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Salute

"Calici e Camici", il libro di Paolo Brinis che spiega come il vino non faccia male

Un consumo intelligente e consapevole del vino non solo non è dannoso ma addirittura ha dei benefici. Sono le convinzioni di diversi medici raccolte dal giornalista Mediaset nel suo libro a questo dedicato

In Irlanda su vino, birra e liquori saranno introdotte delle etichettature, che metteranno in guardia i consumatori sull’uso di bevande alcoliche come avviene già da decenni con il fumo. Una campagna di sensibilizzazione per combattere il cancro che ha avuto il via libera della commissione europea sollevando non poche perplessità soprattutto per quanto riguarda il vino. Sono molti infatti i medici a ritenere che il vino entrato a parte a tutti gli effetti della dieta mediterranea, non sia nocivo come riportato anche nel libro “Calici e Camici” di Paolo Brinis, giornalista Mediaset, ma conoscitore, amante ed esperto di vini. Secondo i contributi raccolti da cardiologi, chirurghi e altri specialisti il vino se consumato con moderazione può dare anche degli effetti benefici.

Cosa può dirci del suo libro?

«È un libro che non da notizie divulgative tecnico scientifiche anche se i contributi che ho raccolto sono di professionisti della salute competenti e autorevoli che riconoscono le qualità del vino e gli effetti che sono nocivi solo in alcuni casi, quindi non si può generalizzare come si sta facendo».

Cosa le hanno detto questi medici?

«Semplicemente che un buon bicchiere di vino non fa male mentre il suo abuso si. Ma questo vale anche per un uso eccessivo di molti alimenti e soprattutto che il vino è nocivo a seconda delle patologie da cui sono affette alcune persone. I medici nel mio libro parlano di un bere consapevole da cui si può trarre anche beneficio. Dentro un calice di vino si trova la cultura, la storia, l’arte e la convivialità. Tra i contributi che rendono quanto mai assurda l’idea di equiparare il vino al fumo c’è quello di Claudio Bilato, Direttore della Cardiologia degli Ospedali dell’Ovest Vicentino. Bilato cita Christiaan Barnard che fu il primo chirurgo ad effettuare un trapianto di cuore. Secondo Barnard bere un paio di bicchieri di vino rosso a cena è un modo piacevole per proteggere il cuore e per Bilato ha ragione da vendere. Il vino rosso può proteggere piacevolmente il cuore, sia per le proprie caratteristiche chimico-fisiche e organolettiche, sia per la benefica ricaduta sociale e umorale che accompagna il bere consapevolmente un calice di vino con chi ti vuole bene. Nella sua intervista riporta come esempio lo studio INTERHEART, condotto in 50 paesi e che ha coinvolto oltre 27 mila soggetti, ha evidenziato che il consumo moderato di alcool è associato alla riduzione del rischio di infarto del 14% con effetti cardioprotettivi sia negli uomini che nelle donne. Per contro, incrementando il consumo alcolico il rischio di morte aumenta del 10% e quello di cancro di quasi il 30%. Questo trend vale anche per coloro che hanno già una malattia cardiovascolare: in altre parole, proibire gli alcolici a chi ha avuto un infarto, potrebbe essere più dannoso rispetto ad un loro utilizzo moderato».

C’è anche un gastroenterologo tra i medici che ha intervistato. Cosa dice?

«Si è Fabio Farinati, Gastroenterologo, Direttore della Scuola di Malattie dell’Apparato Digerente dell’Universita di Padova. Secondo lui la differenza sulla salute dipende anche dalla qualità del vino e non è una questione di bianco o rosso. I bianchi spesso contengono troppi solfiti (anche per favorirne la longevità) e questi possono causare effetti collaterali fastidiosi, tra i quali cefalea. I rossi per oltre ad un minore contenuto di bisolfiti, hanno una maggior quantità di composti “anti-ossidanti”, sostanze protettive per il nostro organismo come il resveratrolo (nome assai difficile di un derivato delle uve da vinificazione). In buona sostanza quindi, bianchi si, ma buoni, rossi meglio, purché sempre all’insegna della qualità del prodotto».

Cosa ne pensa della decisione dell’Irlanda di etichettare il vino?

«Sospetto che ci possano essere interessi di varia natura a boicottare Francia, Italia e Spagna che sono i maggiori produttori di vino favorendo magari chi vende altri prodotti. Ma al di la di queste dietrologie sono anni che si cerca di fare questa operazione ma va fatto un distinguo tra fumo e vino e con questa decisione non è stata fatto, e posso affermarlo alla luce dei contributi che ho raccolto».

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