I saggi del Quirinale e il dovere di ribellarsi
I saggi del Quirinale e il dovere di ribellarsi
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I saggi del Quirinale e il dovere di ribellarsi

La scelta di Napolitano sospensione della democrazia? Meglio le elezioni subito - chi sono i saggi - VIDEO: l'annuncio di Napolitano - Bersani e il tortello magico - le foto -

Prima il governo “tecnico”, adesso i due comitati per un totale di dieci“saggi” (tutti rigorosamente di genere maschile). La sospensione della democrazia sembra essere permanente. Stavolta persino un fedelissimo del presidente Napolitano, il costituzionalista Michele Ainis sul Corriere della Sera, ammette che la soluzione escogitata sul Colle è “eccentrica,paradossale, senza precedenti” (pur aggiungendo che forse non c’erano alternative).

Altri la definiscono “mossa a sorpresa”. Il Fatto quotidiano, con entusiasmo tutto grillino, parla invece di “colpo di genio, il governo non serve”. Già questo dovrebbe indurci al sospetto, perché sarà pur vero che i 5 Stelle hanno dato una scossa per certi versi salutare alla politica e al Palazzo, e il loro trionfo è stato un segnale di insofferenza e indignazione potenzialmente catartico, ma la concezione della democrazia di Grillo-Casaleggio-Fo non è propriamente liberale: semmai, stalinista.

I 5 stelle sostengono infatti che basta il parlamento a decidere, che le leggi sono il governo, che l’esecutivo è un optional, quasi un ingombro, e naturalmente che soltanto loro, i grillini, godono di autentica rappresentanza popolare perché tra i 5 stelle e i cittadini non c’è (non ci sarebbe) mediazione. Il popolo è la Rete. “Noi non incontriamo le parti sociali, le parti sociali siamo noi”.

Ora, va detto chiaro che i comitati di saggi di Napolitano in condizioni di normalità sarebbero (anzi, sono) un obbrobrio. Abbiamo appena votato,non siamo a fine legislatura. Il governo in carica non è stato sfiduciato dal vecchio parlamento ma neppure ha la fiducia del nuovo, in più non sembra godere di consenso popolare se è vero che il premier Monti ha commesso l’azzardo di formare un partito e presentarsi agli italiani solo per ottenere un’umiliante bocciatura.

Dal punto di vista di qualsiasi democrazia matura,sarebbe stato più logico addirittura dare a Pier Luigi Bersani un incarico pieno sapendo che sarebbe andato a sbattere contro il muro della sfiducia parlamentare. Subito dopo si sarebbe votato il nuovo capo dello Stato, che avrebbe inevitabilmente sciolto le Camere e avviato il count down verso il voto ai primi di luglio. E intanto un governo ci sarebbe stato, operativo,anche in quel caso.

Invece, ci ritroviamo di fatto con due governi, entrambi del Presidente, nessuno dei due legittimato dal popolo, né dal parlamento. Il primo è il governo “tecnico” alla cui testa è stato Napolitano a (im)porre Monti. Il secondo è questo strano organismo bicefalo accampato sotto il Quirinale,frutto delle meditazioni del Presidente senza alcuna consultazione con i partiti votati dagli italiani, e che dovrebbe supportare con le sue proposte economiche, istituzionali e sociali sia il governo tecnico, sia il parlamento.

Ora, se i saggi sono semplicemente una struttura inventata per prendere un po’ di tempo e scavalcare le due settimane di stallo istituzionale dovuto all’impossibilità del capo dello Stato di sciogliere le Camere nel semestre bianco, è un conto. E va anche bene se servirà a scongelare il dialogo tra Pd e Pdl per formare un governo di coalizione alla tedesca. Altro conto è se Napolitano ha immaginato che il paese possa navigare e affrontare la crisi e le drammatiche sfide attuali senza nuove elezioni ma affidandosi al governo dei “migliori” (a giudizio insindacabile dello stesso Napolitano,ma che si sono rivelati in qualche caso “peggiori”) e a una decina di tecnici vicini alla politica, maschi, età media sessant’anni (oltretutto, è chiaro che Pd e Pdl volevano ormai andare subito al voto, così come la maggioranza degli italiani).

Al di là di eccellenze personali non riconducibili ai partiti,per esempio il presidente dell’Istat Enrico Giovannini, si tratta infatti di personalità controverse, mezzo e mezzo tra politica e università. Se questa situazione resterà congelata oltre una quindicina di giorni, ci ritroveremmo nella peggiore delle dittature, quella che non ha neppure l’attenuante che aveva Mussolini nella prima fase del Ventennio: il “consenso” (per dirla con le parole dello storico Renzo De Felice).

Uno scenario al quale tutti dovremmo ribellarci.

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