Le spese sospette della Rai
ANSA/ANGELO CARCONI
Le spese sospette della Rai
News

Le spese sospette della Rai

Un'indagine interna ha scoperto presunte irregolarità negli appalti di Sanremo 2013 e nella sede di Londra

Funzionari, corrispondenti, ex direttori e dirigenti in sella: non si ferma davanti a nessuno la struttura di «internal auditing» della Rai. Titolo anglosassone cui corrisponde uno squadrone di ispettori che indaga e verifica le eventuali violazioni dei dipendenti. Un pool recentemente rafforzato dal direttore generale Rai Luigi Gubitosi e dalla presidente Anna Maria Tarantola, decisi a moralizzare la televisione di stato, eliminando ruberie, favoritismi e malcostume.

Adesso in Rai non sono pochi quelli che dormono sonni agitati, perché a fare le pulci ad appalti, assunzioni, regali e carte di credito aziendali c’è un plotone di ben 23 persone guidato, dall’aprile scorso, da Gianfranco Cariola, uomo di fiducia di Gubitosi: viene dall’Eni, era nell’internal auditing pure lì. Cariola non tralascia nulla: esamina tutte le segnalazioni, anche quelle anonime. Tranne, ovvio, le missive velenose su intrallazzi sentimental-sessuali in casa Rai e quelle che non si riferiscono a fatti effettivamente riscontrabili.

Adesso nella rete dell’internal auditing sono appena finiti, in due diverse indagini (rispettivamente la seconda e la terza do- po quella relativa all’area delle relazioni esterne), un megaevento Rai e un famoso corrispondente: l’edizione dell’ultimo Festival di Sanremo e Antonio Caprarica, capo della sede Rai di Londra.

Dopo una serie di segnalazioni, in questo caso pare non anonime, la squadra degli ispettori ha deciso di indagare sull’area della produzione e degli acquisti, dedicando i suoi controlli a due dirigenti che hanno gestito il bando della gara d’appalto per le luci e i sistemi audio del festival di Sanremo 2013 condotto da Fabio Fazio e Luciana Littizzetto. L’appalto dell’ammontare di 400 mila euro per luci e audio dell’edizione passata non ha convinto gli ispettori Rai. Sembra infatti che abbiano riscontrato alcune irregolarità nel capitolato: il bando potrebbe essere stato orientato, infatti, per far vincere una determinata società. Risultato: ai dirigenti di viale Mazzini sono arrivate due lettere di contestazione, mentre Maurizio Ciarnò, responsabile dei grandi eventi Rai, è stato nel frattempo sospeso in via cautelativa e messo a disposizione dell’azienda. Il rapporto degli ispettori Rai è stato consegnato ai consiglieri di amministrazione e non si esclude che vengano passate al setaccio anche le ditte che si sono aggiudicate gli appalti nelle passate edizioni festivaliere.

Dalla città dei fiori a quella della regina Elisabetta II: gli ispettori dell’auditing sono volati oltremanica, l’indagine londinese è partita prima dell’estate e a farne le spese, per ora, è stato un pezzo da novanta come Caprarica, dal 2010 a capo della sede Rai di Londra, dov’è corrispondente anche Stefano Tura. Lo storico volto Rai, già corrispondente da Mosca e Parigi nonché ex direttore del Giornale Radio Rai, in quanto responsabile della sede londinese lo è anche di tutto il settore amministrativo. E proprio in questo campo gli sarebbero state contestate alcune mancanze. Per ora si parla solo di imprecisioni: fatture vaghe, utilizzazione ripetuta dello stesso service per l’assunzione di operatori, tecnici e montatori. L’audit si è appena chiuso ed è possibile che il giornalista possa essere presto invitato a rientrare a Roma per chiarimenti.

Finita qua? No, perché una volta chiusa la parentesi inglese (di tutt’altro rilievo rispetto alla prima) la struttura di Cariola ha acceso un faro sugli appalti esterni relativi al montaggio. Cominciando a far felice Beppe Grillo, che ha dichiarato guerra da tempo al capitolo appalti. Ricordando anche, nel volantino diffuso durante la sua incursione del 30 settembre a viale Mazzini, che la Rai spende il 60 per cento dei ricavi (1,6 miliardi di euro) in format e servizi esterni. Saranno in parecchi a tremare, insieme con quelli che temono di essere coinvolti, prima o poi, nella prima missione degli ispettori, magari per un regalino di troppo.

Non si sono ancora spenti infatti gli echi dell’indagine relativi alla struttura «Premi e omaggi». Partita all’inizio del 2013 con una email anonima, nella quale si denunciava una scarsa trasparenza del sistema degli omaggi aziendali, ha puntato sui regali Rai a politici, ambasciatori e personalità varie nel periodo compreso tra il 2008 e la metà del 2012. In epoca pre Gubitosi, dunque. Si è scoperto che la Rai spendeva, senza indicare né i nomi dei beneficiari dei doni né i mittenti, circa 300 mila euro l’anno di soldi pubblici in orologi Hamilton e Jaeger-LeCoultre (compreso il lussuoso Reverso, da 2.500 euro in su), penne Mont Blanc e, fra l’altro, cravatte di Marinella.

Gli ispettori hanno scoperto pure che gran parte dei gioielli veniva comprata (con una spesa di circa 600 mila euro in quattro anni) nella stessa gioielleria del centro storico di Roma. L’ex responsabile della struttura «Premi e omaggi» è stato sospeso in via cautelativa, ma per difenderlo è sceso ora in campo l’ex direttore delle relazioni esterne Guido Paglia, chiarendo che non è mai esistita una procedura aziendale che prevedesse l’indicazione dei beneficiari degli omaggi.

L’indagine della struttura auditing, intanto, è stata consegnata all’ufficio del personale, mentre Salvatore Margiotta, senatore pd e vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai, ha annunciato un’interrogazione parlamentare e un’audizione del management Rai. E siamo solo all’inizio.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti