aifa alla idrossiclorochina

Firma la petizione su Change.org: https://www.change.org/PanoramaClorochinaCovid19

Secondo Matteo Salvini, al prossimo Cda l'Agenzia del farmaco potrebbe dare il via libera a un nuovo protocollo per l'antimalarico applicato al Covid. Intanto il dossier torna al Tar del Lazio.

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«A me risulta che l'Agenzia italiana del farmaco, nei prossimi giorni, riunirà il suo Cda per approvare un protocollo sperimentale sull'idrossiclorochina». Lo ha annunciato Matteo Salvini a Porta a porta il 12 novembre. Il leader della Lega ha precisato che «quello che si chiede è di fare un protocollo sperimentale che fu sospeso a maggio» dall'Aifa per il trattamento del Covid-19, visto che «i medici devono essere liberi di scegliere le terapie, devono sapere quali cure possono somministrare».

A quasi un mese dal lancio della petizione di Panorama, che chiedeva ad Aifa di rivedere la sua posizione sull'utilizzo del farmaco antimalarico nelle cure domiciliari, qualcosa inizia a muoversi. Il 10 novembre il senatore leghista Armando Siri, Salvini, alcuni assessori regionali e sei scienziati, fra medici e ricercatori, hanno fatto un incontro informale con Aifa. Il loro obiettivo era sollecitare l'agenzia a riprendere la sperimentazione dell'idrossiclorochina, in modo da inserirla all'interno di un protocollo di cure domiciliari sui pazienti Covid, uniforme su tutto il territorio nazionale.

Per far sì che i medici possano prescrivere di nuovo idrossiclorochina, il senatore Siri ha eleborato una strategia basata sulla legge 648, su suggerimento della dottoressa Paola Varese, responsabile del reparto di Medicina interna dell'ospedale di Ovada Tale legge permette alle regioni di erogare, a livello di servizio sanitario nazionale, farmaci sottoposti a sperimentazione clinica, usandoli per indicazioni diverse da quelle autorizzate.

Facendo riferimento alla 648, si potrebbero insomma avviare sperimentazioni a base di idrossiclorochina a livello locale, che potrebbero poi diventare un punto di riferimento a livello nazionale. Perché ciò avvenga, occorre dunque che la Commissione tecnico-scientifica di Aifa applichi la legge 648 al caso idrossiclorochina, come peraltro ha già fatto in passato con tantissimi farmaci: oncologici, antivirali e per le cure palliative.

Una piccola apertura viene anche dalla risposta del sottosegretario Pierpaolo Sileri all'interrogazione parlamentare del senatore di Forza Italia Andrea Cangini. In Senato, il sottosegretario ha riferito le ragioni di Aifa, ribadendo la «sostanziale mancanza di beneficio clinico legato all'idrossiclorochina» del farmaco antimalarico.

«Un ulteriore aggiornamento dell'ultima scheda del luglio 2020 è in fase di definizione» ha però aggiunto Sileri, riferendosi alla scheda informativa su idrossiclorocchina che si trova sul sito dell'agenzia. Nella controrisposta, Cangini ha osservato che «non sempre le evidenze scientifiche vengono confermate nel tempo e non sempre i giudizi degli organismi internazionali che valutano i singoli farmaci sono scevri da interessi di parte». E ha chiesto la convocazione in Commissione Salute del Senato dell' ex direttore di Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità Antonio Cassone e del direttore di Malattie infettive del Gemelli Roberto Cauda.

Cangini ha spiegato che i due «autorevolissimi scienziati» sono autori di una metanalisi appena pubblicata che mette insieme 26 studi diversi per un totale di 44.521 pazienti, da cui risulta che «se data in piccole dosi e se data all'insorgere della malattia, l'idrossiclorochina è più che efficace». Non solo. Secondo quest'analisi, l'idrossiclorochina ridurrebbe la mortalità fino al 35%.

Notizie incoraggianti per le oltre 12.600 persone che hanno firmato la petizione su Change.org, promossa da 111 medici che l'hanno firmata prima che Panorama la rendesse pubblica. Fra i firmatari, molti medici. «Sono fedele al giuramento di Ippocrate, non agli studi randomizzati in emergenza» motiva la sua scelta dottoressa Silvia Acito nella sezione del sito dedicata alle «Ragioni per firmare». Il dottor Ermanno Bellini di Milano sottolinea: «Ho usato con successo il Plaquenil 200 nei mesi scorsi, per la cura di molti pazienti a domicilio». E Renata Canepa di Alessandria ribadisce: «Sono un medico di medicina generale e credo fermamente nell'idrossiclorochina».

Medici che hanno ottenuto il sostegno dei loro pazienti. «Firmo perché mia madre, 86 anni, convalescente da un intervento cardiaco, a marzo si è ammalata» spiega Lucia Marziali. «Sospettando il Covid, dopo 15 inutili giorni di antibiotici, il nostro medico di base le ha prescritto cinque giorni di idrossiclorichina e azitromicina e ne è uscita fuori. Grazie dottore». Aggiunge Claudio Veneziano: «Mi fido di 120 medici di base», riferendosi al gruppo Medici in prima linea che a marzo ha iniziato a presciervere il farmaco antimalarico per trattare il coronavirus. «L'avete bloccato perché costa poco?» gli fa eco Alfonsina Torre, «Mi fido del protocollo Piacenza con cui il professor Cavanna ha curato a domicilio oltre 300 pazienti, tutti guariti». E Marco Fiorella di Milano cita Didier Raoult, «il primo in Europa a sostenere e promuovere l'utilizzo della clorochina».

Già, il professor Didier Raoult. Il direttore dell'istituto ospedaliero-universitario IHU Méditerranée Infection a Marsiglia, che continua a prescrivere idrossiclorochina, ora deve affrontare un caso disciplinare. Il virologo che si è distinto per le sue scoperte in campo microbiologico dovrà comparire «prossimamente» dinanzi all'Ordine dei medici per rispondere di nove violazioni del codice di deontologia medica. «A giugno, nonostante diversi studi mostrassero che l'idrossiclorochina non funzionava, Didier Raoult ha continuato a promuoverla e a volerla imporre. Questo comportamento ci ha spinto alla mobilitazione» ha dichiarato Pierre Tattevin, presidente della Società di patologia infettiva di lingua francese, Spilf.

Intanto, il 10 novembre al Tar del Lazio si è tenuta l'udienza relativa all'istanza cautelare per ottenere la sospensione del provvedimento con il quale il 26 maggio l'Aifa ha interrotto la sperimentazione dell'idrossiclorochina. «Noi avevamo chiesto un rinvio per discuterla in presenza, in modo da spiegare nei dettagli la complicata vicenda» spiega l'avvocato Erich Grimaldi, che ha depositato il ricorso per conto di una cinquantina di medici. «Il Tar però potrebbe non rinviare e decidere basandosi sugli atti depositati. Siamo in attesa».

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