Primarie Lega Nord: Bossi contro Salvini
ANSA/LUCA ZENNARO
Primarie Lega Nord: Bossi contro Salvini
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Primarie Lega Nord: Bossi contro Salvini

Nel fine settimana si sceglie anche il nuovo segretario del Carroccio ma, al contrario del Pd, senza lotte tra candidati

La solidarietà, dopo quella sorta di rinvio a giudizio arrivatogli a mezzo stampa (sul caso Belsito: inchiesta conclusa, Umberto Bossi andrà a processo) alla vigilia delle primarie della Lega Nord, gliela porta il senatore dalemiano Ugo Sposetti. Gli mette, in un corridoio di Montecitorio, affettuosamente una mano sulla spalla: “Umberto, bisogna combattere!”.  Sposetti contro Matteo Renzi. Bossi contro Matteo Salvini. L’8 dicembre sarà ricordata come la domenica politica secondo i due Matteo. Anche Salvini, più o meno contemporaneo del sindaco di Firenze, sembra destinato a insediarsi alla guida del Carroccio. Il suo sfidante è il Senatùr, il presidente fondatore. Giovane leone contro vecchio leone che non molla “fino alla fine”, assicura Bossi a Panorama.it.

Ma nella Lega, a differenza del Pd, qualche codice d’onore è ancora in vigore. Il “Matteo” padano, indicato come suo successore dal governatore lombardo e segretario federale Roberto Maroni, non ha mai detto di voler rottamare Bossi. Anzi, disse Salvini in un’intervista a Panorama, che lui nella sua camera da letto ha la foto di due “grandi”: del calcio, Franco Baresi e della politica, anzi della Padania, Bossi. Il vecchio leone si batte fino all’ultimo sangue a ritmo di un comizio a sera, a costo di mettere in gioco il suo incarico attuale di Presidente fondatore; il giovane leone pure, e con il suo ritmo da Speedy Gonzalez (tra mercati rionali, incontri di strada, porta a  porta di condominio), ma lo fa senza attaccare il “padre” politico.

Disse Bossi a Panorama.it: “Io preferirei Giancarlo Giorgetti, ma se non dovesse scendere in campo, allora mi candido io. Salvini? E’ un giovane irruente, che rischia di dividere, ma lui almeno è attaccato alle tradizioni, a differenza di Flavio Tosi”.

Secondo riservati sondaggi interni che circolano nel Carroccio, Salvini potrebbe vincere con una forbice tra il 60 e l’80 per cento. Bossi viene accreditato tra il 20 e il 30 per cento. Ma una cosa sembra certa: la partecipazione non dovrebbe essere altissima. Il mal sottile della disaffezione dalla politica ha contaminato anche la Lega. Sembra che dei 18.000 aventi diritto, solo il 40 per cento abbia firmato per le candidature. In 6000 circa per Salvini, in quasi 1200 per Bossi. Bisognava oltrepassare quota 1000 e l’altro contendente Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, fermatosi a quota 900 è stato tagliato fuori dalla gara. Il Matteo padano ora, si sussurra nei corridoi di Montecitorio, dovrà vedersela con gli “scontenti maroniani”, anzi “diversamente maroniani”. Altro mal sottile che sembra aver attecchito anche in Padania o nella Macroregione, come il governatore lombardo preferisce definire, sulla base di un progetto politico,  il suo Nord. 

I più importanti  “diversamente maroniani” sarebbero, secondo i maligni, lo stesso Stucchi e l’assessore regionale al Bilancio, considerato braccio destro di “Bobo” al Pirellone, Gianni Fava. In ballo ci sarebbe la guida della Lega lombarda, guidata da Salvini. Sembra che il futuro segretario federale non lascerà l’incarico fino al 2015. E non perché lui è uno attaccato alla poltrona ma perché il congresso leghista vero e proprio con l’elezione sia del segretario che del massimo organo dirigente, il consiglio federale,  ci sarà nel 2015. Ora le primarie (di cui probabilmente si conoscerà l’esito già la sera di sabato 7 dicembre) e il congresso di domenica 15 serviranno solo a sostituire Maroni. Che ha voluto tener fede all’impegno preso quando si insediò al Pirellone: farò solo il governatore. Sembra che  in “Padania” ora non tutti, chi per un verso, chi per un altro (in ballo ci sarebbero anche nomine negli enti)  siano convintamente salviniani. Ecco perché, secondo alcuni attenti osservatori, Bossi potrebbe sfondare quota 10.-15 per cento. Ovvero andare oltre lo zoccolo duro della minoranza che sta con lui. Se ci andrà non accadrà solo perché innanzitutto Bossi è Bossi, ma anche perché qualche voto destinato a “Matteo” potrebbe invece essere dirottato su di   lui. C’è addirittura chi ipotizza “franchi tiratori” pronti a votare scheda bianca.  Il Veneto, ad esempio, sarà certo ufficialmente con Salvini, il sindaco di Verona Flavio Tosi ha annunciato che lo sosterrà fermamente. Ma Tosi sembra ormai più interessato a partecipare alle primarie del centrodestra su scala nazionale: la “Padania” l’ha già sepolta, e anche la Macroregione sembra gli vada ormai stretta. I maligni dicono che lui avrebbe voluto insediarsi alla guida del Carroccio. I sostenitori smentiscono recisamente: “Flavio non ci ha mai proprio pensato, non è a questo che è destinato lui”. Misteri padani. Così come resta un mistero il suo rapporto con “Bobo”. Chi dice che “Flavio” è nella manica del potente governatore e fino a domenica leader del Carroccio; chi dice invece che certo i due sono molto legati, ma un certo protagonismo di Tosi non sarebbe stato sempre apprezzato da Maroni. E’ un fatto però che “Bobo” è anche lui un convinto sostenitore della partecipazione di Tosi alle primarie del centrodestra. Un modo per sdoganare la sua Lega 2.0 a livello nazionale. E per tornare lui stesso a costruirsi un futuro politico a Roma per affermare il suo progetto di Macroregione.  “Bobo” sembra destinato a restare il regista della Lega. E Bossi continuerà a farne il presidente, dopo essersi messo in gioco per la segreteria? Chi conosce bene “Matteo” si dice sicuro che con “Umberto” lui un patto lo farà. E il vecchio, indomito leone? Se patto non sarà, anche in “Padania” circola la parola scissione. Ma non in molti almeno per ora ci credono. 

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