Berlusconi e la condanna ingiusta
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Berlusconi e la condanna ingiusta
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Berlusconi e la condanna ingiusta

Resta la pena ma anche la realtà politica, che lascia molte porte aperte - Tutto sulla condanna di Berlusconi

La realtà da un lato, la politica dall’altro. La realtà: è stata commessa un’ingiustizia. La politica: il governo è salvo (per il momento). A farlo cadere sarà, semmai, il Pd. Questa la posizione, complessa, di Berlusconi dopo la condanna.

La realtà: Berlusconi, leader del centrodestra, forte di quasi dieci milioni di italiani che lo hanno votato, è stato condannato in via definitiva a 4 anni di reclusione e a una pena accessoria di interdizione dai pubblici uffici che sarà ricalcolata (da 5 a 3 anni). Il Cavaliere si avvia verso l’affidamento ai servizi sociali, verso nuove condanne (a cominciare dal caso Ruby) e verso una terza vita da leader politico extra-parlamentare (alla Grillo).

È la conclusione di un braccio di ferro ventennale, di decine e decine di procedimenti avviati contro il Cavaliere per i reati più disparati e spesso inverosimili (vedi le stragi del ’92-’93). Una persecuzione che in qualche misura sarebbe ipocrita non riconoscere. Un fatto del genere, che incide sulla storia dell’Italia, costituisce di fatto e inevitabilmente una svolta o una stortura del percorso democratico.

Chiunque ritenga che Berlusconi sia vittima di un accanimento giudiziario che ha avuto l’obiettivo di liquidare l’avversario politico e non l’imputato, riterrà che si è compiuta oggi una gravissima ingiustizia. Nei confronti suoi e di milioni di italiani.

Ve l’immaginavate Berlusconi ufficialmente pregiudicato e costretto a chiedere i domiciliari o l’affidamento in prova ai servizi sociali? Come potrà il Cavaliere continuare a svolgere la sua attività politica? È tutto molto semplice e corrisponde al peggiore degli incubi non solo per quanti hanno votato Berlusconi, ma per quanti speravano in una vita serena del governo Letta.

La realtà, quindi. Ma anche la scelta. Berlusconi si trova a decidere, oggi e nei prossimi giorni, che cosa fare. Come reagire. Se con stoicismo, astuzia e surplus di responsabilità come sta facendo a caldo. Senza sparare troppo sulla sentenza, e senza mettere in dubbio la prosecuzione dell’esperienza del governo di larghe intese. O con forza, rabbia e delusione. Appellandosi al suo popolo. Gridando al golpe giudiziario.

Per ora prevale la scelta di governo e responsabilità. Tutti gli ultimi passi di Berlusconi, le sue ultime mosse, sono stati incredibilmente temperati.

Ovviamente il Cavaliere non può che rivendicare la propria innocenza, non può che sentirsi vittima di una sentenza surreale. Ma senza toni eccessivi, calcolando le conseguenze delle sue parole. Con amarezza, ma senza furore. Preservando Enrico Letta e il governo. E, soprattutto, conservando il potere che gli deriva dall’essere ancora, nonostante la condanna, il leader riconosciuto di un partito-cardine della maggioranza.

La palla passa giocoforza al Partito democratico. Che rischia l’implosione. Con Matteo Renzi tentato di incalzare il suo partito e il governo per metter fine all’alleanza con un leader, Berlusconi, ufficialmente pregiudicato. La sentenza di oggi produrrà tutti i suoi effetti nei prossimi giorni, forse nelle prossime settimane.

E a doversi preoccupare sono proprio i governativi del Pd, sottoposti alla fibrillazione di una base oggi più motivata nel viscerale anti-berlusconismo dal verdetto della Cassazione, e di un Renzi in odore di premiership. D’altro canto, se Berlusconi apparirà come una vittima per l’ennesima volta, il suo consenso aumenterà. Se si andrà al voto anticipato (prima o poi), il centrodestra avrà, grazie al Cavaliere, una chance in più di vittoria.    

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