Un bell'esempio per tutti la rinuncia di Veltroni allo scranno sicuro in Parlamento
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Un bell'esempio per tutti la rinuncia di Veltroni allo scranno sicuro in Parlamento
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Un bell'esempio per tutti la rinuncia di Veltroni allo scranno sicuro in Parlamento

Walter applica con coerenza il "yes, we can" obamiano. E dimostra che a 57 anni si può ricominciare in altri modi

Intanto, quando mai capita in Italia che non si ricandidi al Parlamento un leader politico qual è Walter Veltroni, relativamente giovane (57 anni) per i surreali standard di percezione anagrafica italiani, già leader dei DS e del PD, vicepremier, ministro della Cultura, sindaco di Roma e candidato alla presidenza del Consiglio?

Pier Luigi Bersani, che dalla “sua” Bettole parte alla conquista di Palazzo Chigi potenzialmente a capo di una coalizione di sinistra con Vendola, ha la stessa età di Veltroni e un progetto politico ancorato a un passato di sinistra ideologica che affonda chilometri dietro rispetto al progetto democratico stile USA del copyright Veltroni 2008.

L’annuncio di Walter significa anzitutto la rinuncia a una sicura indennità parlamentare, a un aumento del vitalizio e a una sfilza di privilegi. Sarà pure una trovata di comunicazione (Veltroni ne è maestro, per eredità in quanto figlio di alto dirigente Rai, poi sempre vicino al mondo dei media, della cultura, dell’informazione, dell’editoria, anche nella parallela vita da scrittore, e del cinema, che è un modo più alto di comunicare), ma dietro i fuochi d’artificio a lungo meditati e la scelta di “Chetempochefa” su Raitre come platea, si tratta comunque di una scelta che ha conseguenze concrete sulla sua vita.

Una scelta che va rispettata, perché comunque la si metta è una rinuncia ed è un atto di coraggio.

Veltroni dice due cose. La prima: la sua decisione non è una conseguenza dell’Opa sul PD del “rottamatore” Renzi. Semmai è il contrario: un passo in avanti. La seconda: che non smetterà di fare politica. Perché si può fare politica in tanti modi. Già in passato Veltroni aveva promesso di cambiare vita, di andare nella “sua” Africa a fare del bene. Attività per gli altri, in un continente bello e sventurato. Poi non lo fece, si candidò a Palazzo Chigi. Prima ancora, dopo una sconfitta questa volta nel partito contro l’eterno nemico Massimo D’Alema, la sua carriera sembrava finita, invece Walter risorse da primo cittadino di Roma. E i romani ne hanno un buon ricordo (soprattutto se paragonato al successore, Alemanno).

Ma che continui a fare politica in altro modo, o che il suo sia (come è) un gesto anch’esso politico collegato al dissenso verso la gestione attuale del PD, alle rivalità tra big del partito, e alla consapevolezza che c’è ormai un giovane, Matteo Renzi, portatore delle sue stesse aspirazioni riformiste ma con la forza di vent’anni in meno e la verginità dell’amministratore senza un passato nel PCI, Veltroni va guardato da tutti come un esempio. Anche a destra. L’insegnamento è che si può rinunciare allo scranno sicuro per fare altro, rinunciare ai privilegi e lasciare spazio ad altri. La rinuncia di Veltroni è una scommessa sul futuro, ed è la giusta e coerente applicazione dell’obamiano “yes, we can”, che Walter copiò come slogan per Palazzo Chigi nel 2008 (perse, ma con onore).

Sì, possiamo rinunciare. Un seggio sicuro alla Camera? Ma anche no.  

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