Renzi riformi il Senato, alla faccia di Grasso
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Renzi riformi il Senato, alla faccia di Grasso
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Renzi riformi il Senato, alla faccia di Grasso

Il presidente del Senato si paragona a Davide contro "Renzi-Golia". Ma è l'esatto contrario - L'opinione di Ceccanti

Matteo Renzi dice di non sapere se ci sarà “un lieto fine”, ma comunque l’approvazione in Consiglio dei ministri del disegno di legge sulle riforme costituzionali “è un buon inizio”. E conferma che se tutto va bene, questo Senato diventerà un Senato delle autonomie e non avrà senatori eletti. Fine del bicameralismo perfetto, della doppia lettura di tutte le leggi, del duplex istituzionale. Con buona pace delle critiche del presidente Pietro Grasso

Bene. Renzi vada avanti, non si fermi davanti ai vecchi politici, agli alti burocrati e ai professionisti degli appelli contro le riforme costituzionali (sinistra e destra uniti nella difesa dello status quo). È incredibile quanti difensori di Palazzo Madama siano usciti allo scoperto, contro l’umore e i desideri della gente, solo per non vedersi scivolare tra le gambe lo scranno dorato. 

La battuta più surreale, va detto, quella del presidente del Senato, Grasso, che si spaccia per Davide contro Golia: “Sono sempre stato iscritto al partito di Davide, dalla parte di Davide. Nella mia vita ho sempre cercato di combattere i Golia, tutto quel che blocca la nostra vita, metafora del potere o del potente che ti vuole schiacciare”. 

Renzi sarebbe il nuovo Golia? Il guerriero più forte dei Filistei che alla fine viene decapitato da un pastorello della tribù di Giuda armato solo della sua fionda? Ma non è così. È il contrario: Grasso è Golia, Renzi Davide. Chi combatte il blocco di potere è Renzi, chi lo vuol preservare è Grasso.    

Inconsapevolmente ironica la foto su “Repubblica” accanto all’intervista nella quale Grasso contesta il superamento alla Renzi del bicameralismo perfetto: Grasso che abbraccia la poltrona con preziosi intagli in legno e logo del Senato e fissa il fotografo con l’aria di non volersene più staccare. Comincia l’intervista con una excusatio non petita: “Da presidente parlo della riforma del Senato, nel mio pieno ruolo istituzionale e super partes”. E ne delinea (altro che super partes) una dettagliata riforma che è quanto di più lontano dalla proposta di Renzi. Ma non spetta al presidente del Senato avanzare proposte di legge in contrapposizione con l’esecutivo... 

Ancor di più colpisce il suo totale scollamento dal sentire comune quando riconosce sì che per la gente mille parlamentari sono troppi, ma aggiunge che senza senatori eletti si ridurrebbero “gli spazi di democrazia diretta”. Logica vorrebbe allora che i mille diventassero duemila e magari tre le Camere, non più due, per allargare quegli stessi “spazi”. La gente vuole risparmi? Grasso: “Non si può incidere sulla forma dello Stato solo con la calcolatrice in mano”. Le finestre blindate del Senato non lasciano filtrare il grido della piazza.  

I senatori potranno mai abolire se stessi? La burocrazia del Parlamento potrà mai rinunciare senza combattere ai propri privilegi? I partiti, incluso il Pd di Renzi, potranno mai entusiasmarsi per la riduzione degli “spazi di democrazia diretta”, cioè di poltrone, prebende e centri clientelari? Renzi ci sta provando. Comincio a credergli quando afferma che sta conducendo la “madre di tutte le battaglie”: contro la moltiplicazione delle poltrone, i meccanismi che ingolfano l’attività legislativa e il combinato di politica e burocrazia.

Grasso vorrebbe addirittura preservare la figura dei senatori a vita. Fuori sintonia. Fuori dalle corde del paese. In totale dissonanza col sentire dei cittadini. No: Grasso e tutti quelli che in questi giorni si sono affrettati a lanciare appelli pro-Senato sono i veri Golia, sono “tutto quel che blocca la nostra vita, metafora del potere o del potente che ti vuole schiacciare”. 

E francamente non se ne può più.

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