Processo Mediaset: Berlusconi condannato in Appello (come previsto)
Processo Mediaset: Berlusconi condannato in Appello (come previsto)
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Processo Mediaset: Berlusconi condannato in Appello (come previsto)

La Corte d'Appello di Milano ha confermato la condanna di primo grado a 4 anni e 5 di interdizione dai pubblici uffici -  La storia del processo Mediaset - Tutti i processi contro B.

Condannato, come previsto. Alle ore 19,28 di mercoledì 8 maggio 2013, dopo una camera di consiglio durata quasi 6 ore ore, la Corte d’appello di Milano ha giudicato Silvio Berlusconi colpevole di appropriazione indebita e frode fiscale nel processo sui diritti Mediaset: 4 anni di reclusione (tre dei quali coperti da indulto) più 5 di interdizione dai pubblici uffici. È esattamente la stessa condanna che l’imputato aveva ricevuto in primo grado, nell’ottobre 2012. Ora tocca alla Cassazione.

Fra tutti i processi berlusconiani ancora aperti (tre a Milano e uno a Napoli), questo è probabilmente il più insidioso per l’imputato. I reati, infatti, andrebbero prescritti tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, ma per una sentenza di Cassazione anche tempi così ristretti potrebbero bastare.

In questo procedimento Berlusconi è imputato di frode fiscale e appropriazione indebita in qualità di capo azienda: secondo la Procura, la sua Mediaset si sarebbe servita di alcune società-schermo in paradisi fiscali per evitare di acquistare direttamente film dai produttori americani. Avrebbe così ottenuto un duplice risultato: accumulare fondi neri all’estero e deprimere gli utili, ricavandone un indebito vantaggio fiscale.

Berlusconi si è sempre difeso sostenendo di essere totalmente all’oscuro dei fatti contestati, e di essere uscito dall’azienda da quando è sceso in politica, nel 1994.

Sul procedimento, però, ora pende una delicatissima pronuncia della Corte costituzionale, prevista intorno alla fine di giugno: la Consulta deve decidere sul conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato sollevato da palazzo Chigi in relazione a un legittimo impedimento a prendere parte all’udienza del 1° marzo 2010. Iin quell’occasione, il tribunale aveva negato il legittimo impedimento a Berlusconi. Se la Corte costituzionale dovesse dare ragione alla presidenza del Consiglio, il processo dovrebbe tornare indietro nel tempo, esattamente a quell’udienza del marzo 2010, e al suo primo grado di giudizio. Via le condanne, insomma, e tutto da rifare. Sarebbe un vantaggio incolmabile per la difesa, perché i reati oggetto del procedimento andrebbero prescritti tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014.

Anche oggi la difesa di Berlusconi aveva chiesto alla Corte d’appello di Milano di fermare il processo, in attesa della Consulta, ma i giudici hanno deciso diversamente. Poi hanno pronunciato la condanna.

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