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Dazi Usa: la decisione della Corte Suprema che decreterà il destino dell’economia mondiale

Dazi Usa: la decisione della Corte Suprema che decreterà il destino dell’economia mondiale

I giudici potrebbero pronunciarsi tra poche ore o nei prossimi giorni. L’amministrazione Trump sta intanto elaborando delle alternative in caso di sentenza avversa

Si registra grande attesa per la decisione che la Corte Suprema degli Stati Uniti prenderà su una parte dei dazi decretati da Donald Trump. Non è chiaro quando uscirà la sentenza, se tra poche ore o nei prossimi giorni. Come che sia, si tratterà di uno spartiacque fondamentale per quanto riguarda il destino della politica commerciale ed estera di Washington. Ma su che cosa sono esattamente chiamati a decidere i supremi giudici?

Al centro dell’attenzione non sono tutti i dazi decretati da Trump ma soltanto quelli imposti ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa): una legge del 1977, che consente al presidente degli Stati Uniti di regolamentare il commercio in caso di emergenza nazionale. In particolare, i togati dovranno stabilire se, sulla base di questa norma, l’inquilino della Casa Bianca abbia o meno l’autorità di decretare tariffe, bypassando l’autorità del Congresso. Questo significa che i dazi al centro del caso sono soprattutto quelli che lo stesso Trump ha definito “reciproci”, imponendoli originariamente lo scorso aprile nel cosiddetto “giorno della liberazione”. La sentenza non riguarderà invece altre tariffe, come quelle alle automobili, che sono state comminate, invocando la sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962. Discorso analogo vale per i dazi imposti sull’import di acciaio, alluminio e rame. Tra l’altro, l’inquilino della Casa Bianca ha fatto anche ricorso alla sezione 301 del Trade Act del 1974, per osteggiare pratiche commerciali ritenute sleali.

Tornando alla sentenza imminente, finora i tribunali di grado inferiore hanno dato torto al presidente americano. Ad agosto, una corte d’appello ha infatti stabilito che Trump starebbe utilizzando lo Ieepa in eccessivamente esteso. In particolare, è stata citata la cosiddetta “dottrina delle questioni rilevanti”, sulla cui base la Casa Bianca avrebbe dovuto ottenere “una chiara autorizzazione del Congresso” prima di agire. L’amministrazione Trump ha replicato, sostenendo che l’ok del potere legislativo è necessario soltanto in caso di norme ambigue, laddove lo Ieepa risulterebbe chiaro, attribuendo al presidente il potere di “regolamentare le importazioni”. “I giudici non hanno la competenza istituzionale per stabilire quando gli affari esteri rappresentano una minaccia insolita e straordinaria che richiede una risposta di emergenza; questo è un compito dei poteri politici”, hanno altresì sostenuto i legali dell’amministrazione statunitense, secondo cui i dazi sono da considerarsi uno strumento di politica estera e di tutela della sicurezza nazionale.

In tal senso, la sentenza avrà un significativo impatto sotto almeno tre aspetti. Il primo, lo abbiamo visto, riguarderà l’autorità del potere esecutivo. Il secondo avrà a che fare con la politica estera, visto che l’attuale presidente americano ha spesso usato la pressione tariffaria per conseguire obiettivi di natura geopolitica (si pensi solo ai recenti dazi secondari che ha annunciato sull’Iran). In terzo luogo, emerge ovviamente il fattore economico. I dazi imposti ai sensi dello Ieepa hanno finora raccolto circa 130 miliardi di dollari: oltre la metà delle entrate tariffarie complessive che ammontano a circa 206 miliardi. “Le cifre effettive che dovremmo rimborsare se, per qualsiasi motivo, la Corte Suprema dovesse pronunciarsi contro gli Stati Uniti d’America sui dazi doganali, ammonterebbero a diverse centinaia di miliardi di dollari”, ha dichiarato l’altro ieri Trump, per poi aggiungere: “Se la Corte Suprema si pronuncia contro gli Stati Uniti d’America su questa manna per la sicurezza nazionale, siamo fregati!” Nel frattempo, negli scorsi mesi, l’amministrazione americana ha iniziato a elaborare dei piani alternativi in caso di sentenza avversa.

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