Le promesse di Angelo Bonelli
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Le promesse di Angelo Bonelli
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Le promesse di Angelo Bonelli

"Non mi ricandiderò alla presidenza dei Verdi!" ci disse ad agosto. Come volevasi dimostrare...

«Mi presenterò dimissionario, non mi ricandiderò presidente dei Verdi e lavorerò per un cambio generazionale, perché alla guida del partito ci sia un o una trentenne». E poi, «sa la cosa che mi indigna di più? Che questi soggetti, pur sapendolo benissimo, raccontano il contrario solo per gettarmi materiale organico addosso».

Correva il 20 agosto 2013 e Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, replicava così a un articolo di Panorama.it che dava conto della fronda nei suoi confronti di una fetta importante del partito. Una fetta che lo accusava e lo accusa di essere malato di «poltronismo». Una fetta, infine, composta da tanti dirigenti territoriali che lamenta la mancanza di democrazia interna; secondo la loro tesi, infatti, il presidente ha rinviato i congressi locali per creare le premesse alla sua candidatura. Ma Bonelli fu netto: i ribelli sono dei «birbantelli bugiardi», «Panorama ha creduto alle loro bugie, «non mi ricandido».

Bene, a nemmeno tre mesi da quell’annuncio solenne, il presidente dei Verdi ha cambiato idea: si ricandida, eccome, al comando del Sole che ride. Stavolta in coppia con un’altra vecchia gloria del partito, Luana Zanella, come lui una ex parlamentare, (al prossimo giro il partito avrà appunto una doppia leadership, maschile e femminile). Di più: ha cambiato idea due volte. Zanella è certamente una persona giovanile. Ma di anni ne ha una sessantina. Non trenta come promesso da Bonelli (il quale, per inciso, è nato nel 1962).

Ora: senza sottolineare ulteriormente chi è che raccontava bugie tra Bonelli e Panorama, i suoi oppositori hanno atteso sulla riva del fiume e chiedono oggi di poter replicare alle accuse del segretario uscente in vista del congresso di Chianciano Terme del 23 e 24 novembre.

Il principale avversario di Bonelli al congresso è il leader dei Verdi campani, Francesco Emilio Borrelli, che dice: «Angelo ci ha accusato di essere dei millantatori per aver detto che è attaccato alla poltrona. Ma lui si ricandida, nonostante le promesse contrarie. D’altronde non si è mai dimesso, come dignitosamente fatto da Pierluigi Bersani e Antonio Di Pietro, nonostante gli innumerevoli flop: dalla costituente ecologista a Rivoluzione civile fino alle elezioni di Roma. Nella capitale, per esempio, il centro sinistra ha trionfato con il 65 per cento dei voti mentre i Verdi si sono attestati su un misero 0,6. Risultato: zero eletti, compresa la municipalità di Ostia, dove lo stesso Bonelli era candidato». Non solo: «Lui già lavora allo scioglimento dei Verdi in “Green Italia”. Già il nome è un ossimoro: Bonelli usa la parola “Italia” e la mischia con un termine inglese, quasi che la parola “Verdi” gli facesse schifo. La verità è che Bonelli si è già accordato con un manipolo di ex deputati di Pd, Fli e Rivoluzione Civile. Una prospettiva che si preannuncia un ennesimo flop politico ed elettorale. Non a caso i sondaggi danno Green Italia a un misero 0,2 per cento».

Borrelli, invece, vuole «far uscire il partito dall’isolamento». Non è casuale che esponenti nazionali e locali del Pd guardino con molta attenzione alla sua candidatura. «Noi vogliamo davvero rinnovare» racconta Gianluca Carrabs, che guida il partito nelle Marche, una delle ultime regioni dove ancora c’è un consigliere regionale «lo facciamo per salvarli dalla morte certa. Infatti il nostro investimento è su una coppia di trenta-quarantenni. (Borrelli corre in coppia con Laura Scalbi, nda). Ed entrambi non vivono di politica pur avendo fatto della difesa dell’ambiente la loro missione di vita». Accusa poi Carrabs: «Non sarà un congresso facile. Il cerchio magico di Bonelli ha scelto di escludere una parte degli iscritti, che ufficialmente si attestano intorno ai 2.800. In realtà sarebbero di più ma con i soliti sistemi hanno cancellato una parte dei nostri tesserati, a partire da quelli di Salerno». E ancora: «Lui non conosce la battaglia politica leale. Ha commissariato le federazioni a lui ostili; ha sostituito il giurì prima della naturale scadenza affidandolo a una congrega di amici guidati da Valentina Stefutti, una sua fedelissima. Nonostante tutto, siamo fiduciosi: abbiamo messo in campo un gruppo prevalentemente di giovani, consiglieri regionali, comunali e assessori dei Verdi e abbiamo elaborato un programma innovativo e moderno». 

A sostenere la mozione Scalbi-Borrelli si sono mobilitati anche tanti intellettuali, imprenditori ed esponenti della società civile. E ambientalisti giovani ma già riconoscibili, alcuni dei quali sono ultimi come Marco Gaudini e Fausto Colantuoni. Insieme a loro, i vari Paolo Tozzi, Franco Santomartino, Natale Barile, tra gli ultimi consiglieri e assessori verdi ancora presenti sul territorio. Più Carlo Ceparano, recordman di consensi in Campania.

Dice Paolo Canducci, assessore a San Benedetto del Tronto: «Tutte le realtà più organizzate e con consensi hanno abbandonato il leader da tempo. Con Bonelli si è invece schierata tutta la vecchia nomenclatura, il cosiddetto partito degli “ex”: ex senatori, ex deputati, ex consiglieri regionali, ex boiardi. Tentano di perpetuare la dinamica del micro partito per garantirsi qualche poltrona. I Verdi di Bonelli sarebbero come il Pri di Giorgio La Malfa, che da storico e glorioso partito si trasformò in un comitato elettorale permanente che si vendeva a destra e a manca pur di ottenere qualche strapuntino». 

Ma c’è anche una terza coppia a competere per la leadership dei verdi. È composta dalla ventenne leader dei Giovani Verdi, Elisa Scarano, e del preside della facoltà di Economia alla Parthenope di Napoli, Giampaolo Cesaretti. Un duo che potrebbe raccogliere i consensi di tanti delegati che vogliono lo stop alle guerre interne e chiedono una gestione unitaria del Sole che Ride. 

Insomma, chi vivrà, vedrà se conviveranno ancora tutti sotto lo stesso tetto. Di certo il tetto sarà un altro: per ripianare i debiti accumulati dal partito negli ultimi anni, Bonelli ha dato il via libera alla vendita della sede nazionale. Dal 2014 il Sole riderà da un’altra parte. O piangerà, forse. 

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