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Riforma elettorale e bicameralismo, giorni decisivi

Giornate calde e fondamentali per il governo Renzi, impegnato anche a vigilare sugli equilibri con l'opposizione e la minoranza del suo partito

Saranno dieci giorni decisivi quelli che attendono in governo sul fronte della riforma elettoriale e del bicameralismo. Sia in ambito legislativo, soprattutto, ma anche per ciò che riguarda gli equilibri tra l'esecutivo, la minoranza interna del Pd e Forza Italia.

Su quest'ultimo punto, il premier Renzi ha negato con decisione l'ipotesi di elezioni nel 2015, confermando che l'approvazione dell'Italicum si legherà a una clausola di salvaguardia, la quale prevede che la legge entrerà in vigore nel 2016 (verosimilmente a giugno), cioè dopo la riforma del bicameralismo.

Al contermpo, rivolgendosi alla sinistra interna ha confermato che, contestualmente alle attività sulle due riforme istituzionali, ci sarà spazio per rivedere l'apparato legistlativo sul Terzo settore e introdurre le nuove norme sullo ius soli e sulle unioni civili.

I nodi da sciogliere

Ancora tutta da definire è anche la questione dei capilista bloccati. La minoranza Pd ha già presentato un emendamento che li elimina, inserendo invece preferenze per tutti e un listino bloccato su base regionale, in cui vengono eletti il 25% dei deputati, come prevedeva il Mattarellum.

Su questo punto Berlusconi, sentito da Renzi a Natale, non vuole cedere e la strategia renziana si assesterà sul "no" per mantenere aperto il dialogo con Fi, alla quale nel corso nei mesi sono state imposte altre modifiche.

Renzi si dice anche disposto anche ad accogliere alcuni emendamenti dei bersaniani alla riforma del bicameralismo, dopo aver approvato in Commissione quello che elimina il voto bloccato da parte della Camera sui disegni di legge del governo.

E' infatti in arrivo il "si'" a un altro emendamento che limita i ddl su cui può essere chiesto il voto in data certa. Ma anche in questa riforma c'e' un punto in cui la richiesta dei bersaniani è osteggiata da F: quella di inserire come norma transitoria il giudizio preventivo della Corte Costituzionale sull'Italicum.

Il governo sta trattando con Fi per far cambiare questa posizione, proprio a fronte del mantenimento dei capilista bloccati nell'Italicum.

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